(PRE)VEGGENDO IL FUTURO: TENDENZE E OPPORTUNITÁ

                 Francesca Cosanti, Galileo Galilei

Dopo avere avuto il suo governo sovran-populista, quello giallo-verde, durato circa quindici mesi (giugno 2018-agosto 2019), grosso modo nella media dei suoi predecessori, l’Italia entra nell’anno nuovo con una compagine diversa. Gli europeisti del Partito Democratico si accompagnano ai Cinque Stelle, ancora largamente populisteggianti, ma, obbligati a prendere atto che l’Unione Europea è il luogo nel quale l’Italia deve fare politica. Per fare una politica migliore dei sovranisti Salvini e Meloni, è indispensabile dotarsi delle conoscenze e delle competenze necessarie e sostenere un governo che sia rispettato e considerato credibile in sede europea. Grazie al Commissario Paolo Gentiloni, un po’ di rispetto e di credibilità sono stati recuperati. Il resto dipenderà dalle politiche nazionali e dalle azioni concrete sia nel Parlamento Europeo, che nuovamente ha un Presidente italiano, David Sassoli, sia nel Consiglio dei capi di governo. Purtroppo, spesso i messaggi che giungono alle orecchie dei protagonisti, specialmente economici, europei, e sfilano sotto i loro, spesso preoccupati, occhi non sono quelli che la seconda potenza manifatturiera dell’Unione dovrebbe mandare, come, per esempio, ha fatto nella controversa approvazione del Meccanismo Europeo di Stabilità. A votazione positiva avvenuta ritengo sia possibile parlare di una sceneggiata che non ha beneficiato nessun partito e ha, probabilmente, confermato in alcuni governi europei la convinzione che in prima istanza gli italiani fanno uso delle tematiche europee a fini di lotta politica domestica.
Nonostante che il governo Conte 2 sia riuscito a tenere i conti in ordine, l’Italia continua ad avere una gigantesca palla al piede e un monumentale problema da affrontare la cui soluzione è sostanzialmente rimandata ad imprevedibili avvenimenti futuri. La palla al piede è rappresentata dall’elevatissimo debito pubblico: il 138 per cento del Prodotto Nazionale Lordo, che nessuna riforma riesce ad intaccare e per rifinanziare il quale i governanti sono costretti a utilizzare risorse che altrimenti potrebbero essere destinate a investimenti produttivi. Soltanto una mole significativa di investimenti di questo tipo sarebbe in grado di rilanciare la crescita dell’economia, da qualche anno sostanzialmente vicina allo zero, senza la quale non si avranno nuovi posti di lavoro, non si arresterà la fuga dei giovani, non sarà possibile accogliere al meglio i migranti e metterli nelle condizioni di contribuire all’economia italiana, non si fronteggerà il fenomeno importante, ancorché non gravissimo, delle diseguaglianze di reddito (e di ricchezza). Quello che dovrebbe preoccupare è che il nuovo governo giallo-rosso non ha neppure cominciato ad affrontare uno qualunque di quei problemi. La sua Legge Finanziaria, nonostante i non troppo convinti strepiti dell’opposizione, non rappresenta nessuna inversione di tendenza nei numeri, nelle priorità, nelle scelte. Si tratta di piccolo cabotaggio mentre nella maggioranza parlamentare assistiamo al piccolo sabotaggio di alcuni provvedimenti ad opera di Italia Viva alla ricerca di una sua visibilità. Né il governo ha risolto le due enormi criticità rappresentate dall’Ilva di Taranto e dall’Alitalia.
Per ragioni simboliche, ma anche, sicuramente, sostanziali, sul futuro prossimo del governo Conte 2 si stende l’ombra delle elezioni regionali in Emilia-Romagna (26 gennaio). Altrove, ad esempio, nei Länder tedeschi, nessuna sconfitta congiunta, e se ne sono già avute diverse, di democristiani e socialdemocratici, viene strumentalizzata per chiedere elezioni nazionali anticipate e un cambio di governo. In Italia, invece, una sconfitta del lungo predominio della sinistra in una regione simbolo, aggiungendosi ad altre precedenti sconfitte, potrebbe destabilizzare, non obbligatoriamente, non a norma di Costituzione, la coalizione al governo. A bocce ferme, il centro-destra gode già di maggiore consenso a livello nazionale del governo Cinque Stelle-Partito Democratico, senza contare che i Cinque stelle sembrano essere in caduta libera a causa della debolezza del non necessariamente insostituibile Di Maio e dell’enfasi posta su politiche velleitarie, irrealizzabili.
La maggioranza delle autorità europee preferisce chiaramente il governo attuale all’alternativa, solo parzialmente sperimentata, di un governo italiano con Salvini il quale, se vincesse le elezioni, ne diventerebbe il dominus, il padre, l’uomo, non del tutto solo, ma consapevolmente al comando. L’Unione Europea può essere una ciambella di salvataggio per chi ci crede ed è credibile. Avrebbe certamente un atteggiamento poco cooperativo con chi ripetutamente critica l’Unione perché ostile all’Italia e sbeffeggia le sue autorità a Bruxelles con gli epiteti, incidentalmente non corrispondenti alla realtà, di burocrati, eurocrati, tecnocrati, poiché tutte le autorità, e soprattutto i Commissari, possono vantare notevoli biografie professionali ed esperienze politiche di alto livello. Dal canto suo, l’Unione Europea, perso il “pezzo” importante rappresentato dalla Gran Bretagna, prosegue, cambia, migliora. E’ sicuramente più democratica poiché il Parlamento eletto dai cittadini europei ha acquisito più potere formale e maggiore influenza informale sui procedimenti decisionali. Ha preso atto della necessità immediata di una riconversione ecologica, di un’Europa verde e si sta muovendo in quella direzione. Dopo il MES seguiranno altre misure di politica economica da condividere e di tassazione che spingono ad una maggiore convergenza fra gli Stati-membri. Cresciuti di poco nelle urne e nella rappresentanza parlamentare, i sovranisti e i populisti che esistono negli Stati-membri appaiono sostanzialmente privi della capacità di influenzare l’agenda e di cambiare le politiche. L’Unione Europea va avanti, è in grado di accelerare, forse deciderà di muoversi a due velocità. Nel 2020 il rischio è che un debole governo italiano, troppo impegnato nella sua sopravvivenza, non riesca a stare attivamente in compagnia di coloro che intendono procedere più rapidamente.

 

“In questo libro troverete un modo, quello che ritengo migliore, di leggere, capire e valutare la qualità della democrazia italiana. Non sostengo affatto che è buona. Affermo che riflette la qualità, la non elevata partecipazione politica dei cittadini, il loro disinteresse, particolarismo e antiparlamentarismo. Qualcuno sostiene che possiamo fare meglio. Non ne vedo le premesse e spiego perchè.”

Gianfranco Pasquino, Professore Emerito di Scienza Politica nell’Università di Bologna – Autore di Italian Democracy. How It Works (Routledge 2020).

 

di Gianfranco Pasquino