FUOCHI FATUI

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Da sempre durante le festività si tenta di offrire un segnale di vitalità di governo e parlamento per cercare di portare in porto almeno alcune delle risposte promesse da tempo. In tanto reclamizzato dinamismo non si riduce l’eccitamento mediatico a vantaggio di tv e giornalisti convocati per tempo allo scopo di reclamizzare l’accordo con la tanto disprezzata Unione europea con il risultato però di un esito ambiguo e contraddittorio di cui vedremo gli effetti nel 2019 .
Il ministro dell’interno ha bisogno ogni giorno di essere il vero padrone del vapore bicolore Penta stellati –Lega anche nei confronti della Raggi bandiera un po’ appannata del movimento grillino e che certo non risorgerà per merito di Salvini.
Ben più rilevante infatti è il colpo che il ministro dell’interno riserva al collega delle infrastrutture noto ormai in tutta Europa per la rapidità trumpiana con cui ha sciolto i vertici delle ferrovie dello stato, ha inseguito Salvini nella decisione della chiusura dei porti, ed ora torna a tenere comunque banco sul problema della Tav a cui si dice assolutamente favorevole. Non potrebbe esserci sconfessione maggiore del “povero “Toninelli che aveva annunciato ai quattro venti che “la Tav non s’ha da fare”.
Con tono più energico e risoluto dei “bravi”manzoniani che per conto di don Rodrigo dovevano impedire il matrimonio tra Renzo e Lucia. Ma questi nuovi politici sono abbastanza disinvolti e ritengono di potere passare dal nero al rosso e viceversa, senza pagare dazio e, anzi di avere comunque ragione. Pur con il ministro divenuto improvvisamente silente, dalla Francia e dall’Unione europea si faceva notare che c’è un contratto internazionale in gioco, non una specie di sondaggio alla Casaleggio-associati, e una bella montagna di finanziamenti, non solo da parte dei francesi e dell’Italia, ma della stessa Unione europea che sostiene il progetto con quasi il 45% della spesa complessiva. Toninelli sarà certo rimasto sconvolto e per la prima volta silente. Mentre il presidente del Consiglio che aveva dato ad intendere ai grillini che “si poteva fare”aggiungeva, non senza imbarazzo ed ulteriore perdita di autorevolezza, che la questione non era ancora giunta sul suo tavolo e che si sarebbe proceduto con una riflessione collegiale sulla base di una relazione del
ministro competente, cioè l’avventato Toninelli.
In modo maldestro cercava di mettere una pezza l’altro vice Di Maio, che dopo aver agguantato le nomine per i vertici Rai, finalmente decise annunciando che finalmente si sarebbe aperta una rivoluzione nel mondo del lavoro.
Un contributo davvero alto e qualificato, su un tema cruciale per tutta la società italiana e maldestramente affrontato ancora una volta superficiale freddezza.

 

Immagine dal sito www.meteolive.it

 

di Nuccio Fava