EUROPEE , IL CICLONE SALVINI E GLI EQUILIBRI DI COALIZIONE

Alla prova delle urne, dopo una campagna elettorale che è sembrata una sorta di sfida decisiva tra le due formazioni di governo, la Lega ha registrato una netta affermazione, mentre l’alleato pentastellato ha dovuto incassare un risultato assai deludente, con una sensibile riduzione dei consensi. I rapporti di forza si sono, sostanzialmente, invertiti, rispetto alle elezioni politiche dello scorso anno, benché, ai fini della stabilità dell’esecutivo, rivestano formale rilevanza solo gli equilibri derivanti da queste ultime. Nella sostanza, però, il risultato delle europee pesa come un macigno. Alla luce, soprattutto, delle tensioni e divergenze che si sono manifestate nelle ultime settimane tra Lega e 5 Stelle. Salvini ostenta una certa magnanimità, nelle dichiarazioni ufficiali, non appare orientato ad una sorta di “resa dei conti”, in virtù del risultato ottenuto. Tiene a precisare che non chiede rimpasti, né nuove poltrone. E non intende cedere agli insistenti inviti degli ex alleati Berlusconi e Meloni a ritornare insieme, abbandonando il “contratto” con i pentastellati. Troppo vantaggioso per lui si manifestato fino ad ora questo accordo di governo che rafforza il suo partito, dimezzando, o quasi, l’alleato ! Un cambio di alleanza, peraltro, comporterebbe necessariamente lo scioglimento delle camere e nuove elezioni, il centrodestra unito non avrebbe la maggioranza nelle camere, in questa legislatura. D’altro canto, in caso di divorzio tra Lega e 5 Stelle, una maggioranza alternativa tra PD e 5 Stelle, aritmeticamente possibile in Parlamento, non si rivelerebbe politicamente “corretta”, né opportuna, dopo questo risultato europeo che “fotografa” gli orientamenti più “aggiornati”dell’elettorato italiano, alla luce dei quali questa intesa non risulterebbe maggioritaria. Infatti, lo stesso Zingaretti, la cui leadership ancora agli albori è stata premiata da un risultato dignitoso, esclude possibili intese in questo senso, … nella presente legislatura.
Nuove alleanze dovrebbero passare, dunque, per il “battesimo del fuoco” di un ricorso anticipato alle urne. Ma chi le auspicherebbe, al momento ? Salvini potrebbe non confermare il lusinghiero risultato delle europee e non appare, peraltro, così ansioso di ripristinare lo schema del vecchio centrodestra, che evoca epoche ormai tramontate, rispetto ai nuovi orizzonti della destra sovranista cui guarda la nuova leadership leghista. I fasti di Bossi e Maroni sembrano oggi lontanissimi ! Dunque, l’attuale titolare del Viminale non mostra alcuna fretta di rompere con il turbolento alleato di governo. E se non ha fretta lui …, figuriamoci Di Maio, l’altro vice premier !! Da una posizione di maggioranza relativa in Parlamento, è difficile immaginare che possa essere tentato da un voto anticipato che evocherebbe lo spettro … di una rappresentanza dimezzata, se il risultato non si rivelasse troppo diverso da quello delle europee !! E’ certamente suggestivo l’invito rivolto a 5 Stelle da un analista acuto come Antonio Padellaro, dalle pagine del Fatto Quotidiano, a dare disdetta all’alleato di governo per recuperare, all’opposizione, la propria identità e freschezza originaria, ma difficilmente accettabile per un soggetto politico ormai saldamente radicato nelle istituzioni, con un’ampia rappresentanza parlamentare e di governo. Dunque, tanto Lega che 5 Stelle cercheranno, probabilmente, nell’immediato, di proseguire nell’intesa di governo, con una possibile inclinazione di Salvini ad una più forte pressione sui temi prioritari per la Lega. Quindi riduzione delle tasse, Tav, contrasto dell’immigrazione clandestina, decreto sicurezza, autonomia regionale. Tenendo però conto, in linea generale – ma soprattutto per quanto riguarda le politiche fiscali – dei vincoli che in autunno verranno posti dalla manovra finanziaria, con riferimento alla copertura delle riforme già varate o ritenute imminenti. Le ambizioni programmatiche dei due partners di governo dovranno essere, forse, ridimensionate, alla luce delle ridotte dimensioni della “coperta”…
Sul piano europeo, come rileva Ezio Mauro su “La Repubblica”, quella sensazione di “giudizio universale” che sembrava investire queste elezioni non ha prodotto l’affermazione della “scorciatoia sovranista”. L’ intesa di popolari e socialisti europei con ALDE e, forse, con i Verdi, reduci da un notevole successo, garantirà comunque una solida maggioranza europeista nell’Europarlamento. Ma il rischio scampato di essere ridimensionati dall’offensiva degli avversari sovranisti dovrà costituire un incentivo, per questi partiti transnazionali di antiche tradizioni europeiste, ad un più deciso impegno per quelle riforme all’interno delle istituzioni europee, inerenti alle politiche sociali e di sviluppo e ai vincoli finanziari, per consentire alla costruzione comunitaria di avvicinarsi maggiormente ai cittadini e alle loro esigenze fondamentali.

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di Alessandro Forlani