Golpe in Sudan, Omar al Bashir destituito e arrestato. Al via un governo di transizione militare, durerà due anni

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Golpe in Sudan, Omar al Bashir destituito e arrestato. Al via un governo di transizione militare, durerà due anni

L’Associazione dei professionisti sudanesi, che ha guidato le proteste, si oppone: “Bisogna dare il potere a un governo di transizione civile e nazionale”

Il palazzo presidenziale circondato, la radio di Stato presa d’assalto per diffondere un messaggio alla nazione. Il Golpe in atto in Sudan si è realizzato. Il presidente sudanese Omar Al-Bashir è stato destituito e arrestato e con lui diversi membri di governo. L’esercito ha annunciato un governo di transizione. Secondo Suna, l’agenzia ufficiale sudanese, tutti i detenuti politici sarebbero stati liberati.

Il “periodo di transizione” durerà “due anni” durante il quale sarà al potere un “consiglio militare”: lo ha annunciato il ministro della Difesa e primo vicepresidente sudanese, il generale Awad Mohamed Ahmed Ibn Auf, in un messaggio letto in tv e ritrasmesso da Al Jazeera. Inoltre per “tre mesi” è stato imposto lo Stato d’emergenza e un mese di coprifuoco notturno dalle 22 alle 4 del mattino. “La testa del regime è in un posto sicuro” dice il vicepresidente riferendosi all’arresto di Al Bashir.

Secondo la giornalista e presidente di Italians for Darfur, Antonella Napoli tutti i membri del governo del Sudan sono stati arrestati dopo le dimissioni del presidente Omar Al Bashir. Napoli cita Yassir Arman, già leader del Sudan people liberation movement del Nord e oggi segretario per gli Affari esteri della coalizione Sudan Call, che raggruppa 22 partiti di opposizione.

L’Associazione dei professionisti sudanesi, che ha guidato le proteste, si oppone: “Non é possibile affrontare questa crisi con un altro putsch militare che la complica ulteriormente o la riproduce. Bisogna dare il potere a un governo di transizione civile e nazionale”

Nel frattempo, riferisce Arab News, ufficiali sudanesi e altri come l’ex vice presidente di Bashir, Ali Osman Taha, e il capo del Partito del Congresso Nazionale, Ahmed Haroun, sono stati arrestati, così come le guardie personali di Bashir.

L’esercito sudanese – riferiscono diversi media africani – ha circondato il palazzo presidenziale con uomini e mezzi, mentre si attende ancora l’annunciato discorso a reti unificate. L’ esercito è entrato questa mattina all’alba nella sede dell’emittente radiotelevisiva di Stato, al quinto giorno di un sit in di protesta davanti al loro quartier generale di Khartum di migliaia di persone che invocano la rinuncia del presidente Omar Al Bashir, al potere da 30 anni. Il presidente sudanese, Omar Al Bashir, si sarebbe dimesso. Lo riferisce Al Arabiya in un tweet. Secondo diversi media tutti i membri del governo sono stati arrestati. L’aeroporto sarebbe stato chiuso. La Bbc afferma che nella capitale già si festeggia la prevista uscita di scena del presidente.

Il no dell’opposizione

L’opposizione sudanese, conosciuta come Alleanza delle forze di consenso nazionale, non accetterà mai la sostituzione di un regime militare con un altro regime militare. Questo è quanto filtra dai gruppi contrari a Al Bashir, tra i quali spicca Umma, il principale partito di opposizione del paese, guidato dall’ex primo ministro, Sadiq al-Mahdi.

L’Alleanza confermava: “Lavoreremo con i militari per una transizione pacifica del potere alle forze civili”. Dello stesso avviso l’Associazione dei professionisti sudanesi (Spa), che ha organizzato le proteste degli ultimi mesi contro il governo sudanese e ha fatto sapere di “non accettare alternative alle dimissioni complete del regime e la consegna del potere a un governo di transizione civile”. Nei giorni scorsi l’Associazione aveva invitato l’esercito “a sedere immediatamente”, con esponenti dell’opposizione per discutere della transizione.

L’Spa è stato il motore delle proteste, nonché il megafono di quelle voci di protesta messe a tacere dalla presidenza di Al Bashir. La rabbia crescente, unita all’acuirsi della crisi economica, ha fatto in modo che dottori, ingegneri, professori universitari e altri esponenti della cultura sudanese ad unirsi sotto lo scudo dell’Associazione fondata nel 2012 da 200 docenti dell’Università di Khartoum. La forza dell’associazione è stata quella di portare il malcontento all’interno della capitale mobilitando i manifestanti contro il leader. L’Spa ha fatto le veci dell’opposizione in quanto, pur contando su 100 partiti politici, nessuno aveva provato ad avviare un movimento unitario di protesta. L’associazione non ha una struttura organizzativa vera e propria né registra il numero dei suoi membri, non è nemmeno riconosciuta dal governo ma, sfruttando l’articolo 40 della Costituzione (garanzia del “diritto dei cittadini di riunirsi pacificamente”), si è fatta portavoce delle crescenti proteste.

Le proteste

È festa per le strade di Khartum. I manifestanti sventolano bandiere e fanno il segno della vittoria con le dita. Alcuni sono seduti sui tetti delle auto che avanzano lente, strombazzando. I sudanesi sono in raduno davanti al quartier generale dell’esercito, l’Associazione dei professionisti sudanesi ha dichiarato che “non ce ne andiamo. Esortiamo i rivoluzionari a non lasciare il sit-in” e ha messo in guardia da una perpetuazione del regime. Le forze di sicurezza da sabato avevano più volte cercato di disperdere il raduno con una repressione che ha causato 22 vittime.

Migliaia di persone avevano ingrossato le fila dei dei manifestanti anti Al Bashir chiedendo la fine del regime. Alcuni testimoni raccontano di veicoli militari che sarebbero stati posizionati in punti strategici della capitale, come snodi e ponti. Le proteste sono iniziate sabato.

La folla è aumentata con il passare dei giorni e si parla di decine di migliaia di persone attaccate per due notti dalle forze delle milizie e dai servizi rimasti fedeli al presidente. In entrambi i casi l’esercito si è schierato dalla parte della folla. Per le strade di Khartoum si celebrano gli avvenimenti con canti patriottici, balli e slogan quali “nuova era, nuova generazione”.

Omar Al Bashir, l’uomo forte del Sudan

Ripagato con la stessa moneta, Omar Al Bashir aveva preso il potere nel 1989 con un golpe. Era colonnello dell’esercito e pur di sventare il compromesso raggiunto tra il Movimento di liberazione del popolo sudanese di John Garang con il governo del Sudan che avrebbe portato il diritto secolare, e non la Sharia, nel sud cristiano, destituì Sadiq al-Mahdi, primo ministro eletto nel 1986.

La politica dell’uomo forte del Sudan è stata da allora incentrata sull’integralismo islamico, avvicinandosi anche al terrorismo jihadista, ospitando Osama bin Laden negli anni 90. In Sudan salì a capo delle operazioni militari contro il Fronte di Liberazione Popolare per l’indipendenza del Sudan del Sud, dopo essersi messo in mostra nella guerra del Kippur. Salito al potere mise al bando ogni partito, portò la censura e sciolse il parlamento, accentrando il potere ricoprendo quattro incarichi: capo di Stato, primo ministro, capo delle forze armate e ministro della Difesa. Riconobbe una parziale autonomia al Sudan meridionale solo nel 2004. Nel 2009 fu incriminato per crimini di guerra e contro l’umanità in Darfur da parte della Corte penale internazionale. Nel 2015 l’Alta Corte sudafricana ne ordinò l’arresto per gli stessi motivi.

dal sito www.huffingtonpost.it