MIGRANTI, RIFUGIATI, RICHIEDENTI ASILO: UOMINI

         Luigi De Mitri, Naufragio Di Una Speranza

Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo.”  (Socrate)

Affrontare la questione immigrazione e migranti si presenta complessa e colma di sottili sfaccettature, argomento di cui se ne parla da anni, e in fondo si è già detto tutto, ed il contrario di tutto, ma di soluzioni al fenomeno sempre crescente non se ne trovano ed ognuno ha la sua “ricetta”, la sua soluzione. Se osserviamo il fenomeno in sé lo si può considerare un fenomeno naturale, se ci riferiamo ai tempi passati, indietro di migliaia di anni. L’uomo è nato “migrante” e si spostava a seconda delle condizioni in cui qualcosa cambiava nel territorio in cui stanziava. Siccità, inondazioni, tribù aggressive, carestie e lotte. Sono passati molti anni, ma in fondo il fenomeno rimane simile. Ma allora non vi erano sia confini, sia una sovrappopolazione come abbiamo oggi sul nostro pianeta, e non vi era una “economia” che domina la politica dei Paesi coinvolti.
Cercare di darne una spiegazione o una soluzione è quasi impossibile e si deve passare attraverso le coscienze di chi deve accettare l’immigrato, le strumentalizzazioni politiche, le speculazioni e i “buonismi” che si manifestano un po’ ovunque, e di contro, gli atteggiamenti xenofobi e di chiusura delle fazioni di coscienze opposte. Difficile dunque trovare una soluzione o far comprendere che, come nelle questioni ambientali, siamo tutti parte della stessa Terra, della medesima Natura, e che in fondo, se oggi siamo quelli che devono o dovrebbero accogliere ed aiutare i migranti, un giorno potremmo essere, e tanti nel passato lo sono stati, quelli che migrano.
Cerchiamo di percorrere un cammino verso una interpretazione oggettiva del fenomeno.
Quando una persona attraversa un confine, non c’è alcuno che comprende che non è più visto allo stesso modo in cui lo vedono i suoi connazionali. Passato il confine l’individuo ha una nuova connotazione personale, un nuovo status giuridico, morale, sociale: sono dei migranti, e con una posizione di scontata inferiorità rispetto ai cittadini del Paese in cui si trovano.

“Le porte possono anche essere sbarrate, ma il problema non si risolverà, per quanto massicci possano essere i lucchetti. Lucchetti e catenacci non possono certo domare o indebolire le forze che causano l’emigrazione; possono contribuire a occultare i problemi alla vista e alla mente, ma non a farli scomparire.”
                                                                                                                                                (Zygmunt Bauman)

Alla luce di questa affermazione di Bauman quale è la prospettiva migliore per analizzare l’immigrazione? I migranti devono essere considerati cittadini legittimi o stranieri invasori e saccheggiatori? E come affrontare l’immigrazione? Prima sicuramente occorre comprenderla fino a fondo, analizzando gli studi sulle migrazioni, indagando a fondo tali eventi fino alla radice degli stessi principi epistemologici, da cui si delinea un tenue tratto di demarcazione, ma che li separa radicalmente, tra ciò che è “nazionale” da ciò che non lo è. Nel senso che da una parte abbiamo i “cittadini” con nazionalità e dall’altra “cittadini” che non la posseggono. Da ciò deduciamo che sviluppando uno studio sui processi migratori si arriva al concetto di Stato- Nazione. Per cui i confini che distinguono gli Stati servono proprio alla divisione tra chi entra e chi già era all’interno, per questo si arriva di conseguenza a interrogarci sulle fondamenta di Stato, della Costituzione, della considerazione di essere una democrazia.
“L’immigrazione disturba perché obbliga a smascherare lo Stato, a smascherare il modo in cui si pensa, come rileva il suo modo specifico di pensare l’immigrazione.”
I migranti sono quindi della causa della crisi dello Stato-Nazione, e questo quindi non dovrebbe consentire solo l’accesso, ma anche creare i presupposti sociali, organizzativi, lavorativi, e di integrazione dell’immigrato. Stato di diritto per tutti.
Nella realtà proprio la crisi ha avviato dei processi di costruzione sociale ed istituzionale stabilendo questa diversità. Ma i confini sono convenzioni che rispecchiano confini naturali. Contraddizione quindi in quanto si cerca di rendere “naturale” un confine politico, quindi lo “straniero” esiste solamente come processo politico e storico di un “confine” naturale politicizzato, dal potere dello Stato si è arrivati a identificare lo Stato come Nazione, e di conseguenza attraverso norme giuridiche, amministrative e ideologiche che si è definito il nuovo concetto di straniero e con esso un concetto asimmetrico nella distribuzione dei diritti e delle opportunità. Nello Stato-Nazione dei tempi recenti, si configura l’idea di una comunità politicamente unitaria ed etnicamente e culturalmente omogenea e le minoranze ridotte da assimilazioni forzate, trasferimenti di popolazioni, stermini di massa rendendo più pertinente l’associazione tra lo Stato e la nazione. La fine della Seconda Guerra Mondiale segnò la fine delle migrazioni libere. E da quel momento in poi la nazionalità divenne un elemento obbligatorio. Stati-Nazione ciechi davanti ad imponenti migrazioni di massa, a pulizie etniche, a stermini di massa. Fino ad arrivare così al significato contemporaneo di confine, non solo linea di demarcazione del potere dello stato, ma anche filtro di selezione. La relazione tra immigrazione e cittadinanza ha generato così ciò che assistiamo oggi, anche accelerate da una inevitabile globalizzazione. Negli ultimi trent’anni la questione dell’immigrazione è stata presentata da tutti i politici di ogni schieramento come un problema da affrontare a tutti i costi. Il continente vive una crisi legata all’arrivo dei migranti, una crisi di tipo politico-economica. L’Europa si trova di fronte a un bivio: da un lato, qualunque politica che voglia essere etica e possibile non godrà di un mandato democratico; dall’altro, qualsiasi politica che abbia sostegno popolare sarà probabilmente immorale e impraticabile. Necessità e ambizioni contrastanti che si sono manifestate con incoerenti politiche fino a Schengen, in cui si è delineata una area protetta dall’immigrazione, sorvegliata da satelliti e navi da guerra e protetta da muri. Poi si è passato ad attuare una strategia fatta di criminalizzazione dei migranti, ed a incaricare Stati esterni a effettuare controlli pagandoli per il servizio poco etico. E così arriviamo a delineare una Europa che fa sopportare il peso delle migrazioni a Paesi già poveri e con gravi problemi economici.
Occorrono politiche sull’immigrazione con norme e leggi con il consenso dell’opinione pubblica, non è impossibile, certo non facile considerando la demonizzazione dell’immigrato che è stata perpetrata per numerosi anni, nonostante l’impegno di laici e religiosi, dal Santo Padre ad associazioni come la Caritas, Migrantes e centri di Associazioni per l’accoglienza per far vedere, per far comprendere che l’immigrato, attraverso uno Stato che emani leggi enorme adeguate, è un bene aggiunto, non un nemico da combattere.
Politiche migratorie più accoglienti, senso etico del fenomeno e comprensione dei disagi del migrante, accogliere per non far morire nei viaggi in cui personaggi senza scrupolo vendono a morte certa decine di centinaia di persone, bambini, donne, anziani.
E accoglienza con integrazione controllata e di inserimento nel mondo del lavoro colpendo anche nel nostro Paese, come probabilmente in altri Paesi d’Europa, altri loschi e spregievoli personaggi che fanno dell’immigrato un business invece di farne un cittadino, un uomo. Altro affronto a chi già ha molto sofferto.

“Tu sai quanto ci guadagno sugli immigrati? C’hai idea? Il traffico di droga rende meno”.
Intercettazione di Salvatore Buzzi braccio destro di Carminati
Testo tratto dall’indagine su Mafia Capitale
Oppure mirare a costruire una realtà politica e sociale nei Paesi da cui provengono attuando pratici piani di aiuti e di sviluppo di infrastrutture e soprattutto di assistenza sanitaria e di sviluppo economico, come ad esempio effettuano molte Associazioni laiche e Religiose come Bynode, la Comunità di Sant’Egidio, la Caritas, Emergency. Ricordando uno slogan comunemente diffuso (“aiutiamoli a casa loro”). Ma “Le migrazioni sono un nodo politico globale. Non si tratta di una vicenda italiana, né solo europea. Non sono un fenomeno episodico e contemporaneo, ma un elemento permanente nella storia dell’umanità”. E per affrontarne le sfide sono necessarie “più politica e più misericordia e molta meno retorica”.
Caritas Italiana e Fondazione Migrantes hanno presentato il 27 settembre 2019 in Roma nella Chiesa di San Francesco Saverio del Caravita il Rapporto Immigrazione 2018-2019 “Non si tratta solo di migranti”. Nel Rapporto vengono evidenziate non solo le cifre e le consuete analisi del fenomeno immigrazione, ma si raccontano anche piccole esperienze come quella dell’Irpinia, si evidenziano progetti che uniscono genitori italiani e stranieri, il Reddito di Cittadinanza e le discriminazioni possibile dal quale possono derivare alcuni eventi, le tragiche oramai note vicende della mafia nigeriana, i rapporti tra gli utenti di Twitter ed il Santo Padre. Un quadro, quindi, non solo di numeri, cifre e le solite proposte oramai esageratamente proposte come soluzioni, ma spaccati di una realtà sociale in cui il migrante non è più un “numero” di una statistica, ma una persona umana.

 

di Pietro Bergamaschini