BUCHE SULLA VIA DELLA SETA…

Via della Seta - Rai 3 - 350X200

Ancora negli anni 70, coda dell’enfasi sessantottina e dell’estremismo rivoluzionario, la Cina di Mao aveva un qualche ascolto anche con il libretto rosso, il basco e la giacca maoista e la divisa interamente militare. Anche la moglie di Mao mandava ai campi di lavoro gli intellettuali per rieducarli con i contadini. Qualche variopinta comune sorgeva tra i boschi d’Italia.
La moda italiana non ebbe grande fortuna e, del resto, anche in Cina si aprì ben presto la fase della diplomazia ping-pong, il presidente Nixon incontrò Mao e tutte le tentazioni dei rivoluzionari in Italia si spensero rapidamente. Solo Luigi di Maio con il suo inarrestabile provincialismo scoprì la Cina, o meglio la via della Seta che già agli inizi dell’anno mille e con l’impresa di Marco Polo aveva collegato l’Europa con la Cina Imperiale. Ma molto più di altre fasi storiche irrompevano sulla scena grandi masse di dollari che facevano gola anche all’America di Trump incapace però finora di trovare il grimaldello per intercettare e, a suo modo, controllare le plusvalenze cinesi. La diffusione della potenza cinese e della sua pervasività era osservabile in ogni angolo anche del nostro paese, specie per i prodotti a basso costo di vestiario, calzature, borse, orologi e oggettistica varia. Non solo, perché l’attenzione e l’interesse dei cinesi si rivolgeva sempre più agli alti livelli del lusso e delle imprese a tecnologia avanzata, porto di Trieste e di Genova compresi, e da ultimo anche il settore delle telecomunicazioni che il buon Di Maio spudoratamente continuava a sostenere – insieme al presidente Conte – che si trattava di materia rigorosamente fuori del memorandum.
L’altro contendente, il vice presidente Salvini, si è sentito preso per in giro e non ha addirittura preso parte alla cena ufficiale a conclusione della visita in Italia del Presidente cinese.
Pesa sempre enormemente il voto europeo di maggio e i due leader sono ossessionati dagli opposti sondaggi e dalle rischiose opposte prospettive. Per la Lega soprattutto resta la vicenda sempre più inquietante degli scandali in tema di onestà o meglio di inqualificabile corruzione che contraddicono in termini imbarazzanti e non risolvibili con la presa in giro della autosospensione dal partito mentre il grande capo salta ogni procedura di garanzia ed espelle d’autorità gli incriminati. Altro atteggiamento e’ il tono dei cinque stelle nei confronti del ministro dell’interno, sottoposto a giudizio da parte della magistratura per l’ignomia della Diciotti.E’ questa purtroppo la condizione cui è giunta la politica italiana con il presidente Conte sempre più in tv per ripetere l’ovvio e cioè quanto deciso dai due titolari del potere reale e col compito di offrire foglie di fico e impossibili coperture, come avvenuto con Macron che ha messo sostanzialmente alla porta il povero Conte che sperava di riaprire a favore dei Cinque Stelle la questione della Tav. Ma pacta sunt servanda e tutt’al più rivisitabili di comune accordo. Non per perdere tempo e prendersi in giro.

Immagine dal sito www.rai.it/rai3

di Nuccio Fava