Rapporto Istat, Italia ultima per fecondità in Europa

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Rapporto Istat, Italia ultima per fecondità in Europa

Nuovo record per l’indice di vecchiaia. Peggiorano le situazioni di povertà, squilibri lavorativi a danno delle donne

Italia e Spagna ultime per tasso di fecondità in Europa. Lo dice l’Istat nel rapporto “Noi Italia”. La stima per il 2018 del tasso di fecondità totale si attesta su una media di 1,32 figli per donna, in linea con il 2017, un valore sensibilmente inferiore alla cosiddetta “soglia di rimpiazzo” che garantirebbe il ricambio generazionale.

I figli
In Italia, il numero medio di figli per donna è pari a 1,32, valore sensibilmente inferiore alla soglia che garantirebbe il ricambio generazionale (circa 2,1 figli). L’età media della madre è di 31,9 anni, le più giovani risiedono nelle regioni del Mezzogiorno.

Torna a ridursi nel 2017 il numero dei matrimoni. Il quoziente di nuzialità scende a 3,2 matrimoni per mille abitanti. A livello regionale stabili soltanto Liguria, Lazio e provincia autonoma di Bolzano. A livello europeo l’Italia è ancora uno dei Paesi dove ci si sposa meno; solo Portogallo, Slovenia e Lussemburgo hanno un quoziente più basso.

Nel 2018 prosegue la diminuzione della popolazione. Oltre un terzo degli abitanti è concentrato in sole tre regioni: Lombardia, Lazio e Campania. Il Mezzogiorno si conferma l’area più popolata del Paese, ma è anche quella che va perdendo più residenti. A livello europeo l’Italia, con quasi il 12% degli oltre 512 milioni di abitanti dell’Ue, è il quarto paese per importanza demografica dopo Germania, Francia e Regno Unito (dati 2017)”.

La vecchiaia
“Non si ferma la crescita degli indici di vecchiaia e di dipendenza che, al 1° gennaio 2018, raggiungono rispettivamente quota 168,9 (anziani ogni cento giovani) e 56,1 (persone in età non lavorativa ogni cento in età lavorativa). I valori più elevati si registrano al Centro-nord. In ambito europeo, l’Italia si mantiene al primo posto nella graduatoria decrescente per l’indice di vecchiaia e tra i primi sei Paesi per l’indice di dipendenza. Si vive più a lungo al Nord. In ambito Ue l’Italia è al primo posto insieme a Svezia e Malta per i maschi e al quarto posto per le femmine dopo Spagna, Francia e Lussemburgo.

La povertà
Nel 2017 crescono sia l’incidenza di povertà assoluta (6,9% delle famiglie residenti) sia quella relativa (12,3% delle famiglie). Si conferma il forte svantaggio del Mezzogiorno, con il 10,3% delle famiglie in poverta’ assoluta e quasi un quarto in poverta’ relativa. Sicilia e Lazio sono le regioni dove la diseguaglianza è piu’ elevata, mentre nelle regioni del Nord-est prevale una maggiore uniformità.

L’occupazione

Nel 2018 il tasso di occupazione dei 20-64enni sale al 63,0%, un valore di poco superiore a quello del 2008. L’Istat rileva lo squilibrio di genere a sfavore delle donne (72,9% gli uomini occupati, 53,1% le donne), così come il divario territoriale tra Centro-nord e Mezzogiorno. Nel confronto europeo solo la Grecia ha un tasso di occupazione inferiore a quello italiano mentre si è ampliata la distanza con la media dell’Unione, specie per le donne.

dal sito www.repubblica.it