OCCHIO, MALOCCHIO, PREZZEMOLO E…

Escher, Occhi
                             Escher, Occhi

Coltivare l’antipatia degli italiani verso la Francia, traboccante di complessi di superiorità nei confronti dell’italica Penisola, è quantomeno scontato. Dai tempi della Disfida di Barletta ( esaltata dalla propaganda fascista) che nel comune percepire della società italiana rappresenta un sentimento di antipatia per l’arroganza con cui i governi francesi trattarono e trattano quelli nostrani.
Nel ricordo di questo episodio storico (complesso e discutibile ) i giovani cavalieri Di Maio e Di Battista, grandi di Spagna in tale consesso patriottico, sembrano aver scelto solo quella più immediata e grottesca, l’accusa di colonialismo della Francia nel Centro-Africa, non si erano mai accorti che il loro pensiero e contiguo a quello del Fascio ? E la guerra contro Gheddafi, propugnata dai governi francesi velocemente e senza pensare alle conseguenze tutt’ora in essere dal già emerito Presidente della Repubblica Napolitano, cosa dicono?
Nella rivendicativa pochade dei due cavalieri mancano ancora la restituzione della Corsica, di Mentone e parte del Nizzardo …si fa per dire.
Almeno Salvini chiede la restituzione dei terroristi italiani accomodatisi in Francia.
Insomma, con la Francia si potrebbero imitare le strategie di Cavour e del primo Mussolini, ma i nostri due cavalieri non credo abbiano molta confidenza con la storia recente, diciamo così….. Poi l’esilarante viaggio del Dibba e di Giggino Di Maio ( in previsione sempre delle prossime elezioni ) verso Bruxelles per un attacco agli sprechi europei, sarà ricordato nella storia della satira come Totò e Peppino De Filippo in viaggio per Milano, sarò un poco difficile dire chi ha fatto ridere di più…
Serpeggia il sospetto (si fa per non dire quasi certezza) che l’obiettivo pentastellato sia solo quello di recuperare qualche voto alle prossime elezioni europee.
Mentre il cuore di moltissimi italiani palpita per il Presidente Mattarella seguito a distanza dal Premier Conte e dopo Salvini e Di Maio per i quali il cuore batte con qualche problema alle coronarie.
Permettetemi un inciso , desidero fare i complimenti ai coiffeures di Gentiloni e Conte per l’impomatatina della permante, anche questo fa attrazione fatale …, li chiameremo vaporosi belli capelli? Forse consapevoli del sorpasso leghista, i grillini si esercitano a strillare più forte senza concretezze, cercando di nascondere dietro gli urli i bluff delle ultima trovate.
Perfino la nomina del Maestro Lino Banfi all’Unesco rappresenta anche la sintesi del pensiero gialloverde “occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio”. Questi comici da Grillo a Banfi…
Ma le elezioni europee del prossimo 23 maggio saranno una seria quanto sconvolgente
incognita .
Pare, secondo molti sondaggi europei, che ci troveremo in una situazione complessa, il potere e le poltrone europee non saranno più spartite solo tra Partito Popolare Europeo e Partito Socialista Europeo. Perfino gli alunni delle scuole d’infanzia hanno capito che i bignè alla crema del potere andranno divisi anche con le componenti populiste e sovraniste.
Nuove presenze politiche più forti e le vecchie indebolite.
Ormai il compromesso storico tra popolari e socialisti è finito.
Così come è naufragato il peloso amore dei Grillini per i Gilets jaunes, per indisponibilità di questi ultimi.
Salvini, inserito ne l”Gruppo delle nazioni” amoreggia con il partito di Kurzin in Austria e Orban in Ungheria e guarda con interesse al tedesco Manfred Weber ormai faro della Cdu e candidato autorevole alla successione a Jean Claude Juncker. Gli iniziali “cip cip” della Lega con la francese Marine Le Pen sono ormai un ricordo lontano.
Liberali e socialisti francesi si sono visti crollare il mondo per la miseranda fine che sta facendo il movimento “En marche” del Presidente francese Macron alle prese con le rivolte sociali sempre più frequenti.
In questo bailamme europeo si evince che non basterà vincere solo nei singoli Paesi ma capire strategicamente in quali raggruppamenti approdare.
Una situazione paradossale in cui i Paesi europei abituati al chi vince e chi perde chiaramente, potranno prendere lezioni dal nostro Paese dove l’imprevisto è dietro l’angolo con un Pd in crisi confusionale ( l’attuale scomposizione precongressuale porta semplicemente a sottolineare la pochezza dei concorrenti aspiranti segretari ) e un Draghi, se non rinnovato dalla Bce, sarà a disposizionea fine anno per governare in una coalizione di salute pubblica.
E in mare si consumano ecatombi bibliche di migranti perché non esiste e mai esistito un piano partecipato di soccorsi. E mentre si litiga la gente muore.

 

di Francesco Petrucci