CUORI IN PELLEGRINAGGIO

da Sito Comune di Montevarchi - 350X200

Dal terrazzo dell’albergo, nel cuore della città antica, vedo i quattro minareti e la cupola della moschea costruita dove sorgeva la famosissima basilica dei Santi Apostoli costruita da Costantino. Dai vicoli che circondano l’edificio salgono le voci della gente e il rumore delle rotaie del tram che percorre l’antica via delle processioni: sono a un passo dall’arco di Teodosio. La via trionfale mena dritto a Haghia Sophia, la straordinaria costruzione che fece esclamare a Giustiniano nel giorno dell’inaugurazione: “Salomone, ti ho superato!”.

Istanbul è l’ultima tappa del pellegrinaggio che in questi giorni ho fatto insieme agli studenti dello Studio Biblico Francescano di Gerusalemme. Mi sono concesso questa pausa per il XXV anniversario della mia ordinazione sacerdotale. P. Manns, professore di ermeneutica biblica allo SBF ci ha guidato in lungo e in largo per la Turchia, percorrendo in due settimane migliaia di km in autobus per raggiungere i luoghi che custodiscono le memorie apostoliche di Pietro, Paolo, Giovanni, Filippo e dei primi discepoli.

In queste due intense settimane abbiamo percorso millenni di storia, dal neolitico agli antichi regni degli Hittiti, degli eroi cantati da Omero, fino ai Medi, ai Persiani, ad Alessandro Magno e ai Romani, per giungere alla “pienezza dei tempi”, quando la pax inaugurata da Augusto, le strade realizzate da Roma, il pensiero ellenistico e la koinè del greco parlato per tutto l’Impero hanno permesso agli apostoli di andare per il mondo e annunciare il Vangelo a tutti i popoli. Le grandi agorà, i teatri, i santuari di cui abbiamo ammirato le maestose rovine sono le pietre su cui si sono posati anche gli occhi degli apostoli, che con coraggio hanno annunciato a un mondo, desideroso di risposte di senso e di salvezza, il messaggio evangelico che Dio è Padre di tutti e di tutti si prende cura. E questo amore lo ha rivelato in modo pieno e definitivo inviando il suo Figlio, fatto uomo, morto e risorto per tutti. La forza di questa testimonianza e lo spirito di servizio al Vangelo e alle prime comunità cristiane è stato tale da superare anche le divergenze che caratteri forti come Paolo, Icona dei Santi Pietro e Paolo - iconesacremirabile-wordpress-comPietro, Giovanni hanno avuto su questioni di cui ampiamente e liberamente parla Luca negli Atti, o Paolo nelle sue lettere, o Giovanni nell’Apocalisse. La grazia non distrugge la natura, e la natura di questi uomini era tutt’altro che docile.

Eppure la Chiesa di Roma, almeno dal IV secolo, ha celebrato la festa di Pietro e Paolo insieme, nonostante non siano morti lo stesso giorno, né con la stessa dignità: l’uno crocifisso come uno schiavo nel circo di Nerone, l’altro decapitato sulla via Laurentina, conformemente alla dignità dovuta a un cittadino romano, per quanto ritenuto reo di pena capitale.

La più antica iconografia li ritrae l’uno di fronte all’altro, mentre si scambiano il bacio santo. Di bocca in bocca si trasmettono lo stesso Spirito, Signore e datore di Vita. Lo Spirito che il Risorto alitò sui discepoli il giorno di Pasqua.

E’ interessante che la Comunità li abbia voluti celebrare lo stesso giorno che a Roma si festeggiavano i quirinalia in memoria del fondatore di Roma, Romolo divenuto il dio Quirino (da cui il nome del colle) dopo la sua divinizzazione (il rogo della catasta su cui fu arso il corpo). Romolo e Remo, due fratelli di sangue che un tragico destino pose l’uno contro l’altro, sostituiti da due fratelli di fede. Sulla loro testimonianza martiriale si fonda nuovamente la Città, è questo il messaggio che ci viene dalla scelta del 29 giugno.

Secoli dopo, quando Roma era ridotta a un villaggio di poche migliaia di persone, l’Imperatore Giustiniano e papa Pelagio, costruirono nel cuore della Città la basilica dei Santi XII Apostoli – prendendo a modello quella di Costantinopoli – e posero a fondamento di una rinascita dell’Urbe l’altare-reliquiario con le spoglie degli apostoli Filippo e Giacomo minore. Le reliquie provenivano dalla stessa basilica di Costantinopoli su cui oggi sorge la moschea.

Le voci dei muezzin fanno a gara al melisma più complesso e nell’insieme producono un’improbabile e misteriosa armonia che si tiene in piedi come un acrobata sospeso a un rigo musicale. Annunciano l’ultima preghiera del giorno e fanno la nenia al mio pensiero che va a Roma. E’ la solennità di Pietro e Paolo e io sono al polo opposto dell’antico Impero, l’Oriente dove tutto è cominciato e dove le fatiche degli apostoli sono poche bragia sepolte sotto la cenere. Davanti a me c’è un capannello di Neocatecumeni spagnoli che celebrano la compieta. Qualche ora fa abbiamo celebrato anche noi la messa su questo terrazzo. E’ come alimentare quel fuoco che ancora vive nei pochissimi cristiani rimasti e che i pellegrini ravvivano in questa terra, cercando le radici della fede cristiana.

Immagini dal sito www.comune.montevarchi.ar.it; iconesacremirabile.wordpress.com

 

di Fra Agnello Stoia