MODA E DIRITTI ALLA MODA
di Elisa Josefina Fattori

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Per la Primavera/Estate 2017 by Abitart, Vanessa Foglia presenta il défilé “Sinestesia” che si terrà domenica 21 maggio 2017 presso The Westin Excelsior Roma. La manifestazione gode del sostegno del Polo Culturale del Ministero dello Sviluppo Economico e del patrocinio del Municipio Roma I Centro.

Le sue collezioni sono sempre molto riconoscibili. A livello creativo quali sono suoi i punti cardine?
“In genere quando creo i miei capi immagino di dipingere un quadro, la pittura è la mia prima grande passione, così la tavolozza con i colori sono i miei tessuti. In questa maniera riesco a creare qualcosa d’immediato, come un disegno che prende forma. Non ho protocolli che rispetto, vedo i tessuti come un pittore vede i colori e da lì parte la creazione.”

Dove cerca e trae ispirazione?
“Dai momenti e dalle situazioni che vivo, dalla mia evoluzione personale, da ciò che mi sta intorno.”

Le particolarità della collezione P/E 2017?
“Intrecciare parole e concetti diversi, proprio come una sinestesia, tenendoli legati da un fil rouge che in questo caso è l’emozione e la creatività che diventano reali: emozioni che prendono vita nei miei abiti. La mia Poesia altro non è che la Vita e la voglio far diventare tangibile tramite i tessuti che scelgo e che mi trasmettono energia. Non per nulla dico: abiti o quadri? Tanto colore e tanti tessuti diversi con cui le mie donne possano giocare. C’è anche una novità importante che parte da “Collezione Sinestesia”: i miei primi arazzi, e non vedo l’ora di farveli vedere!”

Seguire la moda può essere facile, più difficile è personalizzare quello che il mercato propone per avere outfit non omologati. Lei cosa consiglia?
“Consiglio sempre di essere sé stesse: non seguire un trend e non diventare omologate. Le mie donne credono in me e sono libere di vestirsi come vogliono, senza insicurezze. Da donna libera quale mi sento, non posso che consigliare di sentirsi sempre speciali e sicure nei propri vestiti. L’omologazione è una sorta d’insicurezza. Consiglio di osare, di divertirsi con i colori, di indossare qualcosa che sia davvero parte integrante del proprio carattere.”

La moda di Vanessa Foglia si fa portavoce di un importante messaggio sociale. Grazie alla collaborazione con Altroconsumo, la stilista pone l’accento sui Diritti legati alla Moda: ovvero Informazione, Legalità, Salute ed Ambiente. Così Silvia Castronovi, Relazioni Esterne Altroconsumo e responsabile di “Diritti alla Moda”, ci parla di questo importante progetto:

Moda e consapevolezza. Quando acquistiamo un capo a bassissimo prezzo chi e che cosa stiamo finanziando?
“Non sempre il prezzo basso è sinonimo d’irregolarità o mancanza di qualità, è opportuno però fare delle distinzioni. Nel caso si tratti di un falso è necessario che chi acquista un prodotto contraffatto sappia che dietro a questo mercato c’è lavoro nero, sfruttamento ed associazioni a delinquere. Il fenomeno della contraffazione è enorme: in un decennio è cresciuto del 1.700% nel mondo e la quota di vendite di merci contraffatte va dal 7 al 9%, pari a oltre 450 miliardi. Il 70% proviene dal Sud-Est asiatico: la Cina è al primo posto, seguita da Corea e Taiwan. Comprare merci false significa perciò partecipare ad una catena criminale. Responsabilizzare il consumatore è un principio importante. A monte c’è lavoro nero, sfruttamento indiscriminato dei lavoratori, anche minori, senza alcuna garanzia sindacale o tutela sanitaria. Molta merce contraffatta ritrovata dalla Guardia di Finanza era stoccata negli stessi capannoni utilizzati per il contrabbando di tabacchi e di stupefacenti: le tecniche e i metodi sono gli stessi ma la criminalità ha diversificato le attività, puntando su un genere molto più redditizio e meno rischioso. Altra questione è il cosiddetto “fast fashion”. Ormai siamo abituati ad entrare in negozi con infinite possibilità di scelta a prezzi più o meno stracciati, con capi che vengono riassortiti quasi ogni giorno, dove nella maggior parte dei casi la qualità lascia a desiderare. A questo nuovo “shopping usa-e-getta” si è arrivati abbastanza di recente: ai tempi delle nostre nonne nessuno possedeva armadi pieni zeppi di vestiti, ma era più comune avere pochi pezzi ma buoni, di qualità, confezionati dalla sarta, che sarebbero durati negli anni. Con la scusa del “costa poco” si finisce per assecondare uno shopping compulsivo comprando molto più del necessario, spendendo cifre inaspettate, senza poi ottenere un vero risparmio. Il motivo non è solo legato al denaro, ma ancor di più al fatto che ormai le mode “vanno e vengono” alla velocità della luce, per cui chiunque voglia restare “al passo coi tempi” si trova costretto a rinnovare il proprio guardaroba ogni poche settimane comprando oggetti superflui o di bassa qualità, che verranno per forza cestinati dopo pochi mesi e utilizzi. In Italia si buttano 70 milioni di capi d’abbigliamento l’anno, e non si tratta di abiti donati ai negozi di beneficenza o consegnati in conto vendita, come sarebbe opportuno fare, ma vestiti che finiscono direttamente in discarica. Questo ha un impatto disastroso per l’ambiente perché la maggior parte dei nostri vestiti, oggi, è fatta con tessuti sintetici, con fibre a base di petrolati, e ci vorranno decenni prima che si decompongano. Ecco perché #DirittiallaModa ha come obiettivo l’educazione ad un consumo consapevole e al rispetto, tra l’altro, della legalità e dell’ambiente nella moda e non solo.”

Altroconsumo come tutela il “Made in Italy”?
“L’eccellenza della moda italiana è evidente ed il Made in Italy è apprezzato in tutto il mondo e vanta una qualità altissima, ma non va dimenticato che l’import tessile della Cina ed altri Paesi perlopiù asiatici comprende anche prodotti di aziende italiane, che hanno delocalizzato in quei paesi – in tutto o in parte – la produzione. Pur non escludendo che alcuni consumatori possano essere interessati a conoscere che determinati prodotti siano importati e quale sia il loro luogo di provenienza, non vi è dubbio che, in termini generali, un’informazione sul paese d’origine non è, di per sé, un’informazione completa per il consumatore. Essa infatti non contiene, in quanto tale, alcun elemento informativo circa la natura, la qualità, la composizione, la storia produttiva o distributiva, l’impatto sociale o ambientale del prodotto. I consumatori europei, a seguito dei processi di globalizzazione e di internazionalizzazione dei mercati, mostrano un crescente interesse, oltre che alle caratteristiche tradizionalmente distintive di un prodotto (qualità, marchio, caratteristiche, prezzo ecc.), anche al suo contenuto “etico”, vale a dire alle informazioni che riguardano le condizioni sociali e ambientali nelle quali il prodotto è stato fabbricato o distribuito. Tale esigenza però risulta ancora insoddisfatta anche a causa delle limitate iniziative assunte a tal fine a livello internazionale e non viene soddisfatta solo con l’indicazione del luogo di origine geografica del prodotto, in mancanza di altre informazioni attendibili. Per i consumatori sarebbero prioritarie normative più precise che impongano in etichetta informazioni tuttora mancanti con istruzioni attendibili di garanzia sul contenuto “etico” dei prodotti, per le quali non esistono attualmente efficaci sistemi di controllo e riconoscibilità che andrebbero invece promossi e sviluppati. Rispettando questi interessi dei consumatori, si aiutano anche le imprese europee e quelle extra-europee a progredire negli standard qualitativi ed etici dei loro prodotti con etichette che possano veramente essere utili a una scelta informata e consapevole dei consumatori. Auspichiamo e siamo convinti che l’Italia, data la propria eccellenza nel mondo della moda e l’enorme potenzialità nel settore, possa essere da esempio e traino per gli altri Paesi nel dare tali indicazioni ai consumatori.”

Quali sono le finalità del progetto promosso da Altroconsumo: “Diritti alla moda”?
#DIRITTIALLAMODA è un’iniziativa di Etica e Stile che sta riscuotendo interesse, adesione e condivisione in tutta Italia e in vari ambiti come anche quelli accademici. Lo scopo è quello di sensibilizzare il consumatore ed il produttore del settore moda a scegliere un prodotto nel rispetto della salute, della legalità e dell’ambiente, fornendo le corrette informazioni al consumatore e sperimentando un approccio olistico al consumo. Se nel settore dei falsi farmaci e degli alimenti si registra una maggiore cautela da parte del consumatore, in quello della moda e degli accessori si riscontra invece un atteggiamento meno attento e consapevole. Comprare è una scelta di gusto e di etica. Il consumo consapevole nella moda significa fare delle scelte non solo estetiche ma anche etiche, domandandosi quale sia il ciclo di vita dei prodotti che acquistiamo, nonché il loro vero costo al di là di quello prettamente economico. Dietro ogni prodotto di moda ci sono idee e creatività, ma anche mani che lo realizzano, persone che si realizzano e ovviamente dentro quegli abiti e accessori ci siamo Noi. Per questa ragione #DIRITTIALLAMODA vuole essere il primo passo di un iter di sensibilizzazione che contempli incontri con i giovani creativi e con i produttori e consumatori, indagini specializzate ed eventi all’interno del fashion system italiano, affinché ognuno possa avere coscienza di ciò che indossa, senza essere annebbiato dai trend del momento, dalla fidelizzazione al brand o dalla corsa all’affare. I 4 Diritti di “Diritti alla Moda”, sono: Informazione, Legalità, Salute ed Ambiente.”

La moda italiana è ancora un modello vincente nell’economia mondiale?
“Certamente e a dare la risposta affermativa sono i numeri ufficiali dell’economia: il ricavo dell’industria italiana di moda ed accessori è di 74 miliardi di euro con una crescita intorno al 6%. L’esportazione si aggira sui 60 miliardi con un aumento del 7% confermando l’Italia uno dei maggiori esportatori mondiali in tale settore (preceduta solo dalla Cina). L’augurio di #DirittiallaModa è che l’impresa della moda si concentri non solo sul valore economico, ma anche sul valore reputazionale ed etico mettendo sul mercato sempre più prodotti effettivamente attenti ad informare correttamente il consumatore, a salvaguardare la salute e l’ambiente oltre che a rispettare la legalità e i diritti di chi acquista e produce.”

di Elisa Josefina Fattori