Bankitalia, a marzo nuovo record del debito pubblico: 2.260 miliardi

Visco Ignazio - 15.0.960865485-kXz-U43320271445293gsG-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443 - www-corriere-it - 350X200

Bankitalia, a marzo nuovo record del debito pubblico: 2.260 miliardi

L’incremento dovuto al fabbisogno delle amministrazioni pubbliche. Superati così i 2.217 miliardi di euro di febbraio, che erano già stati indicati come soglia mai raggiunta. Calano gli investimenti degli stranieri nei titoli di Stato italiani. E diventa centrale il piano di privatizzazioni: frenato, poi inserito nel Def e ora spinto da Padoan. Aumentate però le entrate tributarie

Nuovo record per il debito pubblico. A marzo il debito delle amministrazioni pubbliche è stato pari a 2.260,3 miliardi, in aumento di 20,1 miliardi rispetto a febbraio, come si legge nel fascicolo «Finanza pubblica, fabbisogno e debito» della Banca d’Italia. Si tratta del livello più alto da luglio 2016, quando si era attestato a 2.252,2 miliardi. «Un Paese ad alto debito non può crescere in modo stabile se non lo riduce», dichiarò il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan in febbraio, quando la Banca d’Italia annunciò la cifra allora record di 2.217 miliardi di debito pubblico. Ora anche quella soglia è superata.

Fabbisogno mensile
L’incremento del debito, scrive la Banca d’Italia, è dovuto al fabbisogno mensile delle Amministrazioni pubbliche (23,4 miliardi), parzialmente compensato dalla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro (per 2,2 miliardi, a 54,6; erano pari a 70 miliardi alla fine di marzo 2016) e dall’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del tasso di cambio (1,1 miliardi). Con riferimento ai sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 20,3 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,2 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.

Le privatizzazioni
In questo quadro diventa centrale, per un segnale della svolta e della volontà di riforme dell’Italia più che per l’effettivo impatto su un debito così alto, il piano di privatizzazioni, che sembrava essere stato messo in pausa dopo le prese di posizione di esponenti del Pd (come Matteo Orfini e Antonello Giacomelli). Il collocamento in Borsa delle Ferrovie è slittato, quello della seconda tranche di Poste non è più all’ordine del giorno per ora e la possibile apertura al mercato di parte della Cassa Depositi e Prestiti è ancora un’ipotesi. Il mese scorso il ministro Padoan, in missione a New York, ha ribadito però che l’Italia continua ad avere un importante programma di privatizzazioni, incluso nel documento di economia e finanza approvato di recente dal governo. Ha anche sottolineato come si parli di cessioni solo di minoranze: «Le privatizzazioni non implicano che lo Stato rinunci al controllo delle società». Si è parlato anche di probabili anche giri di proprietà sotto il cappello Cdp (che è pubblico-privata perché fa capo, oltre che al Tesoro, anche alle Fondazioni bancarie, benché in minoranza) di quote di aziende come Eni ed Enel.

Più entrate per il Fisco
In compenso però, sempre secondo le ultime rilevazioni della Banca d’Italia, a marzo sono aumentate le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato: sono state pari a 28,6 miliardi contro i 27,8 nello stesso mese del 2016. Nel primo trimestre del 2017 le entrate sono state pari a 92 miliardi, in crescita del 2,7 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2016.

I titoli di Stato
Un segnale di allontanamento degli investimenti stranieri sul Paese — inteso come oggetto d’investimento istituzionale, non azienda per azienda — viene dal portafoglio di titoli di Stato italiani detenuti da investitori stranieri, che in febbraio è sceso ai minimi da quasi tre anni, naturalmente influenzato dal calo dei rendimenti. Secondo i dati contenuti nel supplemento al bollettino statistico citato della Banca d’Italia, il controvalore dei governativi italiani detenuti da investitori non residenti era di 664,228 miliardi di euro, in calo del 2% rispetto ai 677,309 miliardi di fine gennaio. Per trovare un importo più basso bisogna risalire nella serie sino a marzo 2014, quando l’importo era di 655,900 miliardi. In base a calcoli Reuters sui dati di Bankitalia, a febbraio 2017 la quota di titoli di Stato italiani in mano a investitori esteri è scesa al 35,1% del totale dal 35,6% del mese precedente. Il portafoglio esteri include anche i titoli di Stato detenuti da investitori domestici attraverso soggetti non residenti e quelli detenuti dalla Bce e da banche centrali di altri Paesi.

dal sito www.corriere.it