ASR: non c’è Famiglia Cristiana senza giornalisti e dipendenti

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ASR: non c’è Famiglia Cristiana senza giornalisti e dipendenti

Abbiamo sempre pensato che la cornice di un impegno forte all’interno del cristianesimo sociale, la missione editoriale della San Paolo, potesse essere un argine ai comportamenti classici da editori padroni.
Ci sbagliavamo.
Lo sciopero e il digiuno di oggi segnano il confine tra immagini ideali e dura realtà.
La realtà vuole che si arrivi allo sciopero della redazione dopo la disdetta unilaterale dell’integrativo da parte dell’azienda.
Disdetta arrivata questa estate mentre era in corso lo svolgimento dell’ennesimo ammortizzatore sociale pagato dai colleghi di Famiglia Cristiana e, tramite Inpgi, da tutta la categoria.
In pratica senza passare dal confronto sindacale, in presenza di uno strumento di contenimento dei costi, si apriva un altro fronte di tagli e di conflitti.
Il congelamento della disdetta e il confronto con il comitato di redazione, puro e semplice buon senso, hanno prodotto il nulla.
Quello che stupisce della vicenda della San Paolo è l’assenza di una visione che vada oltre il taglio del costo del lavoro. Stupisce sinora l’assenza di un piano industriale. Si pagano ancora scelte sciagurate nell’avere rinunciato ad una distribuzione sicura e proficua del periodico nelle parrocchie.
All’editore chiediamo questo: recuperare il senso profondo della missione editoriale, recuperare il senso sociale di un prodotto editoriale, capire bene a chi si vuole parlare e come intercettare i lettori di riferimento.
Non c’è Famiglia cristiana senza i suoi giornalisti e i suoi dipendenti.

da Segreteria Associazione Stampa Romana