Istat: non ci sono più i borghesi e gli operai di un tempo…

Opera di Gabriella Giudici, Società
Opera di Gabriella Giudici, Società

Istat: non ci sono più i borghesi e gli operai di un tempo…

Secondo l’Istat la società italiana contemporanea è suddivisa in nove gruppi sociali.
Nel suo ultimo Rapporto sono stati presi in esame ed elaborati alcuni parametri: la situazione professionale, la cittadinanza, il titolo di studio, numero di membri familiari, la componente economica, culturali e socio – demografica. Si va da 1.697 euro per le famiglie a basso reddito ad un massimo di 3.810 euro per la classe dirigente. Mentre la famiglia media è di 2.500 euro.
Secondo l’Istat , esaminati questi parametri, la perdita del” senso di appartenenza” si riferisce soprattutto alla piccola borghesia e agli operai.
Dal Rapporto si apprende che la piccola borghesia si distribuisce tra famiglie di impiegati, mentre la classe operaia ha abbandonato il ruolo di spinta all’equità sociale.
Apprendiamo ancora che la borghesia non è più la guida del cambiamento e dell’evoluzione sociale.
La causa principale sta nella perdita dell’identità di classe. I nove gruppi sociali sono così determinati: I giovani blue collar, famiglie operaie in pensione con un reddito medio, famiglia a reddito con stranieri, quelle a reddito basso di soli italiani, famiglie tradizionali della provincia, gruppi formati da anziani sole e giovani disoccupati, famiglie benestanti e impiegati, famiglie con pensioni d’argento e classe dirigente. Per l’Istat su 25,7 milioni di famiglie italiane, il 40% è costituito da operai in pensione e impiegati. Gli operai sono 10,5 milioni di individui, gli impiegati 12,2 milioni di persone. Il terzo gruppo più numeroso è costituito da anziani sole e da giovani disoccupati, per 3,5 milioni di famiglie e 5,4 milioni di individui. Seguono i blue collar, 2,9 milioni di famiglie per 6,1 milioni di individui. Il gruppo pensione d’argento è di 2,4 milioni di famiglie per 5,2 milioni di individui.
Le famiglie di soli italiani 1,9 milioni per un totale di 8,3 milioni di persone. Le famiglie a basso reddito con stranieri sono 1,8 milioni per un totale di 4,7 milioni di individui e presenta le peggiori condizioni economiche, ed è il gruppo più giovane con una media di 42,5 anni. La classe dirigente include 1,8 milioni di famiglie per un totale di 4,6 milioni di individui. Il reddito è più alto del 70% rispetto alla media e secondo l’Istat è la classe dell’innovazione sociale in questo momento in quanto detentrice dei mezzi di produzione, del potere decisionale, un titolo di studio determinante. Infine in piccolo gruppo quelle delle famiglie tradizionali della provincia con 3,6 milioni di individui raggruppate in meno di un milione di famiglie. E’ considerato un gruppo a minor benessere. La povertà assoluta è diffusa nelle famiglie a basso reddito dal rapporto si evince secondo l’Istat che nel Mezzogiorno sono più presenti i gruppi con profili meno agiati, mentre al Centro Nord gruppi sociali con reddito medio alto. L’Italia è un Paese che continua a invecchiare e al 1° gennaio 2017 sono 13,5 milioni che hanno 65 anni e più di età. Nel 2016 si registra un minimo delle nascita con appena 474 mila. Il saldo migratorio con l’estero resta positivo ed è pari a 135 mila. Il 1° Gennaio 2017 gli stranieri residenti sono poco più di 5 milioni.

di FP