Mina al buio?

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Mina al buio?

L’ultima raccolta di Mina, Maeba , è una delle tante delusioni dell’immensa artista di questi anni.
Non bastano le canzonette con Celentano e le esercitazioni di sgrilletti canore per gli spot Tim a celebrare “la VOCE”italiana.
Sono anni che Mina non ci regala una raccolta degna di lei.
Con il suo espressivo strumento canoro potrebbe ancora sorprenderci ! Invece no, . Consueti “gnirignao” di sconfinata tristezza…
Che le succede? E’ da circa dieci anni che attendiamo un disco degno di questa formidabile fuoriclasse.
Sapevo che i testi delle opere cantate venivano selezionate direttamente da lei, oggi chi lo fa?
Se il selezionatore è Massimiliano Pani, figlio, meglio fare solo canzonette con Celentano. Almeno è musicale il ritmo del pur stagionato illustre duo.
Torniamo a Maeba. Canorità incerte e monotone e accompagnamento musicale ferale. Un disco stanco.
Accettabile il primo brano “Volevo scriverti da tanto”. Una ballad dignitosa. Poi si passa in una balera immaginaria con “Il mio amore disperato”. Primo colpo di sonno incombe…
Poi un altro , “Ti meriti l’inferno”.
Nemmeno l’intervallo pop con “Il tuo arredamento” ci scuote.
Note interessanti in “Argini”, “Troppe note” e alla più “pop-olare” “’A minestrina” in duetto con Paolo Conte.
La rielaborazione in chiave jazz and blues della più nota hit natalizia pop, la “Last Christmas” degli Wham non ci esalta!. Spogliata
Curiosa la versione proposta da Mina della “Heartbreak hotel” di Elvis: un poco di movimento e molleggiamento invece sulle note di “Ci vuole un po’ di R’n’R”, dopo l’emozionante “Al di là del fiume”.
Mina chiude con fluida “Un soffio”.
Tigre, ti preghiamo, sorprendici. Accendi la luce e prendi qualche vitamina per sollevarti e mafa Massimiliano a studiare.
Ti aspettiamo!

di Luciano Tommaso Gerace