Contratto Lega-M5S. Antigone si appella al Capo dello Stato perché si faccia garante dei valori costituzionali

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Contratto Lega-M5S. Antigone si appella al Capo dello Stato perché si faccia garante dei valori costituzionali

“Nel contratto di governo sottoscritto da Lega e Movimento 5 Stelle c’è un capitolo, l’undicesimo, che desta grande preoccupazione in quanti hanno a cuori la difesa dei valori costituzionali. Per questo abbiamo inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, appllandoci alla sua carica istituzionale di custode dei valori della nostra Costituzione, affinché non si cancellino principi fondamentali che non possono essere nella disponibilità di alcuna forza politica”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, associazione che dal 1991 si occupa di garanzie nel sistema penale e penitenziario.

Nel capitolo in oggetto, denominato “Giustizia rapida ed efficiente” le pene, che la nostra Carta Costituzionale declina al plurale, vengono interamente schiacciate sul solo uso del carcere, togliendo spazio a ogni misura alternativa alla detenzione che sappia davvero recuperare il condannato alla vita sociale.

“Il carcere – si legge nella lettera inviata da Antigone al Capo dello Stato – viene previsto quale luogo di mero contenimento di corpi da sottoporre al solo lavoro carcerario. Viene eliminata ogni forma di responsabilizzazione della persona detenuta, attuata negli scorsi anni attraverso la cosiddetta sorveglianza dinamica e forme di regime detentivo capaci di uscire dall’ozio forzato della chiusura in cella, configurando così una pena contraria al senso di umanità e del tutto incapace di tendere alla rieducazione del condannato”.
“Nel campo della giustizia minorile – prosegue la lettera – si intende cancellare i principi ispiratori del codice di procedura penale per minorenni del 1988 e rivedere il modello di esecuzione delle pene, oggi improntati a quel superiore interesse del fanciullo cui la giurisprudenza riconosce unanimemente rilievo costituzionale”.

“Le forze politiche democratiche – dichiara ancora Gonnella – hanno sempre guardato a uno sviluppo in senso progressista dell’esecuzione delle pene. Solamente nel periodo fascista l’Italia ha assistito a un netto regresso nell’uso repressivo del carcere. I nostri padri costituenti conoscevano le carceri fasciste quando hanno voluto lasciarci la loro eredità valoriale. Quell’eredità valoriale da difendere e che oggi – conclude il presidente di Antigone – ci spinge ad appellarci al Presidente della Repubblica”.

dal sito www.antigone.it