Le sanzioni contro la Russia ci creano davvero problemi?

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Le sanzioni contro la Russia ci creano davvero problemi?

I dati dicono che la teoria per cui «siamo strozzati da una politica suicida decisa altrove» è falsa, scrive Daniele Raineri sul Foglio

Daniele Raineri, competente giornalista che si occupa di esteri per il Foglio, ha messo in ordine dichiarazioni e dati sull’Italia, la Russia e le sanzioni decise dall’Unione Europea nei confronti della Russia, in seguito alle invasioni e occupazioni militari russe in Crimea e Ucraina. Raineri ha fatto notare come sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio, i leader delle due forze politiche italiane che hanno avuto i migliori risultati alle elezioni del 4 marzo, abbiano detto di voler togliere le sanzioni, sostenendo che danneggino i produttori italiani che non possono più esportare in Russia le loro merci.

Raineri ha spiegato quali sanzioni ha deciso l’Unione Europea nei confronti della Russia e – cosa che si fa raramente – ha spiegato che, se ci sono, i problemi per le esportazioni italiane sono dovuti alle controsanzioni decise dalla Russia. Raineri ha fatto notare anche che «tra il gennaio 2017 e il gennaio 2018 c’è stato un aumento di esportazioni italiane verso la Russia del 18,1 per cento e tra il gennaio 2016 e il gennaio 2017 c’era stato un aumento ancora più grande, del 25,5 per cento». Raineri ha anche spiegato come, quando qualcuno parla di “miliardi persi ogni anno” bisognerebbe prendere in considerazione altri fattori, come la svalutazione del rublo e la perdita di valore del greggio.

Durante la campagna elettorale in Italia i partiti hanno parlato poco di politica estera, ma una proposta era molto chiara: in caso di vittoria la Lega di Matteo Salvini e i Cinque stelle avrebbero revocato le sanzioni economiche contro la Russia. Secondo Salvini le sanzioni “sono assurde e stanno creando un danno incalcolabile all’economia italiana” (dichiarazione del 2 aprile) e secondo il Movimento 5 stelle è necessario “il ritiro immediato delle sanzioni alla Russia che stanno togliendo cinque miliardi a piccole e medie imprese”, o meglio questa era la versione molto intransigente del 2017 che però nel 2018, dopo il noto ammorbidimento della linea politica, è diventata: “C’è il desiderio di discuterle, vedremo a cosa porterà questa decisione a livello europeo. Ma abbiamo detto, anche quando ero negli Stati Uniti al dipartimento di Stato, che sono uno strumento, se non funziona va cambiato o usato di meno”, come ha dichiarato Luigi Di Maio il 13 marzo. Le cifre ballano: secondo Coldiretti (13 aprile), le sanzioni alla Russia ci costano tre miliardi l’anno, secondo il vicesegretario della Lega Lorenzo Fontana ci costano un miliardo l’anno (17 aprile).

Prima di tutto occorre fare un po’ di chiarezza. Le sanzioni economiche dell’Unione europea contro la Russia furono decise come reazione alla crisi in Ucraina e all’occupazione della Crimea nel 2014 e riguardano un campo molto selezionato di esportazioni, la tecnologia militare e la tecnologia per l’estrazione petrolifera in mare o dai giacimenti scistosi – questa seconda è una tecnologia che in questi anni non è stata molto richiesta a causa del basso prezzo del greggio. Le sanzioni europee che hanno fatto infuriare il governo russo sono invece quelle personali contro 150 tra oligarchi e altre figure vicine al presidente Vladimir Putin. L’Unione europea non ha mai deciso di fermare, per fare un esempio, l’export di Parmigiano reggiano dall’Italia verso la Russia. Se oggi quell’export è vietato è a causa delle controsanzioni russe, che sono state decise da Mosca e che qui da noi ci siamo ormai abituati a chiamare “le sanzioni”.

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