Tortura, approvata da pochi giorni la nuova legge

L'aula della Camera durante votazioni pregiudiziali su decreto legge recante interventi urgenti per assicurare la parita' di trattamento nel settore creditizio, Roma 27 giugno 2017. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Tortura, approvata da pochi giorni la nuova legge

Il reato di tortura entra finalmente nell’ordinamento della Legge italiana. La Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il 5 luglio, il disegno di legge, con 198 voti favorevoli, 35 contrari e 104 astenuti. Sia la tortura che l’istigazione alla tortura rientrano tra i delitti contro la persona e contro la libertà morale. Il riferimento sarà l’articolo 613 bis del codice penale; la legge nella fattispecie prevede la reclusione da 4 a 10 anni per chi causa sofferenze fisiche o traumi verificabili di tipo psichico, per via di violenze e minacce gravi, a una persona che si trova privata della libertà personale o affidata alla custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza di chi commette il reato. Le pene sono destinate comunque a salire per certi casi: per esempio se a commettere il reato è una persona con la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di servizio pubblico e quindi compierebbe un abuso dei poteri o violerebbe quelli legati al ruolo e alla funzione. La pena prevista in questo caso è la reclusione prevista dai 5 ai 12 anni. Un’altra aggravante è l’avere causato lesioni personali comuni (aumento fino ad 1/3 della pena), gravi (aumento di 1/3 della pena) o gravissime (aumento della metà) e la morte come conseguenza della tortura, sia che sia volontaria (punita con l’ergastolo) o che non lo sia (30 anni di reclusione). Molto importante è il NO al raddoppiamento dei termini di prescrizione per il delitto di tortura. Con l’introduzione del reato di tortura è stato modificato anche l’articolo 19 del Testo Unico dell’Immigrazione. Non si può espellere, respingere, estradare qualcuno se si pensa che la persona rischia di essere sottoposta a tortura nel Paese interessato dal provvedimento. NO anche al riconoscimento di qualsiasi forma di immunità per gli stranieri che siano indagati o siano stati condannati per il delitto di tortura in altro Stato o da un Tribunale Internazionale. SI all’obbligo invece di estradizione verso lo Stato che ha richiesto dello straniero indagato o condannato per il reato di tortura. Diversi i punti che sono stati contestati, in primis, il fatto che la norma italiana non definisce, come invece fa la convenzione ONU del 1984, la tortura come reato proprio del pubblico ufficiale. Se un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio commette questo reato allora c’è l’aggravante. Ma il reato di tortura viene definito comune e non specifico. Un’altra critica è stata quella per il riferimento ad un verificabile trauma psichico come sottolineato dal Senatore PD, Luigi Manconi, autore della proposta di legge nell’anno 2013, se spesso i processi per tortura si celebrano in genere a notevole distanza di tempo dai fatti, rendendo più difficile poi l’accertamento. Ci sono state anche delle perplessità anche sul riferimento alle condotte multiple a cui si pone, il trattamento umano o degradante. Quindi le obiezioni inoltrate dell’Associazione Antigone, che parla di Legge non conforme alla Convenzione ONU del 1984 e promette di impegnarsi anche in sede politica e giurisdizionale, interna e internazionale, per migliorare la legge per renderla il più possibile coerente con la definizione delle Nazioni Unite. E’ stata critica anche Amnesty Italia, la quale afferma che “Non è una buona legge è confusa, restrittiva, scritta con la preoccupazione di escludere anziché in se tutte le forme della tortura contemporanea”

Ndr

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