GIORNI DA RICORDARE: 7 NOVEMBRE 1917
di Carlo Tartarelli

Carlo Tartarelli - Locandina - Rivoluzione Russa - Carlo TartarelliI giorni passati alla storia ricordati come “rivoluzione d’ottobre” non possono essere attentamente valutati omettendo anche l’analisi del mondo contadino inserito nei territori che all’epoca erano conosciuti come impero zarista di Russia.
Per le classi sociali russe , legate alla terra , i concetti di nucleo familiare, di villaggio e in generale di comunità erano fortemente radicati e i contatti con le città e la vita urbana erano sporadici. Il senso di identità nazionale si limitava alla propria area geografica di appartenenza e alle persone dei villaggi.
Le tradizioni venivano tramandate da una generazione ad un’altra senza alcuna apertura per novità o differenti stili di vita. Tale atteggiamento indusse i funzionari della Corona a ritenere il contadino russo un eccellente suddito e questo saldò i rapporti con il potere zarista anche’esso saldamente legato alla famiglia e quindi alle grandi dinastie che regnarono per secoli su tutta la Madre Russia. Eppure ci si atteneva scrupolosamente alla legge solo per il terrore puro provato al pensiero dell’eventuale punizione per i trasgressori; coloro che coltivavano i campi avevano la visione di un sovrano magnanimo che un giorno avrebbe concesso terra e migliori condizioni esistenziali e, quando tali speranze vennero disattese, le campagne si infiammarono generando e diffondendo una micidiale onda di ribellione e rancore represso per anni e anni di ingiustizie e prevaricazioni.
Il contesto in cui si sviluppò la reazione delle popolazioni oppresse di Russia era quello della prima guerra mondiale in cui l’impero russo registrava numerose perdite di uomini e sconfitte sul campo che deterioravano il morale dei soldati giorno dopo giorno, anche il popolo russo risentiva di ciò che accadeva al fronte e la perdita di territori importanti come la Polonia e l’Ucraina fecero vacillare il sentimento di un forte e invincibile impero zarista.
Impero che ormai si sfaldava e la cecità della classe dirigente rendeva impossibile la condizione della maggioranza della popolazione affamata e delusa, tanto da desiderare la fine di un monarca avido e oppressore, interessato unicamente al benessere proprio e dell’entourage che da secoli ne sosteneva le sorti.
I primi movimenti rivoluzionari si registrarono nella città di Mosca e nei mesi di febbraio e marzo il parlamento locale ovvero la Duma, gli operai e i soldati decisero che lo zar avrebbe avuto le ore contate e si apprestarono a proclamare un governo provvisorio con la partecipazione di cadetti, menscevichi e socialisti rivoluzionari. Un’importante precisazione va fatta in merito al computo delle date in quanto il calendario adottato all’epoca in Russia era quello Giuliano, mentre in altri Paesi quali l’Italia si utilizzava il calendario Gregoriano; la stessa denominazione “d’ottobre” riguarda il secondo metodo e, in effetti, i fatti si svolsero i primi giorni di novembre come conteggiato dal calendario in vigore in quel luogo e in quel preciso momento storico. Il sette novembre 1917 era un giorno uguale ad altri: freddo, piovoso, scandito dai metodi delle campagne e dall’organizzazione delle grande città dove la classe operaia si agitava e auspicava un ordine sociale più equo e staccato dai rigidi schemi zaristi; al fronte si combatteva e nelle trincee si pativano gelo e fame. Eppure nella capitale Pietroburgo qualcosa stava fermentando un nuovo movimento che auspicava un governo basato sui soviet dei deputati operai, soldati e contadini, l’abolizione della proprietà terriera privata, la realizzazione di una riforma agraria senza precedenti e la fine di ogni conflitto esterno senza indennizzo o annessioni territoriali muoveva i primi passi; gli uomini e le donne che si ispiravano a tale programma si ritrovarono uniti dalle parole di Lenin e del partito bolscevico che le fece proprie: ” i popoli hanno diritto di autogovernarsi…questo è il momento di costruire l’ordine socialista.”
Già prima che le luci del mattino si posassero sulla capitale Pietroburgo i bolscevichi erano entrati nei punti nevralgici della città e controllavano la centrale telefonica e l’agenzia telegrafica, nonché l’area portuale sul baltico.
In quelle ore frenetiche i fatti si susseguivano vorticosi e, anche i pochissimi cronisti esteri presenti in città, non riuscivano a capacitarsi dei diversi schieramenti; circolare anche con documenti e permessi era difficoltoso se non impedito del tutto.
Il governo provvisorio venne frettolosamente convocato e il primo provvedimento fu obbligare lo zar Nicola II all’abdicazione, ponendo lo stesso e i propri familiari agli arresti; ma il governo dei soviet, composto dai delegati eletti in sede di Primo Congresso dei Soviet si oppose al nuovo ordine politico e in prima linea i più agguerriti si rivelarono i bolscevichi. Questi ultimi ebbero la meglio ed istituirono il Consiglio dei Commissari del popolo che diede il là alla rivoluzione, una vera e propria guerra civile che fino agli anni ventuno del novecento vide contrapporsi l’Armata Rossa ovvero i bolscevichi all’Armata Bianca formata dai controrivoluzionari e dai nemici di Lenin; la prima ne uscì vittoriosa e nel ventidue proclamò la nascita dell’Unione Sovietica.
La presa del palazzo d’inverno e i proclami rivoluzionari indussero parte dei delegati socialisti e menscevichi ad abbandonare il Secondo Congresso dei Soviet con cui vennero delineati i punti chiave del nuovo assetto statale:
in tutto il Paese, città e campagne, il potere era completamente in mano ai Soviet; si notificava l’immediata cessazione di ogni conflitto oltre confine con conseguente firma dei trattati di pace in nome dei popoli; le terre andavano ai contadini e non ai proprietari latifondisti; la produzione industriale passava sotto il controllo degli operai; l’elezione dell’Assemblea Costituente sarebbe avvenuta con regole chiare e trasparenti.
Carlo Tartarelli - Locandina Lenin - Carlo TartarelliPrimo Presidente venne poi eletto Vladimir Il’ič Ul’janov già conosciuto alle cronache con lo pseudonimo di Lenin e al centro dei fatti sin qui narrati.
La scelta di non menzionare altri grandi nomi che furono protagonisti di quei giorni di cento anni fa è dettata dal voler piuttosto rendere omaggio a tutti gli anonimi Irina e Vasily che non compaiono nei libri, ma che diedero un contributo essenziale ad un movimento di lotta per l’uguaglianza sociale di cui ancor oggi si sente forte la eco nei tomi degli studiosi, nelle dissertazioni degli studenti e nei discorsi appassionati di taluni leader politici. Senza bandiere o stendardi le persone comuni che tentano oggi di sopravvivere in un mondo attanagliato da conflitti e soggiogato dalla follia di mercati finanziari sempre più protagonisti, attraverso gli istituti bancari e le società di investimento, nelle politiche economiche degli Stati; questi uomini e queste donne guardano a tali eventi con un misto di nostalgia e di terrore per la facilità con cui grandi ideali si trasformarono talvolta in epurazioni e violenze di ogni genere.
“Qualsiasi evento storico, per quanto nefasto possa essere, è sempre posto su di una via che porta al positivo, ha sempre un significato costruttivo” così recita una massima di Sant’Agostino, pertanto per valutare al meglio ciò che ci circonda sarebbe opportuno studiare quel che avvenne nel passato come suggerisce saggiamente Confucio.

di Carlo Tartarelli