AL MINISTERO DEGLI ESTERI SI DISCUTE LA PROPOSTA DI RIFORMA DI COM.IT.ES. E DEL CGIE
di Elisa Josefina Fattori

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Nell’ambito dei lavori del Comitato di Presidenza del CGIE, tenutosi presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dal 12 al 14 luglio 2017, si è confermata l’importanza dei primi due livelli della rappresentanza degli italiani all’estero, ovvero dei Com.It.Es. i Comitati degli Italiani all’Estero – e del CGIE, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Nel ribadirne la necessità, si è stabilita l’esigenza di un processo di riforma per renderli più efficaci nei contesti contemporanei, tenendo conto delle diverse esigenze degli italiani residenti all’estero in un’ampia gamma di realtà economiche, politiche, sociali e culturali che vanno dai Paesi che garantiscono la residenza attraverso visti rinnovabili, a quelli che concedono permessi di breve durata con conseguenti restrizioni a carattere lavorativo ed economico, fino ad arrivare ai Paesi emergenti con normative poco favorevoli all’ingresso degli stranieri.
La maggior parte degli iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) risiede nei Paesi europei UE e non UE, ma si è rilevato che i futuri modelli di definizione dovranno essere sufficientemente flessibili per soddisfare le esigenze di altri Paesi e continenti come ad esempio l’America Latina e gli stati Uniti che contano una massiccia presenza di italo discendenti derivata da una plurisecolare emigrazione tradizionale, o il Venezuela e la Repubblica del Sud Africa con le loro criticità economiche e politiche, non tralasciando neppure la necessità di tutelare gli italiani residenti in aree interessate da eventi bellici o in territori immensi – come il Canada e la Russia – poco popolati e con tendenza alla concentrazione nei maggiori centri urbani. Inoltre non dovrà essere sottovalutato il crescente numero di esponenti della “nuova emigrazione”, ovvero degli emigranti non per “incipiente necessità” ma con un bagaglio di sempre maggiori professionalità e conoscenze.
Negli ultimi anni si è riscontrato che i Comitati degli Italiani all’Estero – preposti ad una rappresentanza di base nelle relazioni con le autorità locali, nelle circoscrizioni consolari sparse per il mondo – non riflettono più, sia nelle funzioni loro attribuite che nella composizione, le realtà che dovrebbero rappresentare, e le esigenze, lo sviluppo, l’integrazione e l’interazione fra l’emigrazione tradizionale, gli italo-discendenti e la nuova emigrazione. Nell’ottica dell’attribuzione di maggiori poteri e di incarichi più precisi si è proposto che i Com.It.Es. dovranno avere tre funzioni principali: di Ombudsman, ovvero di difensori civici delle comunità nei confronti delle autorità italiane e locali; di “Antenne del Sistema Paese” al fine di coinvolgere le forze produttive e associative delle comunità nella proiezione estera dell’Italia (anche in collaborazione con il nuovo progetto di promozione dell’Italia lanciato dalla Farnesina), agendo come promotori dell’insegnamento e della diffusione della lingua e cultura italiana; e di Centri di informazione, contatto e sostegno delle migrazioni e delle nuove mobilità. Inoltre si è discusso sulla necessità che i Com.It.Es. elaborino delle relazioni annuali sulla situazione e le esigenze delle comunità nella propria circoscrizione con l’indicazione delle azioni d’intervento da programmare per i successivi 3 anni; relazioni che costituiranno un contributo al rapporto annuale che il CGIE presenta tramite il Governo al Parlamento.
CGIE, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – organismo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero con la funzione di valorizzazione delle esperienze sociali, economiche e culturali – permette al nostro Paese di esaltare e mantenere vivi i rapporti con i cittadini italiani residenti all’estero e di fruire delle loro eccellenze. La proposta di riforma del CGIE verte sulla distribuzione dei Consiglieri eletti all’estero da rivedere non solo in base alle iscrizioni all’AIRE, ma anche alla consistenza numerica delle comunità italo-discendenti e alle dimensioni territoriali, aggiungendo Paesi di nuova emigrazione e ridimensionando le attuali “quote Paese” dei Consiglieri in modo da evitare che tre soli Paesi eleggano circa la metà dei Consiglieri. Altri punti di discussione sono stati la reintegrazione negli elenchi consolari delle associazioni che possono partecipare all’assemblea elettorale, a prescindere dal numero di cittadini italiani che ne fanno parte come soci; la definizione di un rapporto più preciso con le Regioni, ad esempio con la nomina all’interno della Conferenza Stato-Regioni di alcuni Consiglieri in rappresentanza del CGIE; la revisione della diaria – fissata nel 1998 senza alcun meccanismo di adeguamento – e dei rimborsi spese dei Consiglieri; la puntualizzazione dei diritti e doveri reciproci nel rapporto tra CGIE e i Com.It.Es. e tra CGIE e i Consoli.
Necessità fondamentale resta quella di aggiornare l’AIRE, dato che attualmente meno della metà dei nuovi migranti si iscrive, trovandosi spesso in situazioni personali caratterizzate dal precariato o dal trasferimento da un Paese all’altro per ragioni professionali, come gli stagionali, i ricercatori, i freelance, gli inviati all’estero da ditte o istituzioni italiane. Per gli esponenti della nuova emigrazione è quindi necessario che la PA prosegua e arricchisca l’applicazione delle nuove tecnologie come la digitalizzazione dell’anagrafe, e che si definiscano diverse possibilità di iscrizione all’AIRE anche limitate nel tempo, nel caso di una residenza estera inferiore ai 12 mesi; questo affinché il numero minimo di iscritti all’AIRE per la costituzione di un Com.It.Es. rimanga fissato a 3.000 e l’elezione dei componenti avvenga a suffragio universale, ferma restando la possibilità di istituirne comunque almeno uno nei Paesi di nuova emigrazione in cui non si raggiunga la soglia minima di presenze.

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di Elisa Joserfina Fattori