IL “CONTRATTO” DI GOVERNO E LE COMPATIBILITÀ DI BILANCIO

Daron Mourandin, World Of Illustration
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Per l’esecutivo gialloverde, “novità assoluta” nello scenario politico nazionale, si profila la grande sfida della sostenibilità di promesse a lungo ribadite di fronte all’opinione pubblica e confermate con il contratto di governo tra Lega e 5 Stelle. Siamo giunti ormai al momento della verità, della verifica della compatibilità tra vincoli costituzionali ed europei, contenimento del debito ed impegni di riforma assai costosi ed ambiziosi.
Ed è un momento particolarmente delicato e gravido di tensione, per le riserve autorevoli che la sfida governativa sta suscitando e per le incognite che ne derivano. La nota di aggiornamento al Def indicherà un rapporto deficit-Pil del 2,4%, per il prossimo triennio, lo 0,8% in più rispetto al corrente anno. 27 miliardi in più di deficit, il primo incremento, dopo gli allarmi suscitati dalla crisi greca per le sorti della moneta unica e del debito sovrano europeo. L’esigenza di più ampi margini di liquidità, ai fini di realizzare le costose riforme promesse, ha indotto le forze di governo ad oltrepassare il paletto auspicato prudentemente dal Ministro Tria (deficit-Pil all’1,6%) e a sfidare, in mare aperto, i tanti moniti provenienti dalle opposizioni, dalle autorità dell’UE, come da tecnici e costituzionalisti, nella speranza di dimostrare che l’auspicato effetto di crescita economica e produttiva derivante da quelle radicali riforme – flat tax, reddito di cittadinanza, riforma della legge Fornero, in particolare – compensino le eventuali ricadute negative del maggiore deficit sullo spread e sugli investimenti finanziari. Il Presidente della Repubblica dovrà valutare la legittimità della scelta del governo, sotto il profilo costituzionale, alla luce della riforma degli articoli 81 e 97 della Carta Costituzionale (legge costituzionale 1/2012) che prescrive il rispetto degli equilibri di bilancio e l’obbligo delle pubbliche amministrazioni di assicurare la sostenibilità del debito pubblico. Un compito difficile, stretto tra i diversi ed opposti orientamenti che si sono delineati in questi giorni. Da un lato i timori per una riduzione dell’assorbimento dei nostri titoli di Stato da parte dei mercati, con conseguente incremento dei tassi e nuove strette creditizie e con la possibilità di una procedura europea di infrazione per disavanzo eccessivo; dall’altra l’aspettativa di una crescita del Pil, come effetto virtuoso delle costose riforme perseguite dai “gialloverdi” e garanzia del contenimento del rapporto tra il debito e lo stesso Pil. Al di là delle preoccupazioni di carattere finanziario, una particolare attenzione ed attrazione suscitano, nell’opinione pubblica e nei settori produttivi, le menzionate riforme promesse dal governo. Il superamento di un sistema fiscale troppo gravoso e spesso ostativo per le iniziative produttive. E, in particolare, il reddito di cittadinanza, l’intento di “cancellare la povertà”, trionfalmente proclamato dal Ministro Di Maio, realizzerebbe una delle più grandi utopie perseguite, negli anni, da più generazioni e dalle più diverse ideologie, interpretate da forze schierate tanto a destra, quanto a sinistra.
Difficile immaginare quali saranno gli effetti della sfida, chi avrà avuto torto e chi ragione. Possiamo solo sperare che le previsioni ottimistiche siano state assunte, in virtù di chiare consapevolezze e cognizioni, tralasciando i calcoli elettoralistici a breve termine.

di Alessandro Forlani