LA MAFIA È CONTRARIA AL VANGELO, È DA OSTEGGIARE E COMBATTERE
Papa Francesco

Casa Don Puglisi -Editoriale Fra Agnello Stoia - 01-06- 2018 - 350X200

La notizia che Papa Francesco si recherà a settembre in Sicilia per omaggiare don Puglisi sta facendo il giro sui media. Sono cinque anni che il prete del quartiere Brancaccio è stato beatificato – 25 maggio 2013: il primo ad essere ascritto tra i santi come martire per mano della mafia. Un martire è proclamato tale nella Chiesa per aver dato la vita pur di non rinnegare la propria fede e che sia stato ucciso “in odium fidei”. Anche di Falcone o Borsellino parliamo comunemente di martirio, cioè di una testimonianza estrema che questi magistrati e le loro scorte, sfidando quotidianamente il rischio di rimetterci la vita, hanno reso ai valori più alti del bene comune e a servizio dello Stato. Essi sono un luminoso esempio per tutti, meritano rispetto e ammirazione. Ma quel “in odium fidei” pone per la Chiesa qualcosa di diverso, tanto che al rispetto e all’ammirazione aggiunge la venerazione: i beati e i santi si pongono sugli altari. Solo perché don Pino era un prete? Evidentemente no. Si sa che ad intralciare gli interessi della mafia, comune cittadino, giornalista, magistrato o prete che tu sia vieni categoricamente eliminato. E don Pino non è stato certo il primo prete a subire questa sorte. Ma, mi chiedo, perché è stato ucciso “in odium fidei”? In una forma diretta, chiara ed inequivocabile, di fronte al Vangelo che viene annunciato e vissuto c’è l’odio a Cristo e ai suoi discepoli e la conseguente violenza, la stessa che tolse di mezzo ai vivi anche il Maestro. E allora il punto è proprio questo e riguarda il Vangelo – vera pietra di scandalo – e chi lo vive.
La scorsa settimana è venuto a Roma il Patriarca ecumenico Bartolomeo ed ha inaugurato la sua visita a Papa Francesco qui a Santi Apostoli, venerando le reliquie dei martiri gli apostoli Filippo e Giacomo il minore. L’onore riservato ai primi martiri cristiani è lo stesso riservato ai nuovi martiri, quelli del nostro tempo che, in numero, hanno di gran lunga superato quelli dei primi secoli dell’era cristiana.
Don Pino ha sorriso a chi stava per ucciderlo, così si è congedato da questa vita e così ha salutato il suo omicida… un prete non può non saperlo. Ogni giorno ha a che fare sull’altare con il sangue di salvezza sparso dal Maestro per la salvezza di tutti. Se un prete sa che il suo sangue si mischierà a quello di Cristo sull’altare sorride perché già conosce la fecondità di quel seme, anche per la salvezza di chi gli spara.

Biografia Don Pino Puglisi
Dono Pino-Puglisi1 - www-archivio-blogsicilia-itGiuseppe Puglisi, detto Pino, nasce nella quartiere palermitano di Brancaccio il 15 settembre 1937 da una famiglia modesta (il padre è calzolaio, la madre sarta), ma ricca di valori e umanità. A sedici anni entra in seminario, nel 1960 si fa prete: “O Signore”, recita l’immaginetta fatta stampare per l’occasione, “che io sia strumento valido nelle tue mani per la salvezza del mondo”.
Nel 1967 è nominato cappellano presso l’orfanotrofio “Roosevelt” dell’Addaura e, per la prima volta, scopre e si apre al mondo dei più piccoli, e alle loro molteplici e vitali esigenze…
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Immagine dal sito archivio.blogsicilia.it

di Fra Agnello Stoia