POLITICA DA AVANSPETTACOLO

Opera di Antonio Donghi
                         Opera di Antonio Donghi

In uno dei suoi preziosi scritti del 1987 il grande linguista Tullio De Mauro (1932-2017) ricordava un saggio di Roger-Gèrard Schwartzenberg “L’Etat spectacle” del 1977 che profetizzava la deriva spettacolare della politica.
A quaranta e più anni si è superato il concetto e anzi gli odierni attori sono scaduti e scontati e fanno parte di una politica da avanspettacolo che scatena le ire del pubblico.
Questa politica della goliardia degli annunci senza concretezza trova conferma nei recenti risibili siparietti di questi giorni . Andiamo allo sgarrupato teatrino casareccio della cronaca politica.
Il congelato Sottosegretario Siri, Virginia Raggi e il tema dell’eventuale ripristino pasticciato delle provincie sono i testimonials-antipasto della campagna elettorale del Movimento Cinque Stelle e della Lega per le elezioni europee.
Di Maio, utilizzando la questione morale contro il Sottosegretario del Carroccio tenta di recuperare la enorme massa di consensi ormai perduti del proprio elettorato spolverando la bandiera logora del giustizialismo e giocando alla vispa teresa del moralismo temporaneo.
Persino Le prove di timido dialogo con il Pd si sono frantumate.
Tentativo perché convinti di straperdere ,come nei Comuni siciliani, e per far ingelosire il fidanzato felpato della Lega …che imperversa.
E Salvini sulla Raggi utilizzerà l’antico slogan leghista del “Roma ladrona” nella speranza di aumentare i propri consensi mettendo in difficoltà Di Maio.Colpendo (facilmente) il vicepremier del movimento 5S per la non-gestione della paludosa Capitale da parte di una Raggi ormai logora per incapacità e accidia amministrativa e per l’immersione in scandali, gli stessi, per i quali il Di Maio si agita contro i leghisti.
(Una nota comica: gli aspiranti politici grillini andranno a lezione dalla Raggi. Vi assicuro che
è vero nonostante il buonsenso.)
Un quadro scontato se non fosse che non è uno scontro elettorale tra partiti opposti ma tra due forze che hanno stretto un patto di governo, ululando di voler stare insieme per ulteriori quattro anni.
Intanto il Presidente del Consiglio Conte scavalca il suo ministro degli Esteri sulla questione Libica e cerca di trattare con Macron e Angela Merkel, scambiando telefonate su Immigrazione e su Donald Trump, invece che mediare tra Di Maio e Salvini sulla esigenza di silenziare i toni della campagna elettorale e non arrivare al voto del 26 maggio con un governo esangue. Pare che stia passando dalla mediazione all’incasso, forse perché consapevole del dopo europee. Come fa un dirigente del Movimento Cinque Stelle, quindi di parte, a svolgere il ruolo di giudice imparziale al servizio del bene superiore del Paese?
Certamente, in passato, ci sono stati moltissimi precedenti di topica inconcludenza, anche inquietanti ( il super Monti celebrato e gratificato da Napolitano, il rottamatore Renzi, il mite Letta che, come Ambra Angiolini si faceva dirigere da Boncompagni così come Napolitano con lui.
Ancor peggio il capelluto Gentiloni che si era posto come il maggiordomo di Renzi per poi riconcorrere il potere alleandosi con gli altri satrapi Pd )”, ma proprio perché Conte è il frutto del rapporto di forza tra M5S e Lega, senza ruoli amministrativi e formazione politica, non può ritagliarsi il ruolo minore di mediatore in baruffe elettoralistiche.
Anche se cresce il sospetto che tali baruffe siano alimentate dagli stessi che fanno finta di litigare. Ci chiediamo: cosa li unisce per governare insieme avendo culture diverse e opposte ?
Quasi sicuramente il collante è solamente il potere , in considerazione della loro spregiudicatezza.
Va sottolineato che entrambi i Vicepremier hanno capacità di cambiare opinione costantemente per motivi elettorali contingenti, adeguando i loro convincimenti agli umori della piazza, seducendo l’elettorato non tanto per i programmi quanto per gli slogans. E della serie delle opere incompiute:
perché non si parla più di Riforma elettorale?
Perché non si parla di Riforma della Giustizia?
Perché non si parla più di Riforma dell’Istruzione e del lavoro?
Ma che succederà se le elezioni europee dovessero azzerare questo equilibrio di forza?
Come potrà un eventuale rimpasto non interessare la permanenza di Conte e portare ad una nuova maggioranza per formare un nuovo e diverso governo?
Le Elezioni Europee di maggio 2019 potrebbero essere considerate come una delle ultime occasioni per un cambio di direzione nella riscossa del Paese.
Sempre più vicino un governo tecnico a guida Mario Draghi ? I miracoli lasciamoli a Chi (molto in alto) li sa fare.

di Francesco Petrucci