Pensioni: italiani fuori dal mondo del lavoro a 62 anni. Per l’Ocse è troppo presto

Pensioni: italiani fuori dal mondo del lavoro a 62 anni. Per l’Ocse è troppo presto

I cittadini italiani vanno in pensione troppo presto. A dirlo l’Ocse secondo cui il nostro paese spende per il sistema pensionistico il 16% del Pil, il secondo livello più alto nell’area Ocse. Da qui la priorità per il nostro paese di aumentare l’età effettiva di ritiro dal lavoro che oggi è a 62 anni, due anni anni al di sotto della media Ocse.In Italia uscita dal lavoro a 62 anni contro 65,4 dell’area OcseCosì rivela l’istituto parigino guidato da Angel Gurrìa nel rapporto “Pensions at a Glance” in cui fotografa i vari sistemi previdenziali dei 36 Paesi industrializzati e del G20, tra cui anche quello italiano riferito ai dati 2018, prima che venisse introdotta quota 100, l’anticipo pensionistico senza penalizzazioni. Secondo l’Ocse, “l’aumento dell’età effettiva di pensionamento dovrebbe essere una priorità e vanno limitati gli indebiti sussidi al pre-pensionamento e va opportunamente applicato il legame con l’attesa di vita”. L’età media effettiva di uscita dal mondo del lavoro in Italia risulta di 62 anni, con una differenza marcata tra uomini (63,3 anni) e donne (61,5 anni) e di cinque più bassa rispetto all’età legale di vecchiaia (67). La media Ocse invece è di 65,4 anni per gli uomini e di 63,7 anni per le donne.L’Ocse poi sottolinea che l’età di ritiro legale è 67 anni, tre anni superiore a quella della media Ocse ma il nostro paese compare insieme a Olanda, Repubblica Slovacca e Spagna tra i Paesi che negli ultimi due anni fatto marcia indietro rispetto alle precedenti riforme. Il riferimento è a quota 100 Quota 100, ma anche l’Ape social e opzione donna che rendono possibile la pensione in anticipo. “Il sistema italiano – scrive l’Organizzazione – combina un’alta età pensionabile obbligatoria con un tasso di contribuzione pensionistica elevato del 33%” e ciò comporterà un tasso di sostituzione netto futuro molto elevato, il 92% per i lavoratori con salario medio a carriera piena contro il 59% in media nell’Ocse”. L’organizzazione nel rapporto segnala inoltre che la pensione di cittadinanza ha innalzato i benefici per la vecchiaia portandoli al di sopra della media Ocse. Inoltre, continua l’Ocse, “più del 20% dei lavoratori sono autonomi a fronte del 15% nei paesi Ocse”. “Queste forme di lavoro – conclude – aumentano il rischio di basse pensioni future dato che il sistema italiano collega strettamente le pensioni ai contributi”.

Immagine dal sito www.repubblica.it

dal sito www.finanza.com