LA MEMORIA DI NOI STESSI

                       Opera di Irma Gruenholz

Nel corso delle decine di incontri attraverso il Paese per presentare e raccontare Liliana Segre. Il mare nero dell’indifferenza ricordo spesso che non si tratta di un libro dedicato soltanto (se si può dire soltanto in relazione a quell’orrore) al racconto di ciò che è stato. È lo stesso messaggio della Senatrice, peraltro, a non esserlo. La sua è una testimonianza di ciò che siamo, qui da noi, in Italia, in Europa.
Non ci sono facili analogie da stabilire con superficialità con ciò che accadde tra il 1938 e il 1945, c’è una tensione, però, da mantenere, rispetto a ciò che accade oggi e potrà accadere in futuro. Non dobbiamo limitarci a ricordare gli abomini di allora, insomma, dobbiamo ricordare ciò che accade oggi e ciò che siamo.

È per questo che è un bene che si parli della sua proposta, che nel libro riportiamo e di cui parliamo diffusamente, per contrastare le parole e i discorsi dell’odio, come altri paesi hanno iniziato a fare. Ci auguriamo che il Parlamento voglia affrontarne la discussione e l’approvazione il prima possibile.
Parole e discorsi dell’odio che non riguardano, nella denuncia di Segre, soltanto l’antisemitismo, che è comunque matrice di molta parte della propaganda razzista, del complottismo che sempre l’accompagna, dello squallore che rappresenta e del male a cui conduce. Perché tutto inizia con una battuta, con la volgarità, con il qualunquismo. La discriminazione all’inizio è solo “a parole”.
Sottovalutarne le conseguenze può essere, perciò, fatale.
Le espressioni di odio che ancora sono rivolte a lei, Segre le rovescia nel loro contrario. E il loro contrario non è la vendetta – l’odio, appunto – ma l’invito, che Segre rinnova ogni giorno, alla consapevolezza, alla presenza morale e politica, alla coscienza critica. Alla risposta delle istituzioni, anche, chiamate a intervenire quando la marea nera dell’intolleranza dilaga nel dibattito pubblico – sempre che di dibattito, in questo caso, si possa parlare.
La prima e più importante libertà è quella dall’odio, ricorda Segre. E dimenticarlo può essere pericoloso, devastante. Irreparabile.

 

Biografia di Liliana Segre
Liliana Segre è nata a Milano nel 1930 in una famiglia ebrea. Deportata ad Auschwitz-Birkenau all’età di tredici anni, ha perso nel lager il padre e i nonni paterni. Oggi ha tre figli e tre nipoti. Nel 1990 ha incominciato a raccontare la sua esperienza da sopravvissuta e ha ricevuto numerosi riconoscimenti e onorificenze per il suo impegno di testimone.

 

Biografia dal sito www.rizzolilibri.it 

Immagine dal sito www.ilfattoquotidiano.it

 

di Giuseppe Civati