MA COME NON È ANCORA DATO SAPERE? Recensione del libro di Stefano Allevi “Immigrazione Cambiare tutto”
di Pietro Bergamaschini

   Opera di Giovanni Pinzone, Migranti in Mare

I fenomeni migratori sono sempre esistiti e sono e saranno in continua crescita. Da sempre, per motivi vari e obiettivi differenti l’uomo si è “spostato”. L’uomo sempre di corta memoria dovrebbe ricordare che sin dall’inizio della presenza dell’uomo sulla terra l’umanità migrava, così come lo hanno fatto a lungo gli italiani, quando nel ‘800 e ‘900, emigravano. Negli ultimi anni vi è stato però un cambiamento, percepito male e malamente interpretato. Nei termini in cui è cambiato, va affrontato in modo differente da come lo era nel passato. Non è più il tempo dei problemi senza risposta, delle sterili polemiche, delle strumentalizzazioni, è il momento delle soluzioni. Soprattutto interpretare l’avvenimento non come emergenza sporadica ed episodica, ma come fenomeno oramai organico considerata oltre che l’estensione e la qualità anche la quantità del fenomeno. Inevitabile, comunque, ammettere che influenza il nostro sistema, l’equilibrio di una Nazione. Ma occorre cambiare atteggiamento. Il malessere dei cittadini, i fenomeni xenofobi, il denaro “sporco” (trafficking) che fluttua intorno alla migrazione ed alla immigrazione, il ruolo delle ONG nei salvataggi, i costi ed i morti, i respingimenti, l’accoglienza, e le richieste di asilo, sono sempre più determinanti nell’indebolire il sistema sociale del Nostro Paese e dei Paesi interessati al fenomeno. Quindi considerare l’immigrato non un costo, ma un “valore aggiunto” che produce reddito, paga le tasse, e per un Paese che inevitabilmente invecchia, accoglierlo e integrarlo può essere un gran beneficio. Occorre investire sull’immigrazione e trasformare un processo negativo in positivo con benefici bilaterali, per un fenomeno inevitabile ed inarrestabili. Ma la strumentalizzazione politica ed i “buonismi” non servono a cambiare le cose che continuano a rimanere tali o addirittura a far peggiorare le cose se non si attuano con urgenza azioni in cui una riflessione critica asettica e socioeconomica del fenomeno, faccia affrontare le situazioni più complesse, e con proposte di soluzioni risolutrici, senza collocazione o implicazione religiosa o politica. Allievi non è un “buonista”, non appoggia il principio di “accogliamoli tutti”, ma è solidale, responsabile verso l’altro, e conosce le leggi. A favore del diritto-dovere di aiutare i rifugiati e i richiedenti asilo e per valutare le azioni possibili per altri che non rientrano nelle categorie citate, dall’articolo 10, comma 3 della Costituzione Italiana alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, la Convenzione di Ginevra del 1951, per queste leggi abbiamo il diritto-dovere di aiutare i rifugiati e richiedenti asilo e di verificare le azioni possibili per gli altri bisognosi che non rientrano nella categoria. Di contro le Convenzioni limitanti come la Convenzione di Dublino ed i suoi successivi Regolamenti. Nel prossimo futuro l’Europa, ed in particolare alcuni Paesi come anche il Nostro, avranno sempre più pensionati che lavoratori. L’Italia, pur non essendo la Nazione con il maggior numero di immigrati, e con gli accordi con la Libia, dal 2017, ha meno arrivi, ma i migranti si riversano altrove, quindi i flussi non sono cessati, ma solo cambiati di destinazione. E con la globalizzazione che è naturale, inevitabile ed inarrestabile, fa sì che anche i processi migratori lo siano sempre più, e di conseguenza i cambiamenti fisiologici dei popoli sono oramai a livello mondiale, in un Mondo che evolve, cresce, cambia. Problema mondiale, quindi, non solo Nazionale. Occorre controllare le immigrazioni ed investire su queste con una politica di integrazione, non di accoglienza, fino ad arrivare a contenere i processi negativi (immigrazione clandestina), gestirli e far sì che siano residuale e non principali. Allevi poi con un consistente numero di dati, manifesta lo scarso funzionamento delle strutture preposte ad accogliere ed integrare. Questi dovrebbero occuparsi della prima accoglienza, quindi a carattere temporaneo, dalla identificazione alle visite, le verifiche documentali, e poi la distribuzione sul territorio, ma sia per il gran numero di presenze, le pessime condizioni, le nulle garanzie di servizi offerti, le aperte collusioni con la malavita, a vario titolo, dimostrate in vari casi. Inoltre occorre essere meno ipocriti e valutare un fondamentale aspetto distinguere tra richiedenti asilo e migranti economici, e non essere ciechi e ipocriti e non comprendere l’80 per cento degli immigranti che arrivano in Italia ed in Europa sono spinti solo da ragioni economiche e sociali e non da guerre. Allevi propone di dare una possibilità a tutti, anche ai migranti economici, introducendo però una regolamentazione, e questo distingue l’atteggiamento di Allevi e il senso del cambiamento che intende, pur sapendo di essere, affermando ciò impopolare sia verso quelli che sono dalla Sua parte sia verso quelli di fazione opposta, Allevi dicevamo afferma di introdurre un serio controllo dei confini, potendo decidere chi può e chi non può varcarli. Una selezione con dei criteri come il titolo di studio, le capacità di lavoro, o semplicemente delle quote nazionali che tengano conto della situazione dei paesi di partenza, creando canali di accesso legali, come i già presenti corridoi umanitari. E poi “accoglienza intesa non solo come solo nutrimento e alloggio, ma soprattutto formazione, dall’insegnamento della lingua all’orientamento al lavoro. Controllare il mare non facendo partire piuttosto che far tornare indietro, soprattutto tenendo conto che il Mediterraneo è il luogo del mondo dove muoiono più migranti, molti di più che ad esempio al confine tra Messico e Stati Uniti. Non far partire vuol dire anche ridurre queste perdite di vite umane, e quella solidarietà ed umanità nell’affrontare l’argomento Immigrazione, Allevi la manifesta anche considerando questo aspetto. Così come aumentare il controllo nei centri di accoglienza libici per esempio per evitare violenze a donne e bambini, e controllare maggiormente i famosi “scafisti” che privi di scrupoli, spesso ingannano i loro “clienti” sbarcandoli in posti completamente differenti da quelli offerti. Applicare un principio di una equilibrata convivenza debba seguire attraverso un doppio percorso, investendo per creare sviluppo nei paesi da cui muovono i migranti e regolamentare i flussi. Unitamente agli altri Paesi europei effettuare massicci investimenti per promuovere lo sviluppo, in particolare in Africa e così facendo si darebbe al continente africano un giovamento economico e sociale importante nel breve termine, mentre nel medio-lungo sarebbero tutti a vantaggio dell’Europa. Questa proposta è supportata da statistiche e dati certi di fonti internazionali per le quali in effetti accoglierli e farli integrare nei vari Paesi che sono immigrati ha un costo elevatissimo, tale da far pensare, appunto, ad un intervento di investimenti per lo sviluppo dei Paesi di provenienza. Parliamo di cifre irrisorie che giungono a destinazione accogliendoli, contro invece, con una politica di investimento e promozione di formazione e studio nel Paese di origine molto inferiori, dove sono state applicate. Da ciò il motivo di dover distinguere il richiedente asilo per reali motivi politici o di guerra nel Paese originario, dall’immigrato solo per motivi di miglioramento economico della propria vita. Allevi alla fine raggiunge alcune conclusioni da non trascurare assolutamente qualsiasi sia la politica adottata in futuro dal Nostro Paese o più in generale da qualsiasi Paese interessato affermando che “l’immigrazione c’è, ci sarà, è inevitabile che ci sia, nello scenario di mobilità che abbiamo descritto aumenterà ulteriormente, in ingresso e in uscita (il che non significa affatto che non possa essere normata e regolamentata – al contrario, abbiamo dato delle indicazioni su come farlo). Non è dunque un problema di “se”. È un problema di “quanto”. E di “come”.” Afferma che comunque nessuna organizzazione sociale o gli Stati possono sopravvivere senza controllare e decidere i propri confini, sia numerici dimensionali, sia fisici. Infatti flussi eccessivamente ampi e veloci possono creare gravi squilibri, con costi elevati, da qui ragionevolmente si deve decidere quanta immigrazione non solo possa essere conveniente, ma anche sopportabile senza costi eccessivi e con reciproci vantaggi. Questo per quello che affermiamo il “quanto” Considerando il “come” ricorda la possibilità di “una immigrazione legale e regolamentata, cercando di diminuire drasticamente, ed è possibile, quella illegale e non regolamentata. Per minimizzare i costi sia per i migranti che per le società d’accoglienza.”
Certo il flusso non è regolabile aprendo e chiudendo un “rubinetto”, ma sicuramente si può arginare il problema per non soccombere. “Non basterà aiutare la Libia, come prima la Turchia, e qualche altro paese. Va fatto, ma non basterà. Soprattutto se non lo si fa nella maniera giusta. Abbiamo già visto i rischi possibili: il rialzo del prezzo, i migranti usati come arma di ricatto”.
Contenere i flussi, deviarli, anche se alla lunga possa non funzionare con costi non solo economici, ma anche etici.
“Controllo e umana pietas, sostenibilità (a monte e a valle) e interessi reciproci.”

 

di Pietro Bergamaschini