Gli otto viadotti a “rischio crollo massimo”

Gli otto viadotti a “rischio crollo massimo”

Ci sono otto viadotti a “rischio crollo massimo” gestiti da Autostrade per l’Italia in Piemonte e Liguria, oltre a quelli chiusi ieri: sono «a rischio crollo» secondo la scala di valutazione fornita dalla stessa società alla commissione ministeriale d’indagine sulla strage del Ponte Morandi, i cui verbali vengono pubblicati oggi da La Stampa in un articolo a firma di Matteo Indice e Giuseppe Salvaggiulo.

Gli otto viadotti a “rischio crollo massimo”
Michele Donferri Mitelli, 60 anni, uno dei vertici operativi di Autostrade dai tempi delle partecipazioni statali, indagato a Genova per omicidio colposo plurimo e disastro e licenziato un mese fa (la società non ha chiarito se a fronte di una buonuscita) il 31 agosto davanti ai cinque esperti della commissione ministeriale, quando era ancora «direttore maintenance investimenti esercizio», ha illustrato nei dettagli il dispositivo di vigilanza di Autostrade sull’intera rete, dal punto di vista sia giuridico (leggi e convenzione con lo Stato) che tecnico.

La commissione ha in mano le schede sul ponte Morandi, compilate nei dieci anni precedenti dai controllori di Spea, l’impresa della galassia Benetton cui era delegato lo screening delle infrastrutture. Gli chiede il significato dei punteggi attribuiti al ponte, mai superiori a 30-40. «La scheda d’ispezione non è altro che una decodifica del difetto – risponde Donferri –. Di fatto assomiglia molto alla scala Mercalli (quella dei terremoti, ndr) e va da 10 a 70. In termini di gerarchia di voti, 50 è una condizione in cui devi pianificare l’intervento in tempi ragionevoli; 60 significa compromessa la capacità statica; 60/70 crollo incipiente; 70 crollo, effettivamente. Il monitoraggio è esteso a tutte le opere della rete, indistintamente».

 

In quel momento nessuno dei viadotti, stando ai dati Spea/Autostrade, ha una valutazione di rischio superiore a 50. Ma un anno dopo gli inquirenti dubitano che quei dati fossero veritieri.

Quando, un mese e mezzo fa, le valutazioni vengono aggiornate alla luce delle indicazioni dei nuovi ispettori, il risultato è stupefacente: alcune opere che per anni erano state classificate a rischio 50, all’improvviso diventano 60 o addirittura 70. Cioè entrano nella scala Donferri con il massimo rischio di crollo. Nello specifico: ponte Scrivia (A7 in prossimità di Busalla, Genova, da 50 a 70); viadotto Coppetta (A7 tra Bolzaneto e Busalla, Genova, da 50 a 70); viadotto Bormida carreggiata Nord (A26 tra Ovada e Alessandria Sud, Alessandria, da 50 a 70); ponticello ad archi al km 16 (A10 tra Voltri e Arenzano, Genova, da 50 a 70); viadotto Vegnina (A26 tra Masone e Ovada, Genova/Alessandria, da 50 a 60); viadotto Biscione carreggiata Sud (A26 tra Masone e Ovada, Genova/Alessandria, da 50 a 60); sottovia Schiantapetto (A10 tra Albisola e Savona, da 50 a 60); ponte sulla Statale del Monferrato (A26 tra Alessandria Sud e Casale Monferrato, da 50 a 60).

Autostrade ha imposto su quattro di queste infrastrutture limitazioni al traffico: sul ponte Scrivia chiusura della corsia di marcia e divieto di transito per i trasporti eccezionali oltre le 44 tonnellate; sul viadotto Coppetta chiusura della corsia di marcia, divieto di sorpasso per i mezzi oltre le 7,5 tonnellate, divieto di transito per i trasporti eccezionali oltre le 44 tonnellate; sul Bormida chiusura delle corsie di sorpasso, divieto di sorpasso per i mezzi oltre le 7,5 tonnellate, divieto di transito per i trasporti eccezionali oltre le 90 tonnellate; sul ponticello ad archi chiusura della corsia di marcia, divieto di sorpasso per i mezzi oltre le 7,5 tonnellate, divieto di transito per i trasporti eccezionali oltre le 44 tonnellate.

Leggi anche: Quali sono i ponti e i viadotti a rischio nell’Italia che crolla

 

dal sito www.nextquotidiano.it