E DOPO “LA CALDA ESTATE DEI DUE MATTEO” E LE ELEZIONI IN UMBRIA?

                          Pawel Kuczynski, Kiss

L’esito delle elezioni regionali in Umbria, benché circoscritto ad un ambito locale, riveste una rilevanza particolare sul piano politico e mediatico, legata alle particolari circostanze temporali in cui i cittadini della piccola regione centrale sono stati chiamati alle urne. Oltre agli influssi dell’inchiesta sulla gestione sanitaria dei mesi scorsi e ad una certa stanchezza per un lungo e ininterrotto governo regionale guidato dalla sinistra – tenendo, altresì, conto di una progressiva avanzata del centrodestra nei maggiori comuni della regione, in questi ultimi anni – va ricordato, come dato politico più rilevante, che queste elezioni regionali possono considerarsi la prima prova elettorale per la coalizione giallo-rossa che da settembre governa il Paese, una sorta di battesimo del fuoco, sia pure con la parvenza dell’esperimento “civico”. E’ normale, quindi e facilmente prevedibile, che una vittoria così netta e con una forbice così ampia, con una forte affermazione di Lega e Fratelli d’Italia e un dato assai esiguo per 5 Stelle, inneschi uno scossone nel dibattito tra le forze politiche, sul piano nazionale. E metta quanto meno in discussione gli assetti che si erano determinati dopo il terremoto politico di agosto. Terremoto che già aveva provocato una rapida e sorprendente inversione dello schema di confronto tra le parti in campo. Una serie di colpi di scena, dalla disdetta di Salvini nei confronti di un’intesa di governo nella quale, nonostante tutto, sembrava trovarsi molto bene, all’inattesa apertura dell’altro Matteo, l’ex premier Renzi, ora senatore del collegio di Rignano, nei confronti dei 5 Stelle, suoi irriducibili avversari !! Trascinando in questa direzione un PD ancora perplesso, a cominciare dallo stesso segretario Nicola Zingaretti. Fino alla conclusione dell’accordo di governo e alla formazione di un esecutivo 5 Stelle-PD guidato da quello stesso Giuseppe Conte che era stato il premier nella precedente esperienza di governo con Lega e grillini, così avversata e criticata dal medesimo PD. E, in conclusione, il colpo di scena finale…!! Matteo Renzi, sebbene il PD avesse accettato la sua proposta di alleanza con i grillini, lascia improvvisamente il partito che aveva guidato per oltre quattro anni per fondarne uno nuovo, Italia Viva, dai destini ancora incerti, ma abbastanza lusingato dai sondaggi di questi primi mesi. Lo scenario appare, dunque, sensibilmente modificato dagli eventi di agosto: è caduta la reciproca pregiudiziale che divideva Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, mentre l’intesa “anomala” che aveva accostato quest’ultimo alla Lega in una necessitata collaborazione di governo si è dissolta in modo traumatico, tra le scintille e i risentimenti. In realtà, un’analisi attenta avrebbe già potuto evidenziare, fin dalle scorse elezioni politiche, alcune affinità culturali tra il movimento grillino e segmenti più intransigenti della sinistra tradizionale e possibili spazi di collaborazione, una volta che i 5 Stelle avessero imboccato il percorso di maturazione da mera espressione di una generalizzata protesta ad autentica forza di governo, processo inevitabile dopo l’acquisizione della maggioranza relativa in Parlamento, nelle elezioni del marzo 2018. Tra i primi a cogliere queste tendenziali affinità con la sinistra fu proprio, fin dal 2013, uno dei leaders storici del PD, l’on. Pierluigi Bersani.
La stessa gestazione della legge di bilancio, misure previste sulla lotta all’evasione, sul cuneo fiscale e sulla spesa richiamano, in realtà, battaglie storiche della sinistra e non si colgono distanze sensibili tra i due “recenti” alleati, in termini di visione economico-sociale. Mentre Salvini, partner di 5 Stelle nella “improbabile” alleanza che ha sostenuto il “Conte I°”, è tornato nel suo alveo naturale che è quello del centrodestra, con Meloni e Berlusconi, con i quali era coalizzato per le elezioni politiche del 2018. Effetto naturale di questo nuovo quadro così delineato, sia pure con qualche riluttanza e resistenza, sembrava ravvisarsi nel progressivo superamento del tripolarismo che si era venuto a creare fin dalle elezioni politiche del febbraio 2013, con la grande affermazione pentastellata e nell’apertura di un percorso verso una nuova stagione bipolare. Il PD considera ormai Salvini e la destra i suoi veri avversari: logico corollario era l’alleanza con 5 Stelle. Un’alleanza da testare possibilmente nelle diverse competizioni regionali, per poi riproporla nelle elezioni politiche.
Dunque un nuovo schema bipolare, destra a trazione leghista contro coalizione giallo-rossa. Questa la linea da perseguire, in prospettiva, indicata chiaramente tanto dal Segretario PD Nicola Zingaretti, quanto dal capo delegazione in Consiglio dei Ministri Dario Franceschini. Ma dopo la stangata dell’Umbria, anche questa prospettiva potrebbe essere oggetto di revisione critica. Le due forze attualmente coalizzate a sostegno del “Conte bis” sono realmente compatibili ? E questa collaborazione di governo è ampiamente condivisa dai rispettivi elettorati ? Reggerà la leadership di Di Maio alle ripetute sconfitte, tenendo conto della sensibile contrazione dei consensi, già registratasi nelle europee della scorsa primavera ? I malumori già presenti nel Movimento sembrano ora intensificarsi. La riproposizione dell’alleanza con il PD nelle altre competizioni regionali che si svolgeranno nei prossimi mesi diventa ancora più incerta, viene accentuato il principio del caso per caso. E certamente il PD si rafforza, rispetto a possibili nuovi veti e condizionamenti da parte dell’inquieto alleato. L’esecutivo nazionale forse reggerà alla picconata del risultato umbro, perché i 5 Stelle, preoccupati dall’esiguo consenso riportato dalle proprie liste, non saranno certo intenzionati a correre il rischio di un voto nazionale immediato, Renzi – che con il suo nuovo partito non si è “contato” in Umbria – non è ancora pronto e non è ancora chiaro come intenda orientarsi, in termini di alleanze. Il PD si rende probabilmente conto che, a questo punto, divenuta più incerta la prospettiva di un’alleanza con 5 Stelle, elezioni politiche ora regalerebbero la vittoria al temuto Salvini. Dunque, il partito guidato da Zingaretti troverà conveniente consentire la prosecuzione del difficile cammino del governo attualmente in carica e, nel frattempo, correre ai ripari sul territorio e rimediare alla sconfitta umbra, consolidandosi nelle altre regioni dove si voterà, a cominciare dalla roccaforte, l’Emilia Romagna, la consultazione più vicina nel tempo, fissata a fine gennaio. Data la congiuntura, l’esito di questa battaglia rivestirà, con tutta probabilità, una particolare rilevanza sugli equilibri nazionali.

di Alessandro Forlani