COMARI IN CARRIERA

Comari - Immagine per Editoriale Francesco Petrucci - 2017-09-01 - da commare.eu -

Credo che ormai ad ogni cittadino è noto il grado di impreparazione degli amministratori locali, osservando i disastri quotidiani a partire da Amatrice e Ischia, Milano e finire con Roma, dove la penosa diatriba tra Comune e Regione (che ha strumentalmente iniziato) sulla siccità e conseguente presunto razionamento è comunque sulle spalle del Cittadino. Questo mix laziale di isteria da fazione fa perdere voti al Pd e credibilità ai Grillini.
E’ vero che il Sindaco e non “l’ingenua Sindaca” ha una spiccata passione per il cambio assessori e per una mega segreteria (seconda come numero solo a quella di Veltroni), ma non dev’essere questa la motivazione per silurarla.
Il tentativo della Giunta regionale del Lazio, in strano connubio col Governo, di far commissariare Roma è quasi raggiunto. Perchè accade tutto questo?
Ritorniamo agli articoli precedenti dove ho cercato di affrontare le contraddizioni del Titolo V della Costituzione sui ruoli delle Autonomie locali.
Infatti i tre livelli di comunità territoriali, considerate tutte come partner della Repubblica, sia pure con diverso ruolo: soprattutto legislativo e programmatorio quello delle Regioni e delle Città Metropolitane, essenzialmente amministrativo e operativo quello dei Comuni e delle Province (ora apparentemente scomparse). Capite ora la confusione ? Chi fa cosa ?
Sindaci e Presidenti di Regione?
Questa improvvisazione nata sulla scia anni 1976 dove lo slogan era quello del decentramento a tutti i costi, ha prodotto il falso mito del “favor “per le Autonomie territoriali.
Nonostante le modifiche del Testo costituzionale del 2001 e del 2014 è ancora molto lontano il riassetto complessivo del sistema amministrativo. Occorrerà superare la tendenza al parallelismo, nei fatti la sovrapposizione, tra funzioni legislative e amministrative, dovendo queste ultime essere affidate, per quanto possibile, alle autonomie locali, in base ai tre principi costituzionali della sussidiarietà, della differenziazione e dell’ adeguatezza.
Lo speculare contrario di ciò che avviene oggi : Regioni contro Comuni, grandi Comuni contro Regioni, Città Metropolitane inesistenti se non in contrapposizione con ex Province, bel quadretto edificante.
E per non parlare delle irrilevanti funzioni dei fondamentali consigli regionali e comunali ridotti ormai a “raduni di reduci”. Vale a dire l’organo democratico di assemblea degli eletti completamente disatteso! (Se si pensa che il Consiglio regionale del Lazio si è riunito in quasi quattro anni qualche decina di volte !!!). E a proposito di stramberie regionali, come la mettiamo con i 23mila euro stanziati dalla Regione Calabria per il compenso a tale Belen in occasione della sagra del peperoncino di quest‘anno? Cento, mille esempi ancora potremmo descrivere… in barba agli elettori.
Si è inoltre verificata la stagione dei paradossi con le istituzioni non ascrivibili alle gestioni amministrative locali, le fondazioni.
Organi importanti e purtroppo insanamente inquinati dalla politica, vedi le fondazioni Cariplo, Cassa Risparmio Bologna, Monte Paschi per fare qualche esempio, le quali sono diventate una sorta di riserva indiana di famelici ex della politica non ancora appagati.
Poi ci sono ancora esempi di funzionamento come la Fondazione Roma, che si è presa l’onere anche di creare e gestire una importante struttura socio-sanitaria come l’Hospice, ma anche essa ha il difettuccio spesso della “captatio benevolentiae”politica, in poche parole di flirtare con la politica.
Svolgendo comunque un ruolo importante per la cultura e per l’assistenza.
Prendiamo atto però che funziona perché dentro non ci sono politici in esercizio e ci auguriamo che tale iattura sia ancora scongiurata. E’ vero che anche le fondazioni sono composte da esponenti della politica locale, comuni e regioni, ma la rappresentanza viene certosinamente gestita e quando questo non si verifica avvengono i disastri economici come quello del Monte Paschi di Siena, dove la politica nazionale e locale hanno dato il peggio di loro!
L’esempio delle fondazioni fa capire come anche queste rientrano “non correttamente” e di traverso nei poteri decentrati dallo Stato al territorio.
Ecco perché bisogna rivedere di corsa i poteri di Presidenti di Giunta e Sindaci, limitandone e controllandoli di ragioneria, creando “le grandi Regioni “accorpando tre, quattro insieme per limitare costi astronomici che stanno affossando il bilancio dello Stato ormai da un quarantennio! Ad esempio perché non viene applicato il principio del fallimento per le disastrate partecipate locali che non funzionano?
Abbiamo dimenticato che nelle società complesse come la nostra, la politica o è frutto di esperienza e competenza o è la strada più diretta verso il disastro delle Comunità, ci siamo già e non per colpa dei migranti.
(A proposito di migranti, bisognerebbe che anche gli amministratori locali la smettessero di considerarli i nuovi poveri, se sono in Italia devono rispettarne le Leggi! ).
Ad esempio il voto di protesta che più di un anno fa aveva provocato il trionfo elettorale grillino era fondato non sul riconoscimento della capacità della candidato sindaco 5 stelle, ma sulla rabbia per lo squallore dimostrato da una classe politica per non aver saputo amministrare una città, in cui, dal secondo dopoguerra ogni problema è destinato a diventare un’emergenza senza soluzioni.
Moltissimi elettori avevano votato a Roma per i Cinque Stelle non per convinzione, ma per disperazione con la speranza che, anche se inesperti e senza competenza, i nuovi amministratori non avrebbero potuto fare peggio di quelli precedenti. Più buio della notte non si potrebbe …
Si è fatto un po come i vegani per il cibo, solo il 12% è ispirato da motivazioni etiche contro la carne animale, il resto vegani per mangiare più verdure …
Ecco, quali motivazioni etiche hanno molti consiglieri comunali se non quelle di una larvata inesistente forma di potere… Chi li conosce?
Almeno facessero una gara di tuffo nel Tevere per conoscerli di più!
E’ certo che il disastro dei dilettanti e degli inadeguati pone l’esigenza della competenza e dell’esperienza nella vita politica.
Per affrontare e risolvere questioni complicate ci vogliono persone preparate.
Una volta, all’epoca delle ideologie, la competenza si formava all’interno degli apparati ideati e voluti da quelle ideologie stesse. Oggi, che queste ultime sono scomparse, le scuole politiche e i centri di formazione ideologica (gli oratori laici) sono spariti, e la competenza dipende solo da esperienze personali.
In genere chi non ha esperienza non ha alcun tipo di competenza ( per decenza salviamo solo il Mago Silvan, il maghetto Potter e Amelia la fattucchiera ).
Povera Patria… .

Immagine dal sito commare.eu

di Francesco Petrucci