#ZEROHUNGER: L’ONU PRESENTA ALLA FAO IL NUOVO RAPPORTO SULLA FAME E L’ALIMENTAZIONE NEL MONDO
di Elisa Josefina Fattori

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Il 15 settembre 2017 è stata presentata a Roma la nuova edizione dello “Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo” che fornisce stime aggiornate sul numero e sulla proporzione delle persone che soffrono la fame nel pianeta.
La fame nel mondo – dopo una diminuzione costante da oltre un decennio – è di nuovo in aumento ed ha colpito nel 2016 circa 815 milioni di persone, ovvero l’11% della popolazione mondiale: in Asia l’11,7% della popolazione, in Africa il 20% (di cui il 33,9% nell’Africa orientale) e il 6,6% in America Latina e nei Caraibi. Molteplici forme di malnutrizione minacciano la salute di milioni di persone. Secondo il rapporto “The State of Food Security and Nutrition in the World 2017” questo incremento (38 milioni di persone in più rispetto all’anno scorso) è dovuto in gran parte ai conflitti e ai cambiamenti climatici. Il rapporto è la prima valutazione globale dell’ONU sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione rilasciata dopo l’adozione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, che ha l’obiettivo di porre fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 come priorità politica a livello internazionale.
“Questo è un campanello d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare: se non affrontiamo tutti i fattori che minano la sicurezza alimentare e la nutrizione non porremo fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030” hanno affermato i responsabili delle agenzie ONU, ovvero l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), il Programma Alimentare Mondiale (WFP) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), “a tal fine assicurare società pacifiche e inclusive è una condizione necessaria dato che le più alte percentuali di bambini che soffrono la fame e la malnutrizione sono concentrate in zone di guerra”. Negli ultimi dieci anni sono aumentati i conflitti a livello mondiale, soprattutto nei Paesi che stavano affrontando problemi d’accaparramento alimentare in aree rurali già danneggiate da siccità o da eventi meteorologici avversi; degli 815 milioni di persone che soffrono la fame 489 milioni vivono in guerra e le persone che vivono in Paesi colpiti da una crisi prolungata hanno quasi 2,5 volte maggiori probabilità di essere malnutrite rispetto alle persone che vivono altrove. I conflitti hanno impatti devastanti sul consumo e sulla sicurezza degli alimenti (disponibilità, accesso, utilizzo e stabilità) con conseguenze dirette (come la distruzione delle scorte alimentari) e indirette (l’aumento dei prezzi e la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, l’indisponibilità di acqua e di energia/carburante per la conservazione e la cottura degli alimenti).
Circa 155 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni sono sottosviluppati (troppo bassi per la loro età) e di questi 122 milioni vivono in Paesi colpiti da vari livelli di conflitto, mentre 52 milioni soffrono di deperimento cronico, ciò significa che il loro peso non è adeguato rispetto alla loro altezza. Sono invece in sovrappeso 41 milioni di bambini. Preoccupano inoltre, secondo il rapporto, l’anemia delle donne (circa il 33% del totale) e l’obesità degli adulti (il 13% di tutti gli adulti del pianeta). Mentre l’insicurezza alimentare si riferisce alla mancanza di quantità sufficienti di alimenti sicuri e nutrienti per la crescita e lo sviluppo, la malnutrizione è causata da un consumo inadeguato, sbilanciato o eccessivo di macronutrienti/micronutrienti. Queste tendenze sono conseguenti ai cambiamenti delle abitudini alimentari e alla crisi economica: nei “Paesi ricchi” l’insicurezza economica delle famiglie incrementa le probabilità di sovrappeso e obesità, dato che vengono preferiti cibi ipercalorici e meno salutari che costano meno degli alimenti sani. Le politiche intersettoriali saranno quindi necessarie per promuovere gli alimenti sani (nei Paesi industrializzati) e i servizi igienici di base (nei Paesi in via di sviluppo) oltre che ai servizi sanitari e all’istruzione, soprattutto per le donne. Il miglioramento generale dell’educazione e dello status delle donne all’interno delle loro famiglie e comunità ha un impatto positivo in particolare sull’alimentazione dei bambini. Diventa quindi fondamentale sostenere programmi per la madre, il neonato e l’alimentazione del bambino, così come la promozione dell’allattamento al seno fino ai due anni, pratica che in Europa tende ad essere abbandonata dopo poche settimane dal parto.
Agli inizi del 2017, per diversi mesi la carestia ha colpito alcune regioni del Sud Sudan e potrebbe ripresentarsi in altre zone colpite da conflitti, soprattutto nel nordest della Nigeria, in Somalia e nello Yemen. In Africa orientale e meridionale e nell’Asia sudorientale si sono verificate carestie ed aumento dei prezzi. I cambiamenti climatici – come siccità e inondazioni – non solo ingigantiscono i problemi di sicurezza alimentare ma possono contribuire ad un incremento dei conflitti. Anche le regioni più pacifiche, se colpite da siccità o da inondazioni (legate in parte al fenomeno meteorologico di El Niño) o dal rallentamento economico globale, vedono deteriorare la propria sicurezza alimentare e nutrizionale. Proprio la siccità, che diminuisce la produttività del bestiame e il rendimento agricolo, è tra i fattori che potrebbero aver contribuito alla guerra civile nella Repubblica Araba Siriana. L’elevata sensibilità dell’economia alle variazioni delle piogge può essere una grande sfida per lo sviluppo, come lo è stata nei Paesi del Corno d’Africa, in Etiopia e Somalia. In generale, l’insicurezza alimentare è una condizione di disturbo che può causare frustrazione e rabbia: le persone ricorrono alla violenza quando la loro sicurezza – compresa la sicurezza alimentare – è minacciata, soprattutto quando le istituzioni non sono in grado di arginarne i rischi.
É la prima volta che UNICEF e OMS si sono unite alla FAO, all’IFAD e al WFP per preparare il rapporto “The State of Food Security and Nutrition in the World”. Questo cambiamento riflette la visione più ampia dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile contro la fame e tutte le forme di malnutrizione. La United Nations Decade of Action on Nutrition istituita dall’Assemblea Generale, pone l’attenzione su questo impegno motivando i Governi a stabilire obiettivi ed investire in misure per affrontare le molteplici dimensioni della malnutrizione, concentrandosi sulle politiche e i programmi che possano rafforzare la sicurezza alimentare e i sistemi di protezione sociale.

Immagine dal sito www.fao.org

di Elisa Josefina Fattori