Parere del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero sulla proposta di diminuzione del numero dei parlamentari eletti all’estero

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Parere del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero
sulla proposta di diminuzione
del numero dei parlamentari eletti all’estero

 

Il Consiglio Generale degli italiani all’Estero ritiene e afferma che nella discussione sul DL 264, mirante a riformare gli Artt. 48, 56 e 57 della Costituzione italiana per diminuire il numero dei parlamentari, non si deve ridurre il già esiguo numero dei parlamentari eletti all’estero in rappresentanza diretta dei cittadini italiani residenti all’estero, il cui numero è sostanzialmente raddoppiato fino a raggiungere quasi 6 milioni di connazionali, ai quali si somma la quantità esponenzialmente crescente dei cittadini temporaneamente all’estero. Un totale che corrisponde o supera quello dei residenti nelle più popolose Regioni italiane, quali Lazio o Campania, e deve quindi essere riflesso da un adeguato numero di rappresentanti nelle due Camere;

RIFERIMENTI NORMATIVI
Il diritto di voto per tutti i cittadini italiani, ovunque risiedano, è sancito dall’Art. 48 della Costituzione italiana, comma 1: “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età”.
La riforma dell’Art. 48, approvata con legge costituzionale del 17 gennaio 2000, recita al comma 3: “La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una Circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge”.
Le modalità dell’esercizio del diritto di voto in loco da parte dei cittadini italiani residenti all’estero sono stabilite dalla legge 27 dicembre 2001, n. 459, e dal relativo regolamento di attuazione emanato con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 104 del 2 aprile 2003.
La riforma degli Artt. 56 e 57, approvata con legge costituzionale del 23 gennaio 2001, ha fissato il numero dei parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero rispettivamente in 12 alla Camera dei Deputati e 6 al Senato della Repubblica.
Prima delle citate riforme degli Artt. 48, 56 e 57 della Costituzione, i cittadini italiani residenti all’estero potevano esercitare il diritto di voto soltanto recandosi presso i seggi elettorali costituiti nei Comuni in cui risultavano iscritti all’AIRE. La Legge 459/2001 mantiene questa opzione per il cittadino residente all’estero, che intenda avvalersene e lo dichiari nei termini e modi di legge, ma ha fissato per la Circoscrizione estero la procedura del voto per corrispondenza amministrata tramite le autorità diplomatico-consolari presenti nei Paesi di residenza.
Il voto per corrispondenza è stato esercitato dagli italiani all’estero a partire dalle consultazioni referendarie del 15 giugno 2003 e del 12-13 giugno 2005, quindi nelle elezioni politiche del 2006, quando per la prima volta sono stati eletti i 12 deputati e i 6 senatori attribuiti alla Circoscrizione estero. A questo primo appuntamento elettorale partecipò circa un milione di italiani residenti fuori d’Italia. Il numero dei votanti è aumentato nelle successive consultazioni politiche del 2008, 2013 e 2018. Alle elezioni del 4 marzo 2018, gli iscritti all’anagrafe degli italiani all’estero – AIRE – che avevano diritto di voto erano 4,3 milioni, 700mila in più (pari al 20%), rispetto alle politiche del 2013. In quell’occasione hanno votato anche gli elettori temporaneamente all’estero da un periodo superiore a tre mesi.

LA STRUTTURA DELLA RAPPRESENTANZA DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO
La modifica costituzionale e la successiva legge ordinaria, che insieme regolano I ‘esercizio del diritto di voto per gli italiani all’estero, hanno così completato la struttura di rappresentanza dei cittadini italiani residenti fuori d’Italia, sviluppata nell’arco di sedici anni: nel 1985, infatti, vi era stata la istituzione dei Comitati dell’Emigrazione italiana, poi Com.lt.Es.; nel 1989 la costituzione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – CGIE; nel 2000/2001 la modifica degli art. 48, 56 e 57 della Costituzione, con l’indicazione in essa di 12 deputati e 6 senatori; nel 2001 la legge ordinaria 27 dicembre n. 459 recante norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero.
Questo articolato sistema ha consentito di rispondere alla crescente domanda, maturata nelle nostre comunità all’estero dagli anni Ottanta in poi, di partecipazione diretta alla vita politica, economica, sociale e culturale dell’Italia, come forma concreta di appartenenza e dimostrazione di effettiva volontà di contribuire pienamente alla vita del paese d ‘origine.
Tali ragioni di fondo trovano oggi un riscontro di particolare evidenza nel fatto che il flusso dei cittadini italiani verso l’estero sta conoscendo nuove forme di mobilità che interessano tutte le categorie sociali, in particolare giovani accademici e ricercatori, professionisti e altre figure qualificate, da ultimo anche i pensionati: tutte persone al corrente della vita politica italiana e desiderose di contribuire alla sua evoluzione e alla proiezione internazionale del “Sistema ltalia”. In questa ottica, l’esercizio del diritto di voto e la rappresentanza diretta costituiscono elementi fondamentali per la costruzione di relazioni solide e durature con le nuove migrazioni e le nuove generazioni.
È da notare che molti importanti partner del nostro Paese prevedono già da tempo normative e procedure elettorali atte a consentire ai propri cittadini di votare nelle consultazioni politiche e referendarie nazionali. Il sistema italiano di rappresentanza dei cittadini residenti all’estero, inoltre, viene considerato lungimirante ed efficace, al punto che parecchi altri Paesi si stanno ispirando ad esso per i loro concittadini.

LA RAPPRESENTANZA PARLAMENTARE DEI CITTADINI ITALIANI ALL’ESTERO
Le iniziali proposte contenute nei disegni di legge sulla rappresentanza parlamentare diretta di cittadini italiani all’estro prevedevano tutte una rappresentanza complessiva di 30 parlamentari, composta di 20 deputati e 10 senatori.
Il compromesso raggiunto tra le forze parlamentari e incardinato nella riforma costituzionale ha portato alla definitiva attribuzione del numero di diciotto, di cui 12 alla Camera e 6 al Senato.
Raggiunto l’importante obiettivo dell’effettività dell’esercizio del voto dei cittadini italiani all’estero si apriva quindi un’altra contraddizione riguardante la parità del rapporto di rappresentanza rispetto ai cittadini residenti nel territorio metropolitano. Tale squilibrio, già nelle prime elezioni politiche del 2006, si evidenziava nei seguenti termini: un deputato in Italia rappresentava 76.000 elettori, all’estero 225.000: un senatore in Italia 136.000, all’estero 405.000.
Nei dodici anni trascorsi da quella iniziale consultazione politica, l’elettorato in Italia è rimasto sostanzialmente stazionario (-1,04%), mentre all’estero è cresciuto nello stesso periodo del 56%. Lo squilibrio nel rapporto di rappresentanza è diventato, dunque, più profondo e in prospettiva tenderà ad acutizzarsi ulteriormente per il costante aumento degli iscritti all’AIRE, degli esponenti della nuova mobilità non iscritti all’AIRE e dei temporaneamente residenti all’estero per periodi di tempo anche abbastanza lunghi.
In base all’ultima consultazione elettorale del 2018, infatti, calcolando l’indice di rappresentanza sulla popolazione, un deputato eletto in Italia rappresenta 96.000 abitanti, all’estero circa 400.000 iscritti AIRE; un senatore eletto in Italia rappresenta 192.000 abitanti, all’estero 800.000.
È appena il caso di ricordare che la demarcazione di una differente cittadinanza sulla base della residenza territoriale non solo non trova alcun possibile riferimento nella Costituzione, ma è decisamente contraddetta dai suoi principi ispiratori.
Le ipotesi configurate nel DL 264/2018, dirette a una riduzione del numero degli eletti nelle due Camere, prevedono una riduzione dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero da 12 a 8 deputati e da 6 a 4 senatori. Se tali indicazioni trovassero sbocco nella riforma costituzionale che si persegue, la differenza tra i cittadini residenti in Italia e quelli residenti all’estero si aggreverebbe ulteriormente e drammaticamente: un deputato eletto in Italia, infatti, rappresenterebbe 151.000 abitanti, uno eletto all’estero 687.000 iscritti AIRE; un senatore eletto in Italia 302.000 abitanti, uno all’estero 1.375.000 iscritti AIRE.
Una tale riduzione, inoltre, comporterebbe anche uno stravolgimento dei criteri ispiratori del sistema di formazione della rappresentanza, che è basato, com’è noto, su una legge elettorale compiutamente proporzionale, con espressione di preferenze individuali, che consentono all’elettore una scelta diretta e personalizzata. L’assegnazione di un solo seggio senatoriale per ciascuna ripartizione elettorale, nonostante la forte differenza del numero degli elettori tra le stesse ripartizioni, le trasformerebbe di fatto in collegi uninominali.
La stessa cosa accadrebbe alla Camera per le due ripartizioni con minor numero di elettori.
Il profilo istituzionale relativo al versante degli italiani all’estero sarebbe, inoltre, in evidente contraddizione con le strategie che, con sempre maggiore convinzione, si perseguono da alcuni anni in ordine alla promozione integrata del Sistema Italia nel mondo, strategie ancorate ad una più incisiva “diplomazia economica”, a una rinnovata e più estesa “diplomazia culturale” e a una diretta partecipazione delle comunità di origine italiana e dei protagonisti delle nuove emigrazioni.

CONCLUSIONI
La realtà degli italiani all’estero è internazionale e sovranazionale. Essa rende I’Italia un Paese davvero globalizzato. Il senso del ruolo e dell’esistenza stessa delle comunità è prima di tutto il risultato della profondità del legame e dell’intensità dei rapporti con il Paese d’origine, oltre che degli interessi culturali, sociali e politici che uniscono l’ltalia agli italiani all’estero e dai quali l’Italia ricava importanti contributi anche economici oltre che di immagine.
L’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all’estero è parte integrante del quadro costituzionale. Qualsiasi disconoscimento o limitazione del diritto primario di ogni cittadino con il taglio della rappresentanza diretta costituirebbe un grave colpo dal quale la rete delle presenze dell’ltalia all’estero non riuscirebbe a risollevarsi.
Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero non è contrario a una riduzione del numero complessivo dei parlamentari italiani, ma esprime un parere nettamente negativo alla riduzione degli eletti nella Circoscrizione estero perché una tale decisione approfondirebbe il vulnus nel sistema di rappresentanza che si è determinato nel momento in cui sono stati adottati parametri diversi e penalizzanti rispetto ai cittadini residenti all’estero.
Semmai, un’eventuale riforma della rappresentanza e del Parlamento dovrebbe avere per gli italiani all’estero un segno del tutto diverso, vale a dire essere l’occasione per ristabilire quell’equilibrio e quella parità nei criteri di rappresentanza tra i cittadini, qualunque sia la loro residenza territoriale, che finora c’è negata.
Pertanto, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, in virtù delle prerogative a esso riconosciute dalla sua legge istitutiva, chiede che nessuna ulteriore penalizzazione sia introdotta rispetto alle dimensioni della presenza degli eletti all’estero nel Parlamento nazionale, e chiede che il numero di 12 depistati e 6 senatori venga mantenuto aggiungendolo ai 400 deputati e ai 200 senatori proposti nel DL 264/2018.

da Michele Schiavone
Segretario Generale CGIE