La Gazzotti di Bologna riparte, 18 ex dipendenti la rilevano all’asta

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La Gazzotti di Bologna riparte, 18 ex dipendenti la rilevano all’asta

Un caso di workers buyout: lunedì sarà perfezionato il trasferimento del ramo di azienda con atto notarile

Bologna, 26 ottobre 2018 – La ‘Gazzotti 18 società cooperativa’, costituita da 18 ex dipendenti della società in liquidazione fallimentare, si è aggiudicata, all’asta promossa dal Tribunale di Bologna, il marchio e gli impianti della Bopar spa, già Gazzotti spa, di Trebbo di Reno.

Lunedì sarà perfezionato il trasferimento del ramo di azienda con atto notarile. Un caso di workers buyout: la cooperativa è stata costituita da 18 ex lavoratori della società in liquidazione, che hanno deciso di associarsi per portare avanti l’attività della più che centenaria azienda bolognese di parquet. Legacoop ha supportato i lavoratori nella definizione del piano di impresa e nel reperimento delle risorse finanziarie. «Sono soddisfatto del buon esito» spiega il curatore Antonio Gaiani.

Si realizza così il sogno di molti lavoratori: rilevare la propria azienda in crisi e salvarla dal fallimento. A maggior ragione se si tratta di un marchio storico come Gazzotti: fondato nel 1910 a Bologna e diventato negli anni leader del mercato del parquet, con clienti in passato del calibro della casa reale sabauda e del San Carlo di Napoli e oggi delle boutique di Valentino e Dolce e Gabbana. Un nome famosissimo sotto le Due Torri, anche a causa del tragico sequestro che nel 1987 causò la morte del titolare, Eugenio Gazzotti.

Gli affari negli ultimi anni però sono andati a rotoli, complice anche lo stop all’esportazione di rovere deciso dal governo croato nel 2016. E così, l’azienda che nel frattempo ha subito cambi di proprietà e profonde modifiche societarie è definitivamente fallita lo scorso 15 marzo. L’idea di riappropriarsi dell’azienda dove hanno lavorato fino a pochi mesi fa è venuta a una ventina di dipendenti. Si sono così rivolti a Legacoop che, sulla base della legge Marcora del 1985, ha messo a punto un programma di accompagnamento che permette ai lavoratori di costituirsi in cooperative e provare a salvare le imprese in crisi, mettendo sul piatto una buona parte delle proprie quote Naspi, ovvero le indennità mensili di disoccupazione. Una pratica che in Italia ha portato al salvataggio di oltre 350 aziende e circa 15mila posti di lavoro.

dal sito www.ilrestodelcarlino.it