UN NUOVO ANNO DALLE PROSPETTIVE INCERTE

                    Illustrazione Emiliano Ponzi

Per il nuovo anno che è sul punto di iniziare si profila un quadro politico ancora incerto e costellato di incognite. La maggioranza giallorossa oscilla tra componenti sinceramente orientate al consolidamento dell’intesa tra PD e 5 Stelle per dare vita ad una vera e propria coalizione politica ed elettorale competitiva nei confronti di un centrodestra forte e ormai coeso e altre che sembrano più attente a salvaguardare l’esaltazione di peculiarità e “diversità” identitarie, concorrendo così ad alimentare le frizioni tra le due principali forze di governo.
Tanto il segretario del PD Zingaretti, quanto il fondatore di 5 Stelle Beppe Grillo sembrano oggi convinti della necessità di un approdo ad una stabile e consapevole alleanza politica tra i rispettivi partiti, un tempo fortemente avversi. Una posizione che può ritenersi frutto di un sano pragmatismo, quale altra prospettiva potrebbe aprirsi, nello scenario attuale, per il Partito Democratico, nell’intento di contrastare l’irresistibile ascesa del centrodestra a trazione “sovranista” (Salvini-Meloni) ? In mancanza di un siffatto accordo, peraltro, sarebbe ancor più difficile garantire la continuità della legislatura, evitando elezioni anticipate che Salvini potrebbe vincere. L’intesa di governo PD-5 Stelle sembra, per ora, reggere, pur presentando continui elementi di frizione, a causa delle spinte più radicali e barricadiere che, di tanto in tanto, riemergono dal movimento grillino, ancora ansioso di non recidere fino in fondo le sue radici che affondano nella protesta e nell’antipolitica. Da qui le riserve sul Mes, la frettolosa invocazione di drastiche risoluzioni sulle concessioni autostradali, la rigidità sulla riforma della prescrizione. Mentre il Pd mostra una maggiore prudenza e moderazione. Dalla capacità di bilanciamento tra queste posizioni – e tra queste e la strategia del partito di Matteo Renzi, volta a conquistare un’area di centro ancora un po’ “orfana” – dipenderanno le sorti della legislatura e la possibilità del Conte bis di arrivare alla conclusione naturale della stessa o, almeno, all’elezione del successore di Mattarella alla Presidenza della Repubblica, nel febbraio 2022. La coalizione di governo ha segnato, comunque, il traguardo della legge di bilancio, certamente modesta rispetto agli obiettivi di sensibile contenimento del debito e di ripresa della crescita e degli investimenti, ma si registrano pur sempre dei passi in avanti sul fronte degli incrementi delle retribuzioni nette, attraverso il taglio del cuneo fiscale e su quello delle agevolazioni familiari e sanitarie. Ma troppe misure vengono differite nel tempo, sul piano operativo e le clausole di salvaguardia, per ora neutralizzate, sono state elevate per gli anni immediatamente successivi. E fino a quando le tre principali forze di governo continueranno a perseguire strategie differenziate e tendenzialmente competitive sul terreno elettorale, i rischi di lacerazione potranno ritenersi incombenti.
La scadenza del 26 gennaio riveste, sotto questo profilo, una sua rilevanza. Si svolgeranno le elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria, le prime della tornata del 2020. Il dibattito di questi mesi e l’ottimismo di Salvini dopo il risultato dell’Umbria hanno assegnato, nella percezione collettiva, una rilevanza politica generale a queste consultazioni. Il duplice dato sembrerebbe destinato ad incidere, in un senso o in un altro, sulla tenuta della maggioranza parlamentare.

di Alessandro Forlani