In Italia la cultura è a due velocità

TURISTI VISITANO LA CAPPELLA SISTINA FOTO DI © REMO CASILLI/SINTESI

In Italia la cultura è a due velocità

Presentato, presso la Camera di Commercio di Milano, il rapporto annuale 2018 di Federculture “Impresa Cultura”. Al Nord la spesa per i servizi culturali è 150 euro al mese, solo 90 al Sud. Sangalli: “Sostenere la cultura non è una voce di spesa ma d’investimento”.

Secondo il rapporto annuale 2018 di Federculture ‘Impresa Cultura’, la spesa delle famiglie italiane per i servizi culturali, tra cui cinema, teatro, musei e concerti, è maggiore nel Nord Italia, dove si spendono circa 150 euro al mese, mentre al Sud la spesa scende a 90 euro. Un divario che, secondo il ministro dei Beni e Attività Culturali Alberto Bonisoli “è un vero problema: è la dimostrazione che l’Italia è un Paese che ha delle linee di faglia e ha grosse tensioni interne”, ha spiegato arrivando alla presentazione del rapporto alla Camera di Commercio di Milano. “Per questo abbiamo pensato a una manovra economica che ha l’obiettivo di far ripartire l’economia ma anche di andare in contro tendenza rispetto a questa separazione dell’Italia a due velocità”, ha concluso il ministro. Secondo Carlo Sangalli, presidente Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi, “sostenere la cultura non è una voce di spesa ma di investimento. Al governo chiediamo una testimonianza di impegno per sostenere il forte impegno per la cultura che le Camere di Commercio stanno realizzando”. Entrando nel dettaglio del rapporto, siamo un Paese molto al di sotto della media dell’eurozona in termini di spesa in cultura e ricreazione: se la media in Ue e’ dell’8,5% della spesa annuale complessiva di una famiglia, in Italia ci si ferma al 6,7%. La più “virtuosa” rimane la Svezia con l’11%. La quota di spesa dedicata a musei, cinema, teatro e concerti, per una famiglia media italiana e’ aumentata del 3,1% nel 2017, che in termini assoluti corrisponde a 31 miliardi di euro: un trend in crescita per il terzo anno consecutivo dopo il crollo del 2012-2013. Il valore annuale complessivo, che comprende quindi anche la spesa per libri e musica, e’ di 71,4 miliardi con una crescita del 2,6% rispetto al 2016. Resta però forte il divario tra nord e sud del Paese: se la spesa media mensile di una famiglia è di 129,7 euro, al nord si raggiungono i 150 euro con il picco in Trentino Alto Adige di 191, ma si scende drasticamente al sud, con 90 euro mensili, che arrivano a 66 in Sicilia. Al botteghino si spende di più (+0,71%), probabilmente perche’ aumentano i costi, ma non gli ingressi, che invece diminuiscono di circa 4 punti percentuali, come le attivita’ di spettacolo, in calo di 2 punti e mezzo. Potrebbe sembrare rassicurante, ma forse non lo è davvero, il dato che arriva dai libri: cresce leggermente la quota di coloro che leggono almeno un libro all’anno, da 40,5% a 41%; aumentano quelli che leggono almeno 3 libri, ma diminuiscono i ‘lettori forti’, ovvero quelli che ne leggono più di 12. Seriamente preoccupante invece il dato dell’incultura: il 38,5% degli italiani adulti con almeno 25 anni d’età non partecipa ad alcun tipo di attivita’ culturale; ancora peggio la quota di coloro che non vanno al cinema, non visitano un museo ne’ un sito archeologico almeno una volta all’anno: circa il 70% degli adulti, che diventa 82% al sud. Qualche speranza arriva dal turismo: quello culturale rappresenta il 35,4% della quota totale; crescono del 10% i visitatori di musei statali e “la spesa culturale di turisti aumenta dell’11 per cento” ha sottolineato il presidente di Federculture, Andrea Cancellato. “Non abbiamo particolarmente apprezzato che il turismo sia passato dal ministero dei Beni culturali alle Politiche agricole; ci vorrebbe una cabina di regia a Palazzo Chigi” ha criticato Claudio Bocci, direttore di Federculture. La spesa in cultura delle amministrazioni comunali scende del 4% rispetto al 2015 e anche le erogazioni dalle fondazioni bancarie, -9% rispetto al 2016. Quanto ai fondi pubblici, nel 2017 e 2018 lo stanziamento del Mibac è stato confermato nell’entità degli anni precedenti: il bilancio ministeriale è di 2 miliardi e anche nel previsionale 2018 risulta uno stanziamento di 2,4 miliardi.

dal sito www.confcommercio.it