Emma Gonzalez, icona dell’America che si ribella alle armi (e a Trump)

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Emma Gonzalez, icona dell’America che si ribella alle armi (e a Trump)

La giovane studentessa sopravvissuta alla strage di Parkland è il simbolo della “Marcia per le nostre vite” che ha invaso Washington e centinaia di altre città

Emma Gonzalez, studentessa diciottenne sopravvissuta alla strage del liceo Douglas di Parkland (Florida), che ha provocato 17 morti e centinaia di feriti, è il volto simbolo della lotta contro l’uso e la detenzione di armi negli Stati Uniti. Lotta che, al grido di “never again”, ha portato 800mila persone a Washington e almeno altrettante nel resto degli Stati Uniti e nel resto del mondo. Per dire basta alla scia di sangue che le armi stanno lasciando dietro di sé in America e per dire a chiare lettere che “il futuro sono loro”. Milioni di persone insieme, artefici della “Marcia per le nostre vite“.

Uno dei momenti più toccanti della manifestazione è stato sicuramente l’intervento della giovane studentessa di origine cubana, che sul palco ha ricordato una per una le vittime della strage di San Valentino e ha fatto osservare 6 lunghissimi minuti di silenzio, gli stessi che l’assassino di Parkland ha impiegato per compiere la mattanza, per poi scappare ed essere fermato un’ora dopo. Per poi esortare tutti: “Andate a votare!”.

Emma Gonzalez è diventata un’icona della lotta anti armi negli Stati Uniti dopo il commosso discorso che ha tenuto il 17 febbraio scorso a Fort Lauderdale, quando ha condannato con forza i legami fra il presidente degli Stati uniti Donald Trump e la NRA (National Rifle Association), la potente associazione dei produttori di armi.

“A tutti i politici che prendono finanziamenti dalla NRA, vergogna. C’è un tweet (di Donald Trump) che vorrei sottolineare: ‘Tanti segnali che l’assalitore era mentalmente disturbato, espulso per cattiva condotta. Vicini e compagni sapevano che era un problema. Bisogna sempre segnalare queste cose alle autorità’. Ma lo avevamo segnalato. Da quando era alle medie. Nessuno di noi che lo conoscevamo si è stupito. Ora dicono che era un problema di salute mentale. Non sono psicologa ma questo non è solo un problema di salute mentale. Non avrebbe ucciso tanti studenti con un coltello! Quanti soldi ha preso Trump dalla NRA? Trenta milioni di dollari. Diviso per il numero di vittime per arma da fuoco in Usa solo dall’inizio del 2018, sono 5.800 dollari. Questo vale la gente per te, Trump?”.

Il movimento nato quel giorno ha portato a riempirsi le piazze in tutto il Paese, nella giornata di sabato 24 marzo: 175mila persone a New York. E poi Boston, Chicago, Houston, Minneapolis, Atlanta, Denver, Seattle, Los Angeles. Oltre 20mila anche a Parkland. Poi Roma, Milano e Firenze, oltre a Londra, Parigi, Madrid, Tokyo, Sydney, con oltre 800 eventi organizzati in tutto il mondo. Tra i ragazzi ci sono anche i vip: George Clooney con la moglie Amal a Washington: “Mi avete reso nuovamente orgoglioso del mio Paese”, ha scritto l’attore in una lettera agli studenti del liceo di Parkland.

Paul McCartney a New York ricorda John Lennon: “Uno dei miei migliori amici è stato ucciso da un’arma proprio qui vicino”. Ad esibirsi i beniamini dei più giovani: Ariana Grande, Jennifer Hudson, Demi Lovato, Miley Cyrus.

Il presidente Donald Trump passa il weekend nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, ma la Casa Bianca ha elogiato “i numerosi giovani americani coraggiosi che stanno esercitando oggi i diritti garantiti loro dal primo emendamento”. Ieri il dipartimento di Giustizia ha annunciato la normativa che vieta i dispositivi per trasformare pistole e fucili in armi automatiche. Troppo poco secondo alcuni: il dibattito sulle armi infuocatosi all’indomani della sparatoria a Parkland, si è di fatto arenato sull’uscio del Congresso, tranne poche eccezioni come la Florida che ha portato da 18 a 21 anni l’età minima per l’acquisto di armi, sfidando così la posizione della potente lobby americana Nra.

“Noi siamo la generazione del cambiamento”, dice Ann, 18 anni, arrivata a Washington dalla Pennsylvania: “Sono già registrata per votare”, dice orgogliosa. “Quello che vedo? E’ la volta buona, le cose possono cambiare. Questi sono i ragazzi che voteranno presto”, osserva Martha Saccocio, mamma di studenti. Jaen Faggetti-Phaen insegna da decenni, arriva dal Missouri, ma lei di proteste così ne ha viste tante: “Dovevo esserci”, dice. Rylynn, neanche 14 anni, viene dalla Virginia e insiste: “Cambierà. Questa volta siamo noi ragazzi a chiederlo. E cambierà”.

dal sito www.democratica.com