BUONGOVERNO LA LEZIONE DEL VOTO

                         Illustrazione di Fabio Delvo

In Emilia-Romagna ha avuto ragione il Presidente uscente Stefano Bonaccini a impostare la campagna elettorale su tematiche specificamente regionali. Invece, ha sbagliato e ha perso nettamente Matteo Salvini cercando di utilizzare il voto degli emiliani-romagnoli come un’arma contro il governo nazionale. Non soltanto tutti i dati disponibili dicono che da tempo la Regione Emilia-Romagna è in testa a quasi tutte le graduatorie nazionali, ma la candidata della Lega appariva inadeguata tanto che stava sempre, non solo figurativamente, almeno due passi dietro Salvini. La seria battuta d’arresto di Salvini nella sua apparentemente irresistibile avanzata si accompagna anche al sorpasso in termini di voti del Partito Democratico sulla Lega che era diventato il primo partito nelle elezioni europee del non lontano maggio 2019. La crescita elettorale del PD, comunque, l’argine effettivo nei confronti della Lega, è quasi sicuramente dovuta anche alla intensa mobilitazione delle “sardine” contro Salvini stesso e la sua propaganda sempre ai limiti delle offese e dell’odio.
Proprio nei luoghi, da Bologna a Parma, dove era nato a suon di “vaffa” indirizzati per lo più contro il Partito Democratico e i suoi dirigenti, il Movimento 5 Stelle registra la sua caduta ai livelli più bassi del consenso elettorale. Paga il prezzo di una leadership nazionale inadeguata e in via di trasformazione, delle sue incertezze se presentarsi o no e se rivendicare o no la (bontà della) sua coalizione di governo con il PD. L’insoddisfazione politica e il desiderio di profondo cambiamento che il Movimento aveva intercettato e interpretato si sono oggi diretti, almeno in Emilia-Romagna, altrove. In buona misura è possibile e corretto sostenere che le sardine hanno saputo cogliere una parte di quella insoddisfazione soprattutto fra molti di coloro che, nell’ampio ambito della sinistra, erano preoccupati, scettici, sconfortati. Le sardine hanno ottenuto un buon successo di mobilitazione, ma adesso il compito diventa più difficile: come organizzare e mantenere la mobilitazione, quale struttura leggera, ma efficiente, costruire?
La mancata “spallata” salviniana e, più in generale, della destra, al governo è una buona notizia per il Presidente del Consiglio e per gli italiani che pensano che la stabilità politica è indispensabile per rimettere in moto l’economia e fare alcune importanti riforme. Con moderazione, il Partito Democratico e il suo segretario possono rallegrarsi senza, però, abbandonare l’arduo compito di costruire una struttura politica più aperta e più capace di includere le diversità della sinistra. Triste sembra, invece, il destino dei Cinque Stelle incapaci di bloccare le ingenti perdite verificatesi anche nel voto in Calabria. Ragionando, dovrebbero cercare di guadagnare tempo restando al governo, rivendicando le loro riforme nella speranza

di Gianfranco Pasquino