CGIE: I pregiudizi e le plateali manifestazioni di insofferenza verso gli stranieri

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CGIE: I pregiudizi e le plateali manifestazioni di insofferenza verso gli stranieri

I pregiudizi e le plateali manifestazioni di insofferenza verso gli stranieri, anche nella società avanzate, stentano a morire e, con l’avvento dei social circolano nell’etere amplificati, rischiando di produrre eccessi, situazioni orrende, irrazionali ed irreparabili. I corsi e ricorsi storici trovano terreno fertile quando le comunità e le società sono divise, quando la cultura lascia il passo alle semplificazioni ovvero ad esasperati comportamenti di populismo. E’ quanto sta succedendo anche in Italia, e trova facile emulazione all’estero, dove nella condizione di stranieri, e quindi vittime di questi eccessi, sono anche i nostri connazionali.

E’ di ieri la notizia pubblicata dal quotidiano “La Repubblica”, a firma di Giorgia Pacino, di un annuncio immobiliare per una casa da affittare a Fuerteventura, apparso su facebook sul gruppo “Fuerte-bay” dal titolo “No italiani, no animali”, con il quale chi ha pubblicato l’inserzione pubblicitaria ha manifestato insofferenza e odio razzista verso i nostri connazionali. Ciò è intollerabile, ingiustificabile per un paese che si reputa civile.

In passato analoghe forme di discriminazione e di diffidenza gli italiani all’estero ne hanno subite e vissute in maniera pesante e in quantità industriale, anche se per diversi di noi, presumibilmente, quei comportamenti erano passati nell’oblio, erano silenti, stipati nel museo dell’intolleranza, fino a quando ci siamo resi conto che la realtà, purtroppo, è tutt’altro e che anche le certezze, se non si curano e si alimentano, possono venir meno. Quanto successo a Fuerteventura è riprovevole, perché lede i principi umani e di cittadinanza, ovunque ciò succede ed in particolare nel nostro continente, ritenuto la culla dell’umanità. Questo scriteriato fatto di razzismo offende l’onore di un’intera comunità, e nel particolare ha colpito profondamente il nostro collega Giuseppe Stabile, impegnato a rappresentarla degnamente in quell’arcipelago.

Da qui il monito del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero agli ambienti politici a fare un uso lungimirante, saggio e ponderato di concetti, che usati in maniera faziosa rischiano di produrre quanto narrato in forma lirica dal pastore protestante Martin Niemöller, nella poesia “Prima vennero per i comunisti” attribuita erroneamente a Bertolt Brecht.
Prima vennero per i comunisti
Prima vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i socialdemocratici e io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico. Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

Michele Schiavone
Segretario generale del CGIE