Per una nuova consapevolezza europea

                 Brian Stauffer, My Doctors Did

Per una nuova consapevolezza europea

L’ultimo mancato accordo in seno al Consiglio europeo segna uno spartiacque nel processo d’integrazione europea, aprendo un incerto periodo di riflessione sull’essenza stessa dei valori, finalità e spirito che dovranno animare l’azione europea nei nuovi anni ‘20. Qualsiasi decisione che verrà presa avrà profonde ripercussioni nell’immediato futuro di milioni di cittadini. Infatti viviamo tempi straordinari, in cui per la prima volta la nostra generazione è chiamata ad affrontare una tragedia sanitaria planetaria che sta mutando profondamente il nostro stile di vita e il modo di relazionarci con gli altri, a cui l’Unione europea è chiamata a dare risposte all’altezza.
Come autorevolmente ha sollecitato il Presidente Mattarella “sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro continente”, ma per sbloccare questa situazione di stallo occorre costruire una nuova consapevolezza europea.
In generale le conseguenze di questa inedita situazione in cui ci troviamo, infatti, sono scandite dal grado di consapevolezza di cui si da prova collettivamente. Dal punto di vista sanitario, con la stretta osservanza delle misure necessarie per limitare il contagio; dal punto di vista economico con le misure che vengono assunte da parte dei vari soggetti competenti per evitare di essere completamente travolti dalla depressione economica; dal punto di vista sociale con la dovuta consapevolezza che il mondo sta cambiando velocemente sotto i nostri occhi e che difficilmente le relazioni sociali torneranno a breve ad essere quelle di qualche settimana fa.
Dunque consapevolezza dovrebbe divenire in Europa la parola chiave anche dal punto di vista politico. Ad esempio in Italia non si sono prese le misure necessarie per proteggersi fino a quando non ha toccato profondamente la pelle dei cittadini, ritenendo erroneamente che l’epidemia non ci riguardasse direttamente, ma fosse un “virus cinese” lontano da noi. Oggi purtroppo abbiamo dovuto forzatamente prendere consapevolezza che la pandemia riguarda tutti. Lo stesso è successo anche negli altri paesi europei. Fino a qualche settimana fa molti dei nostri partners vedevano l’Italia come l’unico appestato del continente. Ritenevano eccessivi i nostri provvedimenti di contenimento e pochi erano interessati all’adozione di drastiche misure monetarie per contenere i contraccolpi in economie sfiancate dal morbo.
Ancora oggi non tutti i paesi dell’Unione hanno acquisito una omogenea consapevolezza, benché sempre di più si ritrovano a ripercorrere a distanza di qualche giorno il triste percorso già sperimentato nel nord Italia. Solo così si comprende il crescente intervento delle istituzione comunitarie per combattere la guerra al virus, privilegiando l’Italia quale fronte più avanzato dove viene combattuto questo nemico comune, a differenza della rigidità dimostrata da alcuni governi del nord Europa ancora restii ad adottare quelle “indispensabili ulteriori iniziative comuni”. Le stesse istituzioni UE sono state obbligate ad adeguarsi dalla tragicità dei tempi. In pochi giorni la BCE è passata da “non è compito mio” a stanziare centinaia di miliardi; la Commissione ad accordare flessibilità massima sugli aiuti di stato, nel recupero di fondi strutturali inutilizzati, fino a sospendere per la prima volta nella storia l’applicazione del patto di stabilità.
Oggi i governi nazionali sono chiamati dagli eventi ad anticipare quelle scelte consapevoli che dovranno essere approfondite dalla prevista Conferenza sul futuro dell’Europa: trovare soluzioni innovative comuni come forme di debito europeo oppure lasciare flessibilità a strumenti nazionali per fronteggiare una crisi considerata biblica. Dunque non basterà se sempre più stati membri saranno forzati dai fatti ad acquisire la consapevolezza che una pandemia riguarda egualmente loro come tutto il mondo, perché qualsiasi misura straordinaria verrà presa sarà sempre insufficiente se si poggerà unicamente su una constatazione tardiva, nel perenne tentativo di rincorrere il nemico invisibile.
Già in passato, infatti, la questione migratoria o ambientale, tutt’ora ancora aperte, avevano denunciato l’insufficienza delle tradizionali politiche nazionali nel gestire efficacemente questi fenomeni planetari. Oggi sarebbe ridicolo ritenere che il diverso grado di misure nazionali adottate per il contenimento di una pandemia globale siano isolate dalla chiusura di vecchie frontiere geografiche, se non fosse in realtà tragico per gli effetti che una contaminazione di ritorno potrebbe avere nello spirito di qualsiasi nazione.
Allo stesso modo è insensato limitarsi alle scarse competenze sanitarie attualmente attribuite all’Unione europea. Non è più sufficiente continuare ad appellarsi ad una generica solidarietà internazionale o a cercare difficili soluzioni di coordinamento di varie misure nazionali adottate con modalità e tempi diversi benché perseguano lo stesso obiettivo comune.
Come la comunità scientifica agisce congiuntamente per salvare migliaia di vite nella corsa al vaccino, anche l’Europa dovrebbe acquisire la consapevolezza che per sconfiggere un nemico comune occorrono sin dall’inizio strumenti e decisioni comuni. E’ necessario un potere sovranazionale democraticamente responsabile difronte ai cittadini che in specifici settori possa agire e prendere misure per il bene di tutti. In sostanza serve un governo comune europeo che possa adottare scelte anche difficili per tutti i paesi membri, dando prova di quella nuova consapevolezza necessaria all’Europa intera.
Oggi solo uniti ce la faremo. Solo con questa nuova consapevolezza europea si potrà pretendere che l’Unione europea possa fare quel salto di qualità ormai indispensabile.

di Paolo Acunzo

 

Biografia Paolo Acunzo
Nato a Roma nel 1971, padre di due figli, dopo la laurea in Scienze politiche ha conseguito il titolo di Esperto in diritto, economia e politiche dell’Unione europea. Ha lavorato diversi anni a Bruxelles presso il Parlamento e la Commissione europea. E’ stato European Affairs Adviser per diverse organizzazioni. Attualmente rappresenta l’Italia in alcuni comitati tecnici comunitari e tiene le relazioni con istituzioni, agenzie e industrie europee per uno dei principali Enti di Ricerca nazionali. Vice Presidente nazionale del Movimento Federalista Europeo.

Biografia e Immagine dal sito www.eurobull.it