LE AUTONOMIE REGIONALI NON POSSONO PRESCINDERE DA QUELLA DI ROMA CAPITALE

Opera di Wassily Kandinsky
                      Opera di Wassily Kandinsky

Il percorso per le autonomie regionali si è bloccato ed era prevedibile: anche su questa materia Lega e M5s sono troppo distanti. Con questo Governo Lombardia, Veneto e Emilia Romagna non potranno ottenere l’autonomia. Il problema è, però, essenziale per la modernizzazione del Paese e si riproporrà nella prossima legislatura con un’altra maggioranza e un altro Governo che sia espressione reale del voto degli italiani.
Occorre comunque sottolineare che ogni volta che si è posto il problema delle autonomie regionali è stato sempre solo appena sfiorato il tema dei poteri speciali per Roma capitale. E, invece, è una questione ineludibile per innervare le autonomie regionali in un quadro rispettoso dell’Unità d’Italia.
Con l’Unità d’Italia Roma era assurta ai livelli delle più importanti capitali europee e mantenne questo rango, pur tra ombre e luci, fino al 1993. Poi, dalla prima giunta di sinistra guidata da Rutelli abbiamo assistito ad un continuo declino fino ad arrivare, con la Giunta Raggi, all’attuale stato di pressoché totale abbandono e degrado.
E’ un fatto così eclatante che persino il “New York Times” ha voluto dedicare un reportage in cui Roma è descritta non come una grande capitale internazionale ma una capitale mediorientale.
E mentre al Nord sono forti le spinte per migliorare le condizioni economiche, sociali e culturali attraverso la richiesta di riforme istituzionali che assicurano più autonomia alle regioni del Settentrione, imitate su questa linea seppur timidamente anche da alcune regioni del Meridione, a Roma tutto è fermo.
Roma deve reagire e con Roma l’Italia tutta, perché la capitale non è circoscrivibile ai soli romani, ma deve interessare all’intera nazione. Allora è fondamentale un forte impegno per rilanciare Roma, dando concretezza al terzo comma dell’articolo 114 della nostra Costituzione: “Roma è la Capitale della Repubblica”.
Roma è la Capitale d’Italia, ma, poi, in sostanza, è considerata come qualsiasi altra città metropolitana, quando, invece, dovrebbe avere un proprio ordinamento speciale costituzionalizzato come avviene, ad esempio, per Washington o per Berlino.
In sostanza si tratta di riprodurre per Roma quanto già esiste nel nostro ordinamento costituzionale per le Province autonome di Trento e Bolzano. E se per motivi storici, etnici e linguistici è stato possibile dare poteri speciali queste due province, perché non darli anche alla città metropolitana di Roma, che è la Capitale d’Italia?
In questo nuovo assetto istituzionale saranno più responsabili sia i cittadini, sia i partiti che metteranno più attenzione nella scelta del sindaco e dei consiglieri comunali e, in uno scatto d’orgoglio, manderanno a governare la Capitale capaci e sperimentati amministratori.
Ragion politica.

di Ernesto Irmici