DOSSIER SANITÀ LAZIO

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LAZIO : Ecco i 6 ospedali in “codice rosso”

Sono 53 le aziende ospedaliere italiane con i conti da “codice rosso”, di cui 6 a Roma. Ora rischiano di andare in piano di rientro, una terapia intensiva introdotta dalla legge di stabilità per recuperare il “potenziale eccesso” di oltre 1,8 miliardi di euro di disavanzi presunti e un risparmio minimo da raggiungere in 3 anni pari ad oltre 1,4 miliardi di euro, corrispondente all’80% del deficit complessivo.
Il Lazio è la terza Regione col debito più alto da recuperare: 282 milioni e 650 mila euro (solo Sicilia e Campania stanno peggio, rispettivamente con 340 e 309 milioni). Il risparmio minimo che dovranno raggiungere in 3 anni è di 213 milioni di euro per le 6 aziende romane San Camillo-Forlanini, S.Giovanni Addolorata, Umberto I, Ifo, Spallanzani e Sant’Andrea. La legge di stabilità prevede la decadenza automatica dei direttori generali in caso di esito negativo della verifica annuale del piano di rientro.
Nel 2014 tutte le 9 aziende ospedaliere romane hanno subito perdite complessive per 660 milioni e 867 mila euro. Un “profondo rosso”, perché il disavanzo al “San Camillo-Forlanini” ha raggiunto il primato del peggior deficit italiano: 158 milioni e 627 mila euro. Se la perdita peggiore è del San Camillo-Forlanini, che ha 1072 posti letto, quella proporzionalmente più pesante è però quella del San Filippo Neri, che ha raggiunto i due terzi dello stesso deficit (104 milioni e 552 mila euro) a fronte però della metà dei letti: 542. Anche il Sant’Andrea ha totalizzato un terzo del passivo-record del San Camillo (53 milioni e 708 mila euro), di cui però ha meno della metà dei posti letto (467). Ma l’azienda ospedaliera che costa di più è quella dell’Umberto I: 505 milioni e 248 mila euro (mentre il disavanzo è di 89 milioni e 229 mila euro). La struttura universitaria beneficia però anche del Fondo sanitario nazionale «indistinto e vincolato» più alto di tutti gli ospedali: 112 milioni e 414 mila euro. Quasi il doppio di quelli erogati al San Camillo (68 milioni e 534 mila euro), a cui contende il record dei posti letto (1230 contro 1072). L’Umberto I è risultato però il più “attraente” per i trasferimenti dagli altri ospedali, con un «saldo mobilità positivo» doppio rispetto al San Camillo (23 milioni e 842 mila euro contro gli 11.735). Ed anche quello più capace di generare «entrate proprie» (301 milioni e 529 mila euro contro i 216.767). Riuscendo ad incassare più fondi da visite ambulatoriali ed esami specialistici, erogate dai suoi medici al di fuori del normale orario di lavoro («saldo intramoenia» di 3 milioni a fronte dei 2 e 646 mila euro del San Camillo). Però l’Umberto I è anche l’azienda che si avvale di molte più consulenze, con un costo ben 50 volte superiori al San Camillo-Forlanini: 58 milioni e 905 mila euro contro un milione e 138. Mentre il San Camillo presenta il doppio delle spese per il personale: 236 milioni contro i 116 dell’Umberto I. Nel quale si sono sostenuti costi ben 7 volte superiori per i «beni non sanitari» (4 milioni e 455 mila euro a fronte dei 625 mila del San Camillo). Anche per i «servizi sanitari» la spesa è più che raddoppiata all’Umberto I (24 milioni e 974 mila euro) rispetto al San Camillo-Forlanini (11 milioni e 739 mila euro). Mentre è più che triplicata la spesa per farmaci ed emoderivati del Policlinico (106 milioni e 993 mila euro) in confronto ai 34 milioni e 841 mila euro fatturati dal San Camillo. Boom di spese per la «medicina convenzionata», invece, per Tor Vergata (15 milioni e 683 mila euro), ben 26 volte superiori a quelle del San Camillo (598 mila euro), mentre questo tipo di costi sono stati totalmente azzerati all’Umberto I.

dal sito www.iltempo.it

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SANITÀ LAZIO. BLASI (M5S): “LO SFASCIO È SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI”

“Ogni occasione è buona per Zingaretti per giocare con le parole e raffigurare un Lazio distante dalla realtà, e oggi è toccato al Ministero dell’Economia essere il palcoscenico per la solita commedia basata sulla manipolazione dei numeri della sanità laziale. Avremmo preferito conoscere i dati dai documenti piuttosto che dalle dichiarazioni stampa, ma questo è il Lazio di Zingaretti, talmente trasparente che per conoscere la verità bisogna fare un accesso agli atti” lo dichiara in una nota Silvia Blasi, capogruppo del M5S Lazio.
“Esultare per il valore positivo del margine operativo vuol dire festeggiare l’aumento della tassazione e il taglio dei servizi, visto che la Giunta Zingaretti non ha minimamente inciso sul risparmio costi che sono, al contrario, aumentati per quanto riguarda beni e servizi di 2,26 miliardi dal 2006 e di 324 milioni dal 2013.
Zingaretti, dopo aver partorito i piani Operativi 2016- 2018, continua a parlare di uscita dal piano di rientro, ma la situazione reale del bilancio sanitario regionale è rappresentata perfettamente alla chiusura del IV trimestre 2016, quando tutte le singole aziende sanitarie presentano in regione il cosiddetto “preconsuntivo”.
Dai dati emerge, per quanto riguarda il 2015 , una voragine complessiva pari a circa 1.7 miliardi di euro, superiore quindi a quello del 2014 che era di 1.5. Soltanto le ASL totalizzano una perdita di esercizio che passa dai 710 milioni di euro del 2014 all’1,1 miliardi del 2016.In pratica la GSA (gestione sanitaria accentrata) appena riceve il bilancio preconsuntivo da parte di tutte le aziende sanitarie si attiva per ripartire il fondo ottenuto dalla fiscalità aggiuntiva per ripianare le perdite di tutte le ASL e con un apposito DCA ripresenta il bilancio CONSOLIDATO in cui compaiono soltanto le perdite delle aziende ospedaliere, IRCSS, Policlinici e Ares, mentre tutte le ASL risultano sanate nelle loro perdite.
Un giochetto di maquillage contabile che ricade direttamente nelle tasche dei contribuenti. Il bilancio consolidato redatto da GSA infatti presenta perdite nel 2015 per un ammontare di 557 milioni (questa volta riferito alle aziende ospedaliere) in quanto il miliardo delle ASL risulta azzerato.
Questa procedura, adottata dalla regione a partire dal 2013, determina il conseguimento dell’equilibrio finanziario delle ASL in modo predefinito a livello regionale piuttosto che, come sarebbe necessario e previsto dalla legge, quale risultante di principi di buona gestione attuati dalla dirigenza delle aziende.
Zingaretti ci dovrebbe invece a quanto ammonterà la perdita effettiva nel 2016 delle aziende sanitarie e ospedaliere prima dell’intervento di GSA!
Come indica la Corte dei conti, tale modalità operativa relativa all’assegnazione di risorse aggiuntive in misura direttamente proporzionale alle perdite registrate nel preconsuntivo, si traduce in deresponsabilizzazione gestionale del management aziendale e si perdono di vista i fenomeni che causano la determinazione delle perdite.
Con una tendenza di costi incontrollati in contante crescita e un deficit abbattuto artificialmente da tassazione aggiuntiva, come pensa Zingaretti di uscire dal piano di rientro senza mentire ai cittadini sulla reale gestione?
Lo sfascio della sanità laziale è sotto gli occhi di tutti, evidentemente è meno visibile a chi ha un interesse politico ed elettorale a continuare a dire che tutto va bene mentre la nave si inabissa sempre più velocemente lasciando i cittadini sempre meno tutelati” conclude la nota.


dal sito www.romadailynews.it

Immagine dal sito www.liberiamoci.it