DAL BIPOLARISMO ALLA SINDROME POLITICA BIPOLARE

Opera di David Dalla Venezia
                      Opera di David Dalla Venezia

Lo stato di depressione in cui versa il Partito Democratico è fin troppo evidente dopo la disfatta elettorale, stesso motivo per Forza Italia aggravata dalla crisi esistenziale di Berlusconi, compresse di prozac a volontà (non è come il viagra).
Se il PD accettasse, per “senso di responsabilità”, di sostenere un governo a guida Di Maio riconoscerebbe che hanno avuto ragione gli elettori che lo hanno abbandonato per il Movimento Cinque Stelle.
L’ ipotesi sarebbe quella di svolgere un ruolo del tutto secondario al servizio dei grillini, i quali, in questo modo, diventerebbero di fatto la forza egemone della sinistra italiana.
Lo stesso potrebbe accadere se decidesse l’ appoggio esterno ad un governo a guida Salvini; i suoi militanti e simpatizzanti non perderebbero tempo a imitare i compagni che li hanno preceduti: confluire nel Movimento Cinque Stelle.
Allora per il Pd non rimarrebbe che l’arroccamento all’opposizione?
Per un partito che ormai da anni ha scoperto una vocazione governativa e che di questa ha celebrato una sorta di dogma intrecciandolo con “relazioni pericolose”: caste dominanti (formate anche da banche e società di revisione italiane e straniere); passare di colpo all’opposizione assumendosi la responsabilità di non consentire la nascita di alcun governo, diventa un atto di puro autolesionismo; perché per essere degli oppositori ci vuole una maggioranza a cui opporsi . Sarebbe come pretendere da Veltroni o da Renzi un libro sincero e documentato sulla loro vita, tanto da chiedergli rispettivamente: Veltroni, perché non sei andato in Africa come missionario? Renzi, perché non sei andato a lavorare in Mediaset? O chiedere a Casini i principi del perfetto cattolico.
Questa maggioranza per ora non c’è ( nonostante le elezioni delle presidenze delle due Camere ) e che fa il PD si oppone a se stesso?
Sindrome bipolare o maledizioni della “Leopolda”?
Quindi, pare che la situazione sia senza vie d’ uscita per il partito di Matteo Renzi . . .
Se il PD assicurasse la formazione di un governo di legislatura attraverso un patto alla tedesca avrebbe cinque anni di tempo per rinnovarsi.
Cercare di diventare il punto di riferimento di una grande area di responsabilità riformista.
A questo punto esiste qualcuno disposto nel PD a compiere un percorso verso la salvezza?
Penso di si, in particolar modo la componente cattolico-democratica, cara al Presidente Mattarella per appartenenza. Solo questa componente potrà cambiare le cose.
Questa forza, ottenebrata dalle smanie di potere, è quasi sottotraccia. Eppure Franceschini, Gentiloni, Zanda, Fioroni e altri ne fanno parte, molto a modo loro …
Costoro potrebbero distinguersi dal Partito personale di Renzi (circa il 70% del PD) e tentare di riallacciare i rapporti con le realtà sociali del volontariato e della Chiesa Conciliare con coraggio, vero coraggio di credenti!
Potrebbero avvicinare le forze cattoliche sparse in tutti i partiti (si perché anche Cinque Stelle è ormai un partito) e impegnarli su un programma concreto di risanamento morale ed economico.
Le sirene di Prodi e Veltroni sono solo corpi di pesce con teste di donna incantatrice che cantano un mellifluo buonismo senza convinzione.
Sarebbe auspicabile in questa fase, di tentativo di un governo di scopo ( nuova legge elettorale e risanamento), raccogliersi per aiutare con rispetto d’opposizione Mattarella ad incaricare una personalità terza come Presidente del Consiglio . E’ improbabile infatti un Presidente leghista o grillino, siamo realisti suvvia!
Al dunque e senza esperienza combinerebbero poco e male, il disastro dell’amministrazione grillina di Roma o le avventure anti-immigrati dei leghisti ne sono le prove.
Mattarella, dopo un eventuale mandato esplorativo di protocollo al presidente del Senato, potrebbe rispolverare l’ultimo presidente del Consiglio oppure individuare personalità certe e di lungo corso politico cui affidare la formazione di un governo, anche personalità attualmente impegnate in ruoli importanti nel Paese e nell’Unione Europea, presidente “aiutato “ da due vice: Salvini e Di Maio appunto.
Obiettivo: fare qualcosa per cambiare la Legge elettorale e risollevare l’economia per arrivare a dicembre, poi elezioni. Prima che questo avvenga il teatrino politico ci propinerà le prese di posizione di Lega e Cinque Stelle per esprimere uno dei due tenori scomodando influencer con proiezioni alla mano che imporrebbero il vincitore delle elezioni come premier. Ma alla fine, sicuramente per il bene del Paese si sacrificheranno…
L’intento del Presidente della Repubblica va verso la concretezza asciutta, individuando un presidente del Consiglio capace e ben introdotto in Europa ed un ministro dell’economia competente. Qui potrebbe tornare in gioco il PD con singoli accordi programmatici.
Insomma “lo scopriremo solo vivendo”, citando Lucio Battisti.
Cari Lettori la vedo complicata …

 

di Francesco Petrucci