Tumore polmone: immunoterapia più efficace senza antibiotici

Studio Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

La probabilità di ottenere un importante beneficio dall’immunoterapia è maggiore nei pazienti che non assumono antibiotici nel periodo antecedente l’inizio del trattamento. L’immunoterapia agisce indirettamente sul tumore, stimolando la risposta immunitaria dell’individuo contro le cellule maligne, per questo qualunque fattore in grado di indebolire il sistema immunitario può ridurre l’efficacia del trattamento. Lo dimostra uno studio condotto dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, pubblicato recentemente sulla rivista Lung Cancer, che ha analizzato un ampio gruppo di soggetti affetti da tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) e trattati con immunoterapia da aprile 2013 a gennaio 2018. In Italia, l’11% dei tumori diagnosticati lo scorso anno (373.00 casi) è rappresentato da neoplasie del polmone con un’incidenza maggiore negli uomini 14% rispetto le donne 8%. Negli ultimi anni si è registrata una moderata diminuzione di nuove diagnosi nel sesso maschile, ma allo stesso tempo un aumento in quello femminile, principalmente causato dal fumo di sigaretta. Dallo studio emerge che l’immunoterapia non agisce nello stesso modo su tutti i pazienti: alcuni non ottengono benefici di lunga durata, mentre altri non mostrano alcun tipo di risposta al trattamento. Le cause devono ricercarsi in diversi fattori, in parte specifici della persona stessa e in parte relativi alle caratteristiche intrinseche del tumore. Poiché l’immunoterapia agisce indirettamente sulla neoplasia, stimolando la risposta immunitaria dell’individuo contro le cellule maligne, è stato ipotizzato che qualunque fattore in grado di indebolire il sistema immunitario possa ridurre l’efficacia del trattamento. A tal proposito, alcuni studi internazionali hanno ipotizzato il ruolo cruciale della flora intestinale sul funzionamento globale del sistema immunitario: è stato, infatti, osservato che pazienti con diversi tipi di tumore, cui erano stati somministrati antibiotici nel periodo immediatamente precedente l’inizio dell’immunoterapia, hanno avuto una probabilità più bassa degli altri di ottenere un beneficio importante dal trattamento. “È possibile che gli antibiotici alterino la composizione della flora intestinale, impoverendola e modificandola dal punto di vista qualitativo. Questo squilibrio tra le varie specie batteriche, presenti nell’intestino, potrebbe avere una ripercussione sulla capacità del sistema immunitario di aggredire il tumore, quando stimolato dall’immunoterapia”, spiega Giulia Galli, medico dell’Unità di Oncologia Toracica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e primo autore dell’articolo. Secondo i dati, la probabilità di ottenere un beneficio prolungato sul tumore è più bassa in chi ha ricevuto antibiotici per un periodo relativamente prolungato, in relazione alla durata del trattamento con immunoterapia. Al contrario, i pazienti che avevano ricevuto antibiotici per un periodo relativamente breve, hanno avuto un beneficio apparentemente sovrapponibile a quello dei soggetti a cui non era stato somministrato alcun tipo di antibiotico. Ciò nonostante non è stato possibile correlare questi risultati né con il tipo di infezione né con lo specifico tipo di antibiotico somministrato.

 

dal sito www.askanews.it