L’INEDITA ALLEANZA GIALLOVERDE

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Con la formazione della nuova maggioranza, si apre una pagina assolutamente inedita dello scenario politico nazionale. Durante la lunga gestazione che ne ha preceduto la formalizzazione, a fronte dei veti incrociati che erano emersi, l’unica combinazione rivelatasi possibile è stata l’intesa gialloverde che ha dato vita all’attuale maggioranza parlamentare. Ma perché ? Cosa unisce le due forze, Lega e 5 Stelle, spesso liquidate con l’ambigua ed indefinita espressione di “populisti” ?
Ricorrono certamente alcune caratteristiche comuni ai due movimenti: benché siano entrati nell’agone in epoche diverse e la Lega registri un’assai maggiore anzianità di servizio e familiarità con il governo e con il potere, entrambi si sono inizialmente accreditati come forze “antisistema”, nel senso di una contrapposizione radicale ai modelli ricorrenti nelle diverse fasi in cui si sono registrati i rispettivi esordi sulla scena pubblica. Entrambe diffidenti verso l’UE e refrattarie verso quanto la politica nazionale aveva prodotto nelle fasi precedenti. Un forte senso di diversità, un’aspirazione a rappresentare lo strumento di una palingenesi politica, di una svolta di sistema radicale. Due gelose vocazioni identitarie, due profili tendenzialmente “profetici” che, forse, si sono reciprocamente riconosciuti in queste affinità, realizzando un’intesa – accolta con favore, in larga misura, anche dai rispettivi elettorati – che, fino a pochi mesi prima, avrebbe potuto apparire improbabile, data la viscerale contrapposizione che i 5 Stelle avevano manifestato, in passato, nei confronti delle due coalizioni preesistenti, centrodestra berlusconiano – di cui la Lega era parte integrante – e centrosinistra a trazione renziana. Si percepisce, dunque, un humus, un dna, un comune sentire, sia pure ancora incerti e indefiniti,che avvicinano le due forze politiche cui oggi è affidato il destino del Paese. E ognuno si domanda con quali prospettive.
In questa fase, la linea di tendenza è abbastanza chiara, evidenziata anche dalle elezioni amministrative parziali di giugno: la Lega concentra il suo impegno e la sua comunicazione su pochi temi ben precisi, intercettando apprensioni molto diffuse nell’opinione pubblica: migrazioni, sicurezza, campi nomadi, rivendicazione di un ruolo più incisivo nell’Ue e nei confronti della stessa, abolizione della legge Fornero. Politiche che appaiono, in parte, realistiche e “a costo zero” ( ma non tutte). I 5 Stelle hanno un’identità meno netta e monolitica, raccolgono un consenso culturalmente eterogeneo e anche nel gruppo dirigente e nelle pur cospicue rappresentanze parlamentari si registrano sensibilità differenti. I loro programmi, in materia economico-sociale, vengono percepiti con favore da buona parte dei loro elettori, ma appaiono di più difficile realizzazione, per i costi e la complessità che evidenziano e potrebbero risultare, nei tempi lunghi, meno “competitivi”, in termini di consenso popolare. Salvini appare dotato, peraltro, di indiscutibile talento strategico e comunicativo e dispone di un gruppo dirigente che può vantare, inoltre, una consolidata esperienza istituzionale. Queste premesse accreditano la sensazione del traino salviniano della coalizione, in questa fase iniziale del percorso del governo gialloverde. Un traino che potrebbe, nel corso del tempo, diventare motivo di frustrazione per i 5 Stelle, ponendo a rischio la tenuta del “contratto” di governo. Ma anche, al contrario, costituire la premessa per la nascita di un unico rassemblement “sovranista”, se l’azione di governo fosse coronata da successo.
Altrimenti Salvini ripiegherà nel “porto sicuro” del vecchio centrodestra, in cui tornerebbe da leader. E i pentastellati saranno forse tentati di riaprire un canale verso il PD che già, nella primavera scorsa, ha chiuso loro le proprie porte.
Già il PD ?… Ma dove sta andando il PD ? E’ un tema essenziale, perché un’opposizione forte e incisiva è vitale per una democrazia parlamentare.
I risultati elettorali del partito ora guidato da Martina non sono stati certo esaltanti, neanche nelle amministrative di giugno. La condizione critica che ne consegue deve favorire l’avvio di una stagione di rinnovamento e di autocritica, pur nella doverosa rivendicazione dei risultati positivi raggiunti nella lunga azione di governo. Il Fronte Repubblicano profilato da alcuni leaders ? Un’ipotesi di lavoro – da riempire di contenuti e anche … di nuovi partners – che potrebbe offrire nuova rappresentanza ad una vasta area che oggi non si riconosce nelle forze esistenti e che si è rifugiata nella mera protesta o nell’astensionismo. E rendere più completo lo scenario nazionale, offrendo spazi maggiori di dibattito e di identificazione, un nuovo step verso quell’agognata democrazia compiuta che la ricorrenza del quarantesimo anniversario dalla tragedia di Moro concorre ad evocare.

Immagine dal sito www.cgiamestre.com

di Alessandro Forlani