LA NUOVA ALLEANZA ALLA PROVA DELLE ELEZIONI EUROPEE

Opera di Giacobbe Tiragraffi
                        Opera di Giacobbe Tiragraffi

Sulla prospettiva di legislatura del governo in carica, gravano soprattutto due incognite incombenti: l’efficacia e la sostenibilità delle ambiziose riforme economico-sociali, recentemente varate per tenere fede agli impegni elettorali e le più marcate divergenze che emergono tra Lega e 5 Stelle su alcuni temi scottanti di politica interna e internazionale. Le frizioni tra le due forze di governo si evidenziano, peraltro, in uno scenario davvero anomalo che profila la persistente alleanza, nelle elezioni regionali, tra la Lega e una parte degli oppositori dell’esecutivo (Forza Italia e FDI), in competizione serrata con l’alleato pentastellato. Una condizione atipica e bizzarra che procura a Salvini (e alle coalizioni regionali cui partecipa) continue vittorie e una posizione dominante nei sondaggi e ai 5 Stelle continue sconfitte, con drastiche e sensibili riduzioni di voti. Sconfitte che potrebbero suscitare l’insofferenza dei “duri e puri” del Movimento grillino nei confronti di un alleato, divenuto ormai, nell’immaginario collettivo, il loro più temibile concorrente, soprattutto nelle imminenti elezioni europee.
Tra i due alleati-contendenti si insinua la leggera ripresa del PD, rinvigorito dalla nuova leadership di Zingaretti, un personaggio con l’immagine del vincente, che non suscita eccessive diffidenze nei moderati e appare, al tempo stesso, non lontano da una certa sinistra tradizionale, i cui fuorusciti sembrerebbe in grado di recuperare. Il Governatore del Lazio potrebbe, peraltro, allargare la base del centrosinistra, nella fase delle europee e anche oltre, promuovendo una lista federativa comprensiva di altre formazioni e movimenti. Questo tipo di collegamenti – sia pure in un diverso contesto istituzionale e con diverso sistema elettorale – è stato realizzato, in modo efficace, nelle recenti elezioni regionali della Basilicata, dove il candidato alla presidenza del centrosinistra ha riportato un risultato più che dignitoso – seppure non vittorioso – molto superiore alla percentuale della lista del Pd, invero assai modesto. Con una strategia di largo respiro e aperta ad altri contributi, Zingaretti potrebbe puntare al “sorpasso” dei 5 Stelle nelle europee, accreditandosi come principale contendente, rispetto ad un centrodestra alla riscossa, benché sia ancora troppo presto per profilare un ritorno al bipolarismo dell’alternanza, dato che il “terzo incomodo”, 5 Stelle, sembra, per ora, presidiare stabilmente uno zoccolo duro attorno al 20%.
Dopo le europee, se fossero, in linea di massima, confermati gli orientamenti degli ultimi sondaggi e delle recenti consultazioni regionali che si sono susseguite, il pallino tornerà ai due “maggiori azionisti” dell’esecutivo gialloverde. Salvini sembra orientato a conservare l’attuale alleanza di governo, nonostante le asprezze che si profilano, rispetto alla prossima manovra finanziaria che dovrà sostenere il costo delle audaci riforme testé varate e contenere la crescita del debito, a fronte di un’economia che segna ancora una volta il passo. L’alternativa potrebbe ravvisarsi nelle elezioni politiche anticipate, dalle quali, con i dati di oggi, uscirebbe vincitore il centrodestra e alla Lega toccherebbe la maggioranza relativa dei seggi, capovolgendo i rapporti di forza parlamentare con i 5 Stelle. Ma, al momento, Salvini appare ancora attratto dal nuovo esperimento con i nuovi amici del “cambiamento”, piuttosto che da un ritorno al passato.
E Di Maio, con il suo giovane movimento? Un esito delle elezioni europee, sulla scia di quello lucano, li indurrebbe, forse, a rivedere la strategia di alleanza con la Lega in continua ascesa, o prevarrà lo spirito di conservazione degli attuali equilibri parlamentari e, quindi, dell’attuale legislatura, nella consapevolezza che eventuali elezioni politiche a breve possano procurare un’ulteriore sconfitta?

di Alessandro Forlani