REDISTRIBUZIONE DEI POTERI LOCALI
Intervista a Fabrizio Santori
Consigliere Regionale del Lazio

Sono tipi di guanti in commercio
                     Sono tipi di guanti in commercio

Abbiamo sentito Fabrizio Santori, Consigliere del Lazio ed esperto di Territorio.

Consigliere, un commento allo stop dello IUS SOLI. La “sensazione” pubblica di scarsa sicurezza ha influito sulla decisione del Senato?
Lo stop allo Ius Soli era doveroso e per primi ci siamo impegnati in una battaglia che riteniamo assolutamente giusta. Il diritto ad essere italiani non si acquisisce solamente perché si è poggiato il piede sul suolo nazionale, ma perché si è veramente figli di una cultura che si tramanda di generazione in generazione. Inoltre, il momento storico che stiamo vivendo consiglia di evitare di aprire le frontiere a un’invasione straniera, peraltro già in atto, che trasformerebbe l’Italia in un grande reparto Ostetricia. Non è ancora finita, viste le dichiarazioni del premier Gentiloni che vorrebbe approvare lo Ius soli entro fine legislatura, ostaggio com’è della sinistra. Ma noi vigileremo e se sarà necessario riempiremo le piazze contro questa assurdità.

La decompressione fiscale aiuterebbe le imprese e i privati a dare nuovo slancio all’economia. Perché è così difficile realizzarne le riforme?
L’abbassamento della pressione fiscale è sicuramente il grimaldello da usare per scardinare un sistema che i nostri cittadini non riescono più a sopportare. Sgravi fiscali per imprese e privati sono necessari per far ripartire l’economia e alleggerire l’intero sistema tributario, ma questo non potrà avvenire finché al governo ci sarà chi pensa più alla propaganda degli 80 euro o a salvare le banche, che ad affrontare riforme strutturali ben più importanti e difficili. Ad Atreju, la manifestazione nazionale di Fratelli d’Italia che si è tenuta lo scorso fine settimana, sono arrivate interessanti proposte dal professor Maurizio Leo, che insieme alla nostra leader Giorgia Meloni ha parlato di una riforma fiscale indifferibile, attraverso una fase intermedia e un patto con le imprese. Una volta introdotto questo sistema, però, chi non paga le tasse con l’aliquota giusta deve andare in galera.

La revisione dei poteri ai sindaci e presidenti di regione da una parte, e dall’altra l’istituzione delle grandi regioni (per la riduzione di esse) realizzerebbero un concreto “snellimento” burocratico e una semplificazione normativa?
Che ci sia bisogno di intervenire sulla redistribuzioni dei poteri è ormai riconosciuta come una necessità. D’altronde l’attuale connotazione sociale delle grandi città merita una gestione diversa da quella di un piccolo paese. E lo stesso ragionamento vale per le regioni, che spesso in passato sono state interpretate come un moltiplicatore di poltrone e spese di soldi pubblici. Un rinnovamento dell’impianto amministrativo locale sarebbe auspicabile se davvero si vuole cambiare il Paese e snellirne la burocrazia. Detto ciò, da consigliere regionale, sostengo l’abolizione delle Regioni e il rafforzamento di Comuni e Province, in una riforma strutturale non più differibile.

L’incompetenza degli amministratori locali che ripercussioni economiche e politiche ha sulle regioni?
Enormi. Basti guardare alla Capitale. Con l’ex sindaco Marino, la sindaca Raggi e il M5S al governo, Roma dal 2013 ad oggi sta retrocedendo sotto molti punti di vista, della sicurezza, del decoro, della vivibilità. E questo comporta mancati capitali di potenziali investitori esteri, di conseguenza meno offerta e meno lavoro. Il caso delle Olimpiadi o dello stadio dell’As Roma è clamoroso in questo senso. Ma anche nell’assurda vicenda Chikungunya, su cui l’amministrazione ha tergiversato contribuendo a creare un allarme diffuso, rispetto al quale è addirittura intervenuta l’Oms con grave danno d’immagine mondiale. Abbiamo provato in più occasioni, come Fratelli d’Italia, a tendere una mano a chi governa la città al fine di lavorare per il bene dei cittadini, ma abbiamo trovato dall’altra parte mancanza di rispetto se non addirittura arroganza.

Qual è – o chi è – il nemico “numero uno” (più acerrimo) della riforma elettorale italiana?
Il primo nemico è proprio chi fa le leggi. Nel senso che oggi la politica viene percepita dai cittadini non solo come inutile, ma addirittura dannosa perché ha perso di credibilità laddove chi dovrebbe cambiare il sistema, in realtà una volta arrivato al ‘potere’ cerca solo di salvaguardare il posto, perdendo di vista il bene comune. Il Pd ha avuto cinque anni, essendo al governo, per portare una riforma che permettesse agli italiani di scegliere da chi essere governati. Dunque è proprio chi è a capo dell’esecutivo il maggior responsabile di un intollerabile ritardo che ha impedito di andare al voto finora con una legge chiara e definita. I giochetti di questi anni hanno solo contribuito ad allontanare gli italiani dalla politica, con il risultato che oggi in molti rinunciano a un loro diritto perché non lo considerano più determinante. E questa è una sconfitta della politica. E’ necessario riportare in auge il merito, quello che cerco di spiegare nel mio libro in uscita edito dalla Armando Curcio Editore dal titolo ‘Addio Cencelli, come misurare il merito in politica’, permettendo ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti nelle istituzioni.

Non tutti i terremotati di Amatrice sono rientrati nelle case. Il Presidente Zingaretti come ha coordinato lo stanziamento dei fondi per la ricostruzione?
In maniera del tutto scoordinata e approssimativa. La rimozione delle macerie e la ricostruzione di quei paesi che ormai più di un anno fa sono stati colpiti dal terremoto è ancora di là da venire, e i moduli abitativi non corrispondono alle esigenze di tutti i terremotati. Così, a parte le tante promesse e parole di circostanza, Zingaretti ha fallito in quello che invece avrebbe dovuto considerare una priorità. Lo dimostra anche il silenzio dimostrato dal presidente regionale a una mia specifica e dettagliata interrogazione sulla destinazione delle risorse derivanti dagli sms solidali inviati dagli italiani per le zone terremotate. Con il centrodestra la ricostruzione dei luoghi del sisma tornerà ad essere la priorità.

Sanità. Sembra sia stato un tema caldo solamente durante la campagna elettorale: chiusi invece presidi ospedalieri e ticket aumentati. Cosa è successo?
Succede che la sanità laziale versa in condizioni critiche. Da mesi denunciamo accessi ai Pronto soccorso che superano le cento unità, mettendo in crisi un intero sistema dove si registra addirittura la follia del blocco delle ambulanze, poiché le barelle che dovrebbe essere a bordo vengono usate proprio nei Pronto soccorso come posti-letto, a causa dei tagli che sono stati eseguiti sul comparto ospedaliero. Una vergogna di cui è responsabile proprio il presidente Zingaretti in qualità di commissario ad acta per la sanità del Lazio, dove si pagano ticket altissimi per servizi scadenti e liste d’attesa chilometriche per una visita. Non ci arrenderemo alla volontà di uccidere la sanità pubblica in favore dei privati. Quando saremo al governo della Regione, offrire una sanità più snella ed efficiente sarà il nostro obiettivo, per questo abbiamo già formato un tavolo di tecnici per stilare le linee-guida della sanità del futuro.

Il Lazio è una delle regioni che fa pagare di più ai suoi contribuenti come ad esempio l’Irpef (620 euro, con una differenza di più di 200 euro rispetto alla media nazionale) anche se Zingaretti ne aveva annunciato una riduzione nel 2017. Le sue previsioni?
Le promesse di Zingaretti si infrangono sulla realtà dei numeri. Infatti, il Lazio ha usufruito di alcune misure straordinarie negli anni passati che avrebbero potuto permettere al governatore Pd di attuare una politica di riduzione delle tasse che invece non è stata attuata per incapacità di Zingaretti e della sua giunta. Inoltre, a fronte di tariffe tra le più alte d’Italia come l’Irpef, e nonostante i sussidi ricevuti in passato dai governi come i 400 milioni di euro dell’esecutivo Monti, i cittadini del Lazio non solo sono spremuti quotidianamente ma non ricevono in cambio adeguati e congrui servizi, a partire dalla sanità o dai trasporti. Proprio la mobilità, insieme rifiuti, disoccupazione e sanità saranno al centro della nostra azione di governo quando vinceremo le prossime elezioni regionali. Un impegno che il centrodestra dovrà prendere con i cittadini e portare a termine con determinazione e celerità.

Fabrizio Santori
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di Elisa Josefina Fattori