DALL’IMMAGINAZIONE AL POTERE
“Veri sono solo i pensieri che non comprendono se stessi.” (Theodor Adorno)

Opera di Adam Niklewicz
                     Opera di Adam Niklewicz

Ricordate Paperoga, il personaggio immaginario dei cartoni animati della Disney, (noto per il suo metodo basato soprattutto sulla manualistica spicciola e sui corsi per corrispondenza) ebbene quanto gli somigliano molti esponenti di partito e di Governo. Scusate il paragone, ma come un flash, mi sono tornati in mente tanti paperoga alle prese con questioni molto molto più grandi di loro. Spirito a parte, vi offro delle mie modeste analisi.
Matteo Salvini ha un problema, arrivare alle elezioni europee tenendo in piedi l’attuale Governo. Solo per avere i voti dell’alleato Cinque Stelle e del Centrodestra? Sicuramente più avveduto di Di Maio, da cui si dissociò per chiedere l’impeachment per il Presidente della Repubblica. Una prova di intelligenza politica e di rispetto verso Mattarella.
L’obiettivo del leader leghista è superare nettamente il 30% per poter governare senza condizionamenti e sostituire alla Presidenza del Consiglio Prof. Conte con se stesso o con un tecnico d’area, l’ideale potrebbe essere il Prof.Giulio Sapelli, economista di livello d’area di Centrodestra già indicato secondo Bruno Vespa, prima ancora del Prof. Conte. Per Salvini occorre uscire dal voto con un consenso tale da consacrarlo leader di un partito diventato la principale forza politica del Paese. Il problema di Luigi Di Maio è invece di stare in trincea per contenere l’esodo dei dirigenti penta stellati e la perdita di voti verso i leghisti per non essere travolto dalla pesante reazione della componente movimentista in caso di sconfitta. Salvini, ormai saggio imbonitore, evita sistematicamente di reagire alle provocazioni dei coinquilini di Palazzo Chigi nel tentativo di lasciare il cerino della crisi nelle loro mani. Una probabile considerazione: il Presidente Mattarella scioglierebbe il Parlamento in seguito a crisi dell’esecutivo solo dopo i due anni di esercizio governativo, prima no sicuramente, proprio per dare il tempo alla coalizione di assestare i progetti e le relative applicazioni legislative .
Ormai Di Maio è costretto a sfruttare ogni occasione per attaccare tutti se non vuole uscire stravolto (e ridimensionato) dal voto europeo prima ancora che inizi la campagna elettorale. Le vicende familiari di Di Maio e Di Battista hanno portato i Cinquestelle a rivedere di molto la loro euforia di governo. Anzi quest’ultimo, che doveva essere il leader alternativo ma di supporto all’ala governativa è stato fortemente ridimensionato. Nessuno è in grado di fare previsioni al momento. Non tanto per Salvini, il cui percorso è fin troppo intelligibile ma per il Movimento Cinque Stelle, che appare sempre di più come una aggregazione di sanculotti con rabbie represse ma priva di una identità (solo bramosia del potere) tale da assicurare una politica credibile con un progetto per il Paese, recuperando con consapevolezza il rapporto con l’Europa . Solo dopo le Elezioni europee e la formazione di una nuova Commissione europea si capiranno i giochi. Se a tale quadro aggiungiamo il fine mandato di Draghi alla Bce (a meno di una prorogatio) molto probabilmente avremo un diverso assetto del Governo.
Anche perché da tempo (a parte le stragi) in Europa non si sente parlare d ‘ altro che del nostro Paese e di spread in salita continua con le minacce dei tedeschi in modo velato e i apertamente da parte dei francesi (come se questi stessero meglio di noi anni luce, dimenticando i “gilet gialli” di questi giorni accompagnate dalle guerriglie a tutto campo in tutta la Francia).
L’Italia da parte dei paesi europei è considerato un bocconcino appetibile (di molte aziende e con un enorme patrimonio immobiliare di proprietà delle famiglie italiane) da spartirsi e appropriarsi .
Il caso greco di pochissimi anni fa, nel bene e nel male. Ha insegnato infatti che in Europa molti Leader nazionali sono convinti di una predestinazione interessata al fallimento dei Paesi Mediterranei. Una sorta di superiorità di razza che ha reso nota l’Italia per pizza, mafia e mandolino e grazie anche allo scarso orgoglio dei nostri politici dagli anni ’80 in poi.
L’Europa dimentica che dal crack della Lehman nel 2008 tutte le economie nazionali sono più o meno collassate. Non neghiamocelo: è in crisi il modello di una borghesia che costituiva più parte del ceto medio europeo, provocando una maggiore ricchezza di oligarchie e sempre una più larga povertà, insomma più
ricchi e più poveri. Non basta immaginare una via d’uscita bisogna praticarla, senza timorose sudditanze (come hanno fatto i Governi da Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi fino al massimo interprete della coniglieria: Gentiloni). Vale qui l’aforisma di Totò: “Coraggio ce l’ho. È la paura che mi frega.” E’ la paura che non farà mai di un politico un riconosciuto statista prudente ma non pauroso.
Un effetto positivo, pur nella sua contraddittorietà, questo Governo l’ha prodotto ha messo in pratica un grossolano tentativo di puntare i piedi con l’Europa, comunque un primo passo di orgoglio e eguaglianza che non si vedeva da tempo.

di Francesco Petrucci