Caravaggio nel patrimonio del F.E.C. – Il Doppio e la Copia

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Caravaggio nel patrimonio del F.E.C. – Il Doppio e la Copia

Caravaggio nel patrimonio del F.E.C. – Il Doppio e la Copia
mostra a cura di Giulia Silvia Ghia
Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini
22 giugno – 16 luglio 2017

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica e il F.E.C. (Fondo Edifici di Culto) presentano dal 22 giugno al 16 luglio 2017 nella sede di Palazzo Barberini la mostra Caravaggio nel patrimonio del F.E.C. Il Doppio e la Copia, a cura di Giulia Silvia Ghia.

Il Fondo Edifici di Culto, che ha sede presso il Ministero dell’Interno, amministra un patrimonio diffuso su tutto il territorio nazionale, costituito da oltre 800 chiese e unità immobiliari di varia natura. Le origini storiche del F.E.C. risalgono alle cosidette “leggi eversive”, emanate dopo la proclamazione del Regno d’Italia, con le quali furono soppressi molti enti ecclesiastici ed incamerati i loro beni che venivano utilizzati per le esigenze del neo Stato Unitario.
Le innumerevoli opere d’arte custodite dal FEC sono spesso sconosciute al pubblico e costituiscono un patrimonio straordinario e di grande interesse scientifico.
La mostra a Palazzo Barberini che celebra i 30 anni del F.E.C., presenta quattro dipinti, o meglio due coppie di dipinti messi a confronto, due di certa mano caravaggesca e gli altri copie antiche che ritraggono rispettivamente San Francesco in meditazione e La Flagellazione di Cristo. Il confronto tra due versioni della medesima composizione – sia nel caso di due versioni pressoché identiche, sia nel caso di un originale con la sua copia antica – costituisce un terreno insidioso e appassionante per gli studiosi, in cui gli aspetti storico-artistici e documentari si intrecciano a quelli tecnico-esecutivi e conservativi.

I due San Francesco in meditazione – l’uno proveniente dalla chiesa di San Pietro a Carpineto Romano e in deposito alle Gallerie Nazionali di Arte Antica e l’altro proveniente dalla chiesa romana di Santa Maria della Concezione (nota come Chiesa dei Cappuccini) – sono stati per anni al centro di una complessa vicenda attributiva: il quadro della chiesa dei Cappuccini era stato attribuito a Caravaggio nel 1908. L’attribuzione, accolta dalla maggior parte della critica, rimase immutata fino al 1968, quando venne reso noto il ritrovamento di un’altra versione del San Francesco in meditazione, nella chiesa di San Pietro a Carpineto e del tutto identica a quella già nota. Le operazioni di restauro e le ricerche tecniche, eseguite – contestuali e parallele – su entrambi i dipinti, hanno reindirizzato gli studi d’archivio e storico-artistici, riconoscendo l’originale nella tela proveniente dalla chiesa di San Pietro a Carpineto, oggi in deposito presso Palazzo Barberini.

La pala con la Flagellazione di Cristo, proveniente dal Museo di Capodimonte di Napoli, venne commissionata dalla famiglia De Franchis, e collocata nella loro cappella nella chiesa di San Domenico. Agli esiti del restauro del 1928 si deve il moderno recupero dell’opera agli studi caravaggeschi. Un contributo fondamentale è stato offerto dalle indagini diagnostiche che hanno messo in luce il consistente numero di ripensamenti e di modifiche tra cui una figura estranea alla redazione finale. La sua copia, Flagellazione di Cristo, oggi collocata nella cappella del Rosario di San Domenico, venne attribuita, a seguito di un intervento di restauro nei primi anni Trenta del Novecento, ad Andrea Vaccaro, noto copista di Caravaggio. In realtà, è arduo riconoscere nella copia in esame i caratteri personali necessari per un’attribuzione. La campagna di indagini diagnostiche effettuata in occasione della mostra ha permesso di valutare la qualità e il suo rapporto non del tutto fedele con il modello, offrendo nuovi elementi di riflessione per comprendere il contesto e le finalità della sua produzione.

Roma, Gallerie nazionali di arte antica di Roma – Palazzo Barberini
dal 22 giugno 2017 al 16 luglio 2017

dal sito www.beniculturali.it