L’avvocato dei Regeni: «Nelle carte egiziane ci saranno soltanto bugie»

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L’avvocato dei Regeni: «Nelle carte egiziane ci saranno soltanto bugie»

Ahmed Abdallah è il presidente dell’Ong che offre consulenza ai legali della famiglia: «Conosciamo due nomi, sono liberi, il procuratore non ci ha consegnato il fascicolo sull’uccisione»

Ahmed Abdallah è il presidente del consiglio d’amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, Ong che offre consulenza ai legali della famiglia di Giulio Regeni. È stato arrestato il 25 aprile 2016 ed è rimasto in carcere per 4 mesi e mezzo con l’accusa di aver partecipato all’organizzazione di proteste che miravano a rovesciare il regime.
Ora mentre la stampa egiziana elogia la decisione di rimandare l’ambasciatore italiano al Cairo, scrivendo che equivale ad assolvere lo Stato egiziano dall’omicidio di Giulio, Abdallah unisce la sua voce alle critiche della famiglia del ricercatore.
La decisione di rimandare l’ambasciatore italiano arriva dopo una nota congiunta delle Procure di Roma e del Cairo in cui si parla di progressi nelle indagini e di «rinnovata cooperazione» tra inquirenti. Cosa ne pensa?
«Non c’è nessuna cooperazione. Il procuratore generale Nabil Ahmed Sadek, che dovrebbe garantire la giustizia in Egitto, ha rifiutato finora di consegnarci il fascicolo sull’uccisione di Giulio, e ha bloccato ogni tentativo legale di ottenerlo. La famiglia non ha avuto nessuno degli atti. Non sappiamo nemmeno se quelli inviati agli inquirenti italiani siano un riassunto dell’inchiesta oppure gli originali. Penso che dovremmo vedere i documenti. Comunque, sulla base di quello che abbiamo visto sinora, mi aspetto che il fascicolo sia pieno di bugie».
Se è pieno di bugie, come farete ad accertare la verità?
«Abbiamo molti indizi, ci sono diversi nomi che conosciamo perché sono stati resi pubblici. Il primo è quello di Sharif Magdi Abdlaal, il capitano della sicurezza di Stato che diede la telecamera per monitorare Regeni al capo del sindacato dei venditori ambulanti. Abdlaal è la stessa persona che ordinò il mio arresto e falsificò le prove contro di me. Pur sapendolo, il procuratore generale ha lasciato che io restassi in carcere per quattro mesi e mezzo sulla base di quelle accuse false».
Quali altri nomi conoscete?
«Sappiamo anche del colonnello Mahmoud Al Hendy, che mise i documenti di Giulio nella casa del presunto capo dei gangster accusati di aver rapito il ragazzo: è tuttora in libertà. Entrambi sono potenti e non sono stati incriminati né sottoposti a indagini serie; possono manipolare le prove e minacciare chiunque sia pronto a dire la verità. La famiglia di Regeni vuole vedere gli atti, e noi vogliamo che i nostri avvocati possano assistere e partecipare all’inchiesta. Le autorità in Egitto stanno solo prendendo tempo, ma non stanno seriamente adoperando perché emerga la verità».
Secondo il «New York Times», gli Stati Uniti avevano informato il governo Renzi di avere prove «incontrovertibili» che dietro la morte di Giulio Regeni c’è la Sicurezza egiziana. Lei che cosa ne pensa?
«Mi aspettavo che ci fosse stata una comunicazione tra Washington e Roma, ma adesso vogliamo sapere tutta la verità da entrambi i governi, americano e italiano».

dal sito www.corriere.it