Siria, liberata Raqqa. Milizie filo-Usa issano bandiera, caduta l’ex capitale dell’Isis

In this picture taken on Monday Oct. 16, 2017 and provided by The Syrian Democratic Forces (SDF), a U.S.-backed Syrian Kurdish forces outlet that is consistent with independent AP reporting, shows Syrian Democratic Forces (SDF) fighters, flash victory signs at the front line where they battle against the Islamic State militants, in Raqqa, Syria. The U.S-backed Syrian forces battling the Islamic State group in Syria say Raqqa's national hospital, one of the militants' last holdouts in city has been captured. (Syrian Democratic Forces, via AP)

Siria, liberata Raqqa. Milizie filo-Usa issano bandiera, caduta l’ex capitale dell’Isis

Lo riferisce l’Osservatorio per i diritti umani (Ondus)
La Piazza Naim, dove venivano esposte le teste mozzate delle vittime delle esecuzioni sommarie, lo stadio, usato come luogo di detenzione e tortura, l’ospedale centrale, quartier generale dei jihadisti. Sono stati i luoghi simbolo degli orrori e del passato potere dell’Isis a cadere per ultimi a Raqqa nelle mani delle forze curde filo-Usa che, conquistando l’ex ‘capitale’ dello Stato islamico in Siria, hanno inferto un colpo quasi letale all’ormai agonizzante ‘Califfato’.

L’ultima bandiera dell’Isis è stata ammainata stamane sul tetto dell’ospedale dai miliziani delle cosiddette Forze democratiche siriane (Sdf). Ma giorni e forse settimane di pericolose perlustrazioni attendono ancora le forze anti-jihadiste per ripulire le macerie di una città distrutta all’80 per cento dalle mine inesplose e dalle eventuali ‘cellule dormienti’. Insieme alle distruzioni materiali bisognerà inoltre riparare le ferite morali. L’organizzazione umanitaria Save the Children ha sottolineato che 270.000 civili fuggiti da Raqqa hanno disperato bisogno di aiuto. In particolare i bambini, che oltre ad aver perduto molti anni scolastici portano con loro i traumi subiti per aver dovuto assistere ad esecuzioni pubbliche o aver visto familiari e amici saltare sulle mine o morire sotto i bombardamenti.

Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), 1.130 civili sono stati uccisi nei combattimenti e sotto le bombe durante l’offensiva per strappare la città allo Stato islamico. Domenica scorsa 275 miliziani e 3.000 civili avevano potuto lasciare Raqqa grazie ad un accordo mediato da capi tribali locali. Ma altre centinaia di jihadisti hanno continuato a combattere. Tra di loro, secondo l’Ondus, molti ‘foreign fighters’. Ryan Dillon, portavoce della Coalizione internazionale, ha detto che 350 membri dell’Isis si sono arresi negli ultimi giorni. Tra i ‘foreign fighters’, afferma l’Ondus, potrebbero esserci anche organizzatori degli attacchi terroristici di Parigi. Proprio a Raqqa, infatti, sarebbero stati progettati alcuni dei più sanguinosi attacchi terroristici avvenuti in Europa. Impossibile conoscere anche la sorte degli occidentali fatti prigionieri dallo Stato islamico e tenuti segregati in questa città.

Tra di loro, il gesuita italiano Paolo Dall’Oglio, scomparso a Raqqa nel luglio del 2013. La caduta di Raqqa fa seguito ad una serie di sconfitte gravissime per l’Isis sia in Siria sia in Iraq. In quest’ultimo Paese lo Stato islamico aveva perduto nel luglio scorso Mosul, considerata la sua ‘capitale’ irachena, e poi le roccaforti di Tal Afar e Hawija. A questo punto sotto il controllo dei jihadisti rimane una ristretta regione a cavallo della frontiera siro-irachena. A Dayr az Zoar, nella Siria orientale, l’Isis è ormai circondato in una ristretta area del centro dalle forze governative, sostenute dalla Russia e dall’Iran. In Iraq, si prepara l’assalto dei lealisti alle cittadine di Rawah e Qaim. “La Coalizione continuerà a sostenere le forze irachene per riprendere il controllo di queste due località”, ha detto il portavoce Dillon. Ma ormai, ha aggiunto, allo Stato islamico è stato sottratto l’87 per cento del territorio che controllava al momento della sua massima espansione, nel 2015.

dal sito www.ansa.it