LA STABILITÀ DIPENDE DALLE SFIDE REGIONALI

                       Agim Sulaj, Ricchi e Poveri

La stabilità del secondo governo Conte, dopo la vittoria di Bonaccini (PD) nelle elezioni dell’Emilia Romagna, ha segnato un punto significativo a proprio favore, ma trova oggi qualche ostacolo nelle differenti strategie che si manifestano all’interno della maggioranza, soprattutto con riferimento ai dissensi del partito di Matteo Renzi, Italia Viva (reddito di cittadinanza, quota 100, riforma Bonafede della prescrizione). Resta poi l’incognita delle elezioni regionali di primavera, in ben sei regioni a statuto ordinario, Campania, Puglia, Veneto, Liguria, Marche e Toscana, un test piuttosto significativo. Nonostante il respiro di sollievo tirato dal governo dopo il voto emiliano, persiste nelle forze che lo sostengono il timore di un possibile vantaggio di Salvini in questa imminente tornata elettorale. L’esito di queste consultazioni, come di solito avviene in questi casi, soprattutto in presenza di una maggioranza di governo che, stando ai sondaggi, sarebbe minoranza nel Paese, potrebbe determinare ripercussioni, in un senso o in un altro, a seconda delle vittorie e delle sconfitte, sul dibattito politico nazionale. Già il risultato del centrodestra in Emilia, nonostante quello di segno opposto della Calabria, ingenera la percezione di un inizio di inversione di rotta, rispetto all’ondata di successi elettorali registrata negli ultimi tempi dal centrodestra (europee 2019 e regionali precedenti a quelle del 26 gennaio). Salvini ha minimizzato, ostentando entusiasmo per il lusinghiero risultato della lista della Lega, ma la sfida per la guida della Regione l’ha perduta con un saldo negativo piuttosto sensibile (circa l’8%), considerando le aspettative che aveva cercato di suscitare. La sconfitta è secca e costituisce un precedente che proietta una luce di maggiore perplessità sulla possibilità di vincere nelle regioni che devono ancora votare, soprattutto in quelle che, negli anni, si sono rivelate meno facili per il centrodestra. Ma anche le forze di maggioranza attraversano una fase critica. I dissensi e i disagi evidenziati a più riprese da Italia Viva hanno evocato lo spettro della crisi.
In questi giorni, con l’attenzione generale concentrata sulla diffusione del coronavirus, queste polemiche sono state temporaneamente congelate, ma restano le divergenze su temi decisivi per la finanza pubblica, l’economia, le garanzie nel
processo penale. La rilevanza del dissenso di Italia Viva alimenta la sensazione, almeno in chi scrive, che le ragioni non si possano ricondurre ad un mero tatticismo teso ad accentuare la “visibilità” dell’ex premier o alzare il prezzo sulle nomine e ad ottenere una legge elettorale più favorevole, ossia un sistema proporzionale. La posta potrebbe essere più alta, o meglio, le radici del dissenso dagli orientamenti prevalenti del Conte bis potrebbero rivelarsi più profonde. All’origine serpeggia, forse, una questione di adattamento ideale e culturale che si rivela sempre più sofferta e che potrebbe collegarsi all’esigenza di occupare una posizione di moderazione centrista che è comune anche ad altre iniziative e personalità dello scenario politico, da Calenda, alla Carfagna, da Parisi a Rotondi e a Cesa. Una sensibilità e una cultura politica che possono talvolta interagire con le altre, ma sono certamente refrattarie ad una identificazione sic et simpliciter tanto con una destra “sovranista”, stile Salvini-Meloni, quanto con un PD, la cui alleanza con 5 Stelle ne accentui le tendenze verso sinistra. In definitiva un’area politica liberaldemocratica e centrista che corrisponda ad un’opinione diffusa nel Paese, ma che da anni non trova adeguata rappresentazione e che potrebbe, tuttavia, realizzarla, giovandosi non soltanto dell’iniziativa di personalità politiche come quelle menzionate, ma di fermenti e istanze che maturino nella società civile. Ma i tempi di questo processo potrebbero rivelarsi lunghi e implicano il superamento di diffidenze e personalismi. Nell’immediato, tanto a Renzi, quanto agli altri potenziali centristi, non credo gioverebbero elezioni anticipate a breve che sarebbero il probabile epilogo di un’eventuale crisi del Conte bis.

di Alessandro Forlani