Maltempo Livorno, sette morti e due dispersi: inchiesta per disastro colposo

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Maltempo Livorno, sette morti e due dispersi: inchiesta per disastro colposo

La procura di Livorno ha aperto un’inchiesta per disastro colposo in seguito all’ondata di maltempo che ha colpito la città e l’entroterra. Il bilancio delle vittime è sempre di sei morti nel livornese a cui va aggiunto un settimo decesso per incidente stradale avvenuto a causa del nubifragio nel territorio pisano. Continuano intanto le ricerche dei due dispersi che sarebbero stati travolti dall’onda di piena nelle prime ore del mattino di ieri. Oggi è stato dichiarato lo stato di emergenza, ieri c’erano ancora 2.700 famiglie senza elettricità nelle loro case. Le scuole resteranno chiuse, mentre per liberare le strade dai detriti si è lavorato fino a tardi e sono state individuate due aree dove portare il materiale.

In mattinata sono rimaste 550 utenze disalimentate nelle aree non ancora raggiungibili a Livorno, aree nelle quali sono in corso interventi dei vigili del fuoco. È quanto rende noto E-distribuzione, la società del Gruppo Enel che gestisce la rete di distribuzione elettrica. Tutti gli interventi di ripristino del servizio elettrico nelle aree accessibili sono stati completati. Il lavoro della task force, spiega una nota, composta da 150 uomini tra tecnici e operativi, è proseguito tutta la notte in collaborazione con Protezione civile, vigili del fuoco e istituzioni.

Nubifragio, alluvione, bomba d’acqua. A Livorno non sanno neppure come chiamarla, tutti ripetono che una cosa del genere non si era mai vista, indicano le auto ricoperte dal fango, visti dall’alto i quartieri più colpiti come Ardenza, Collinaia e Montenero sono ricoperti da ampie macchie marroni, sembra una immagine del sud est asiatico, è l’effetto di 250 millimetri di pioggia, concentrate nella fascia che corre all’interno parallela al litorale, che hanno causato sette morti. Fino a sera si cercavano due dispersi, si inseguivano notizie di salvataggi di persone bloccate dal fango; anche ieri sera, mentre continuava a piovere, a Stagno, vicino a Livorno, alle 19 la polizia stradale andava a dire alla gente con i megafono di salire ai piani alti perché il torrente Urgione poteva essere pericoloso, stava per esondare. Una calamità, interviene il presidente Mattarella che «impone una riflessione sugli effetti dei cambiamenti climatici e su come difendere il territorio».

Filippo Nogarin, sindaco di Livorno, scuoteva la testa nel centro della protezione civile: «Anche casa mia è allagata, quando mi hanno chiamato sono uscito e ho visto quanta acqua era caduta, aveva ricoperto tutte le piante, ho capito subito che era successo qualcosa di incredibile». L’acqua ha portato via tutto, non si è fermata neppure di fronte a uno dei cimiteri: in quello di Ardenza ha abbattuto un muro, ha scoperchiato alcune tombe. Drammatiche le testimonianze. «L’acqua è arrivata a un gradino dal mio appartamento, vivi per miracolo». E ancora: «Siamo saliti sui tetti vedendo l’acqua».

L’emergenza inizia alle 9 della sera di sabato: i livornesi tornano a casa e vedono che piove, ma non si preoccupano. Poi poco dopo l’una un inferno. In due ore cade tanta acqua come non era piovuta in tutto il 2017 a Livorno. Tre torrenti esondano, uno è il Rio Ardenza, nel quartiere omonimo dove ci sono lo stadio e lo storico palasport dove una delle squadre cittadine stava per vincere lo scudetto del basket. Un altro è il Rio Maggiore, che sta sotto terra, è stato ricoperto per costruire strade e case. Proprio qui c’è la palazzina, in via Nazario Sauro, dove vive un’intera famiglia molto conosciuta a Livorno. Sono le 5 quando acqua mista a fango entra e travolge le mura, entrando rapidamente nel piano più basso, interrato. Muoiono Simone Ramacciotti, 37 anni, la moglie Glenda Garzelli, 35, il figlio Federico. Il nonno Roberto Ramacciotti, 65 anni, prima salva la nipotina più piccola Camilla, 3 anni, ma quando torna per tentare di recuperare anche Federico, deve arrendersi e perde anch’egli la vita. Il bilancio delle vittime purtroppo cresce rapidamente, mano a mano che arrivano notizie di altri allagamenti: sempre nella zona di Rio Ardenza, che sfocia in mare in località Tre Ponti, un settantenne, Raimondo Frattali, muore nella casa investita da acqua, fango e detriti. Si salvano la moglie e la figlia che fanno in tempo a salvarsi salendo sul tetto. Con la stessa dinamica muore Roberto Vestuti, 64 anni, in via Sant’Alò, zona collinare di Montenero. Ieri si parlava di una settima vittima, che però in realtà è morta in un incidente stradale che non c’entra con il nubifragio. In serata il sindaco Nogarin ha confermato che si stavano ancora cercando due dispersi. Anche loro sono della zona del torrente Rio Ardenza, sud di Livorno. In particolare, una donna di 34 anni non si trovava, mentre alla foce del Rio Ardenza è stato recuperato vivo ma in ipotermia.

E poi c’è l’elenco dei danni che per Livorno rappresenta numeri senza precedenti: la Regione Toscana ha già stanziato tre milioni di euro per i primi interventi, ma il bilancio sarà molto più alto.

dal sito www.ilmattino.it